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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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martedì 24 dicembre 2013

Città antica e sobborghi moderni

Una pagina indimenticabile dal libro del fondatore dell’etologia scientifica, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, (Adelphi, Milano 1974). Con postilla

Basta confrontare con occhi spassionati il vecchio centro di una qualsiasi città tedesca con la sua periferia moderna, oppure quest’ultima, vera lebbra che aggredisce le campagne circostanti, con i piccoli paesi ancora intatti. Si confronti poi il quadro istologico normale con quello di un tumore maligno, e si troveranno sorprendenti analogie! Se consideriamo obiettivamente queste differenze e le esprimiamo in forma numerica, anziché estetica, constateremo che si tratta esattamente di perdita di informazione.

La cellula neoplastica si distingue da quella normale principalmente per aver perduto l’informazione genetica necessaria a fare di essa un membro utile alla comunità di interessi che rappresentata dal corpo. Essa si comporta come un animale monocellulare o, meglio ancora, come una giovane cellula embrionale: è priva di strutture specifiche e si riproduce senza misura e senza ritegni, con la conseguenza che il tessuto tumorale si infiltra nei tessuti vicini ancora sani e li distrugge. Tra l’immagine della periferia urbana e quella di un tumore esistono evidenti analogie: in entrambi i casi vi era uno spazio ancora sano in cui erano state realizzate una molteplicità di strutture molto diverse, anche se sottilmente differenziate fra loro e reciprocamente complementari, il cui saggio equilibrio poggiava su un bagaglio di informazioni acquisite nel corso dei secoli: laddove nelle zone devastate dal tumore o dalla tecnologia moderna il quadro è dominato da un esiguo numero di strutture estremamente semplificate.

Il panorama istologico delle cellule cancerogene, uniformi e poco strutturate, presenta una somiglianza disperante con la veduta aerea di un sobborgo moderno e con le sue case standardizzate, frettolosamente disegnate da architetti privi ormai di ogni cultura”.

postilla
Lo sguardo dell’etologo vede la città da un punto di vista particolare. Descrive la città, l’habitat della società umana, da un punto di vista che non può essere trascurato. Coglie un aspetto che,oltre a rivelare i danni prodotti nei secoli recenti, rivela la dimensione immane del lavoro di chi voglia impedire che la città antica sua circondata da una proliferazione maligna di sobborghi disumani Lorenz denuncia è l’habitat dell’uomo progettato e costruito dove hanno trionfato il gioco perverso dell’appropriazione privata della rendita urbana e l’incapacità della società di farsi governo collettivo delle trasformazioni del territorio. Per fortuna esistono, nella storia della città antica (e della cultura e dalla pratica dell'urbanistica contemporanea) elementi che possono aiutare a costruire una città diversa da quella denunciata da Lorenz. E forse, a guardar bene dentro l’ammasso informe di quelle metastasi, si può riuscire scorgere i germi di un nuovo habitat della società, in grado di renderlo diverso da quello della rendita e dell’individualismo esasperato.
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