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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

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mercoledì 18 dicembre 2013

La Sinistra europea si affida a Tsipras

La Sinistra europea,l’organizzazione che rag­gruppa la mag­gio­ranza delle forze comu­ni­ste e rosso-verdi del Vec­chio con­ti­nente, ha un candidato per le elezioni del presidente della Commissione europea. Il manifesto, 18 dicembre 2013


Il dado è tratto. Dall’altro ieri il par­tito della Sini­stra euro­pea (Se) ha un can­di­dato alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea: il 39enne lea­der della greca Syriza, Ale­xis Tsi­pras. L’organizzazione che rag­gruppa la mag­gio­ranza delle forze comu­ni­ste e rosso-verdi del Vec­chio con­ti­nente ha chiuso dome­nica il pro­prio con­gresso a Madrid, indi­vi­duando nel poli­tico elle­nico la figura che dovrà con­durla nella sfida elet­to­rale del pros­simo mag­gio. La scelta della Se – che segue quella del Par­tito socia­li­sta euro­peo (Pse), che ha desi­gnato il tede­sco Mar­tin Schulz – è impor­tante, per­ché aiuta a dare un signi­fi­cato dav­vero «euro­peo» all’appuntamento elet­to­rale di primavera.

In realtà, a mag­gio i cit­ta­dini non eleg­ge­ranno diret­ta­mente il suc­ces­sore del con­ser­va­tore por­to­ghese José Manuel Bar­roso: le norme «costi­tu­zio­nali» dell’Unione euro­pea non pre­ve­dono un sistema pre­si­den­ziale. Il numero uno della com­mis­sione – l’esecutivo dell’Ue – è scelto dai capi di governo riu­niti nel con­si­glio euro­peo, che devono obbli­ga­to­ria­mente tenere conto delle ele­zioni del par­la­mento euro­peo. L’eurocamera di Stra­sburgo ha un ruolo non secon­da­rio, per­ché detiene un potere d’investitura: se non con­vince la mag­gio­ranza asso­luta dei depu­tati euro­pei, il pre­si­dente inca­ri­cato dai lea­der nazio­nali deve farsi da parte, e si rico­min­cia da capo. Almeno poten­zial­mente, si tratta di rela­zioni poli­ti­che non così lon­tane da quelle vigenti in una (pur imper­fetta) demo­cra­zia rappresentativa.

Natu­ral­mente, oltre al pre­si­dente ci sono i sin­goli com­mis­sari (i «mini­stri» della Ue), che ven­gono desi­gnati da cia­scun governo nazio­nale: una pro­ce­dura che di fatto impe­di­sce che la com­mis­sione di Bru­xel­les sia poli­ti­ca­mente omo­ge­nea. L’europarlamento ha comun­que un’ulteriore carta da gio­care, per­ché deve con­ce­dere la «fidu­cia» anche alla com­mis­sione nel suo con­giunto: nel caso in cui la sua com­po­si­zione fosse pale­se­mente in con­tra­sto con l’indirizzo poli­tico emerso dalle urne, i depu­tati di Stra­sburgo potreb­bero negargliela.

Den­tro que­sta com­plessa archi­tet­tura isti­tu­zio­nale, lo spa­zio per un’autentica lotta poli­tica è cer­ta­mente molto ridotto, ma la Se appare inten­zio­nata ad occu­parlo. Dalla tri­buna del con­gresso di Madrid il lea­der di Syriza ha sot­to­li­neato la dop­pia sfida che attende la Se: lot­tare con­tro le poli­ti­che di auste­rità, «minac­cia per i popoli d’Europa», e con­tro l’estrema destra, «un peri­colo per la demo­cra­zia». Pro­prio secondo l’esempio della Gre­cia, dove la for­ma­zione di Tsi­pras con­tra­sta sia il governo di «grande coa­li­zione» fra i con­ser­va­tori del pre­mier Anto­nis Sama­ras e i socia­li­sti, sia i neo­na­zi­sti di Alba dorata. Fra le idee-forza della Se, il neo­can­di­dato ha ricor­dato la tra­sfor­ma­zione della Banca cen­trale di Fran­co­forte in un pre­sta­tore di ultima istanza per gli stati Ue (come le nor­mali ban­che cen­trali), la lotta con­tro l’elusione fiscale, un «new deal» per com­bat­tere la disoc­cu­pa­zione e una diversa gestione della crisi dei debiti sovrani. Nella piat­ta­forma finale votata dai dele­gati com­pa­iono anche il «no» al Trat­tato di libero scam­bio Ue-Usa e alla pri­va­tiz­za­zione delle risorse natu­rali, e l’introduzione del diritto al refe­ren­dum su scala europea.

Men­tre la nomina di Tsi­pras non ha incon­trato osta­coli, la rie­le­zione alla pre­si­denza della Se del fran­cese Pierre Lau­rent (segre­ta­rio del Pcf) ha sca­te­nato malu­mori interni. Dovuti a que­stioni che di euro­peo hanno pochis­simo, essendo tutte interne alla sini­stra tran­sal­pina: il Par­tie de gau­che dell’ex can­di­dato pre­si­den­ziale Jean-Luc Mélen­chon ha annun­ciato la pro­pria auto­so­spen­sione dall’organizzazione con­ti­nen­tale in pole­mica con la ricon­ferma di Lau­rent. Motivo: il Pcf e il movi­mento di Mélen­chon sono ai ferri corti per le muni­ci­pali del pros­simo marzo, causa l’alleanza dei comu­ni­sti con i socia­li­sti del pre­si­dente Hol­lande. Un «effetto col­la­te­rale» delle assise di Madrid, che rischia di ren­dere arduo il cam­mino della Se in uno stato-chiave come la Fran­cia. Come se già non bastasse, a com­pli­care la mis­sione di Tsi­pras, la debo­lezza strut­tu­rale della Se nei Paesi dell’Europa centro-orientale, dove, con la sola ecce­zione della Repub­blica ceca, rac­co­glie per­cen­tuali da pre­fisso tele­fo­nico o è com­ple­ta­mente assente. Senza dimen­ti­care, ovvia­mente, l’Italia, dove la lista col­le­gata alla Se dovrà fare i conti con lo sbar­ra­mento al 4%.
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