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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

domenica 22 dicembre 2013

I rottamatori dell'articolo 18

Mario Melloni (l'indimenticabile "Fortebraccio") li avrebbe chiamati "lorsignori". Oggi guidano il più grande partito della "sinistra" italiana. Il manifesto, 22 dicembre 2013

Ai tempi del governo Monti, nel momento di mag­gior pole­mica sull’articolo 18 dello sta­tuto dei lavo­ra­tori, fu il pre­si­dente degli indu­striali Gior­gio Squinzi a get­tare acqua sul fuoco («la licen­zia­bi­lità dei dipen­denti è l’ultimo dei nostri pro­blemi»). Oggi, invece, con balzo felino, Squinzi sale sul carro di Renzi, il poli­tico ten­tato da una revi­sione dell’articolo 18, peral­tro modi­fi­cato pro­prio dal tan­dem Monti-Fornero. Così l’appello di Lan­dini a Renzi («Fai una cosa intel­li­gente, ripri­stina l’articolo 18») sem­bra desti­nato a rima­nere inascoltato.

Sul carro ren­ziano è da sem­pre ben piaz­zato Oscar Fari­netti, un cam­pione del made in Italy ali­men­tare. Inter­vi­stato dal Fatto, l’imprenditore che ogni sera offre le sue ricette (pur­troppo poli­ti­che) da tutti i talk-show tele­vi­sivi, ha chia­rito il suo pen­siero. Secondo lui la tutela dal licen­zia­mento ille­git­timo andrebbe abo­lita per­ché in realtà l’articolo 18 è solo un grande scudo die­tro il quale si ammassa l’esercito dei fan­nul­loni: «Il lavoro garan­tito per chi non ha voglia di lavo­rare è un delitto». E i sin­da­cati? «Sono un impe­di­mento di sicuro». Basta e avanza, e non c’è nep­pure biso­gno di aprire l’imbarazzante capi­tolo delle per­qui­si­zioni cor­po­rali subite dai suoi dipen­denti per veri­fi­care che, a fine turno, non si met­tano in tasca qual­che fet­tina di prosciutto.



Natu­ral­mente la cop­pia Renzi-Farinetti non è la prima e non sarà l’ultima che mal sop­porta il sin­da­cato, che pre­fe­ri­rebbe avere mano libera sui licen­zia­menti, che mette sullo stesso piano padrone e ope­raio, che rac­conta la favola del merito, come fos­simo tutti uguali, tutti impren­di­tori di noi stessi. Il libe­ri­smo come la falsa coscienza sono la merce che oggi vende di più. Basta non esa­ge­rare pre­ten­dendo pure di essere con­si­de­rati lea­der (o impren­di­tori) di sinistra
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