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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 21 novembre 2013

Perché e come contrastare il consumo di suolo

Intervento al convegno: "Regole per il buon governo. La riforma della legge regionale sul governo del territorio", organizzato dalla Regione Toscana, Firenze, 20 novembre 2023

Il convegno è stato organizzato per esporre e discutere i contenuti della propota di legge  recentemente approvata dalla giunta regionale e sottoposta al voto del Consiglio, dopo gli interventi del Presidente della Regione, Enrico Rossi, e dell'assessore all'urbanistica Anna Marson sono intervenuti nelle diverse sessioni:  Marco Cammelli, Alberto Chellini, Edoardo Salzano, Salvatore Lo Balbo, Gampiero Maracchi, Vezio De Lucia, Giovanni Caudo, Gianfranco Venturi, Paolo Maddalena, Raffaele Potenza, Massimo Morisi, Raffaella Mariani.  Dopo i numerosi interventi nelle varie sessioni  ha concluso Anna Marson .


PERCHE' E COME CONTRASTARE
IL CONSUMO DI SUOLO


Il tempo che è stato concesso ai nostri interventi mi obbliga a essere sintetico, perciò in buona parte apodittico. Spero che questo non nuoccia alla chiarezza.


Il suolo è un bene prezioso, oggetto di utilizzazioni molteplici


Perché è necessario contrastare il consumo di suolo? Credo che in primo luogo occorra assumere piene consapevolezza del fatto che il suolo è un bene prezioso per ciò che esso è, per le sue caratteristiche proprie:

- è la pelle del pianeta, il substrato delle comunità biologiche, l’infrastruttura materiale della vita,
- è il palinsesto della storia delle civiltà umane,
- è l’habitat della società umana, il suo sistema insediativo

Da queste sue caratteristiche discendono le molteplici potenziali utilizzazioni del suolo per la razza umana:

- il ciclo della biosfera,
- il deposito di risorse naturali utili all’uomo
- la produzione degli alimenti,
- l’habitat dell’uomo,
- la testimonianza e l’insegnamento della storia delle civiltà

Le trasformazioni della civiltà umana hanno prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, un pesante processo di trasformazione che ha privilegiato, rispetto alle altre utilizzazione, quella finalizzata all’uso del suolo come habitat dell’uomo nella forma dell’urbanizzazione: abbiamo inventato e progressivamente esteso la città, che è divenuta al tempo stesso gloria e dannazione della civiltà umana.

Oggi constatiamo che il suolo si sta gradatamente ma velocemente trasformando in quella che Antonio Cederna definiva la “repellente crosta di cemento e asfalto” .

Il ruolo della rendita

Decisivo in questo mortifero processo sono stati due elementi:
- la mancata consapevolezza di consapevolezza del valore del suolo come bene (come patrimonio da gestire con parsimonia), e non come merce
- il ruolo che ha via via assunto la rendita urbana: più precisamente, la sua appropriazione privata

La potenzialità economica della rendita nell’economia capitalistica borghese, e soprattutto in quella post-borghese, ha escluso, ed esclude via via più decisamente, gradualmente le altre possibili utilizzazioni (oltre a cancellare quella che io definisco la “città dei cittadini”: quella cioè finalizzata al ben-essere e ben-vivere dei suoi abitanti)

Come contrastare

Per contrastare il consumo di suolo dobbiamo tener conto che esso ha molte forme

- il land grabbing, cioè l’accaparramento dei terreni e del loro uso da parte di poteri esterni alle comunità locali
- l’asservimento della produzione agricola al ciclo energivoro dell’economia opulenta, mediante la produzione esclusiva di biomasse
- la distruzione materiale della naturalità, della bellezza e della storia mediante, cioè la sostituzione della pelle del pianeta con la "repellente crosta di cemento e asfalto".

E’ su quest’ultimo aspetto che vorrei soffermarmi, tenendo conto che non è l’unico, che tutti vanno combattuti e che solo una visione complessiva può consentire il formarsi le alleanze necessarie per vincere. 

Il punto di svolta

Mi pongo una prima domanda: Quando il consumo di suolo è diventato un problema, un aspetto rilevante dei processi di degrado dell’ecosistema planetario che già la cultura ecologista aveva denunciato?

Il punto di svolta è stato rappresentato dagli orribili anni 80, le cui prime radici si sono potute vedere in Italia nelle "controriforme" del decennio precedente. 

Ecco le cinque parole chiave del degrado:
1. La “perequazione”, intesa e praticata come spalmatura dell’edificabilità
2. l’invenzione dei “diritti edificatori”, termine fino ad allora completamente estraneo sia al linguaggio corrente che al mondo del diritto e a, teorizzata e praticata nel PRG di Roma targato Rutelli e Veltroni
3. la "vocazione edilizia" come attributo del suolo,
4. il "trionfo della rendita urbana, magistralmente analizzata da Walter Tocci
5. l’abbandono della pianificazione, il cui emblema e stato costituito dalla la legge di Maurizio Lupi.

Il punto di svolta è stato insomma determinato dall’onda globale del neoliberismo aggravata nella sua versione italiana a causa di due elementi nostrani
- il ruolo della rendita nel nostro paese
- la debolezza della pubblica amministrazione dello stato unitario

Abbiamo capito tardi

Mi pongo una seconda domanda: perché la gravità del fenomeno è stata avvertita così tardi?

E’ una domanda che mi pongo da quando, nel 2004, abbiamo cominciato a preparare la prima edizione della Scuola di eddyburg e ci siamo accorti che cultura, politica e amministrazioni non consideravano lo sprawl un grave pericolo da combattere. Mi sono convinto che questo ritardo sia addebitabile soprattutto a 4 cause:

1. L’egemonia conquistata dall’ideologia della crescita indefinita (lo “sviluppismo”)
2. La decadenza della politica e il suo appiattimento sul giorno per giorno,
3. La distrazione della gran parte dei saperi specialistici dagli aspetti propri della pianificazione delle città e del territorio
4. Il prevalere nell’accademia della formazione di tecnici per la gestione dei processi in atto (facilitatori) anziché di intellettuali dotati di spirito critico e quindi propositori di strade alternative

Le cose sono cambiate

Oggi il “No al consumo di suolo” è diventato uno slogan di massa: il peggioramento delle condizioni materiali, i risultati del saccheggio in nome della rendita hanno suscitato reazioni estese di protesta e di puntuale proposta alternativa

Ma “No al consumo di suolo” è diventato anche una parola passepartout, come è accaduto per le parole sostenibilità, sviluppo, e perfino con la parola democrazia.

Dobbiamo porre la massima attenzione attenti ai falsi profeti, ai lupi mascherati da agnello.

Grande confusione sul “che fare”

Le commissioni parlamentari sono affollate di proposte legislative, alcune chiaramente volte a convalidare le scelte perverse che hanno causato il saccheggio del territorio, altre semplicistiche e velleitarie, altre infine mutuate da esperienze di altri paesi il cui contesto è profondamente diverso dal nostro. 

La confusione non è un buon segno, perché allontana dalla buona soluzione. Eppure la situazione e gravissima ed è urgente dire “stop al consumo di territorio nella pratica

Molto si può già fare, a tutti i livelli. Ma a tutti i livelli è in primo luogo necessario disporre di:
- una visione strategica, quindi alternativa rispetto alla miopia prevalente oggi
- un dispositivo che leghi tra loro i diversi livelli di governo: le istituzioni della Repubblica, stato, regioni, province e città metropolitane, comuni.
-l’attivazione di procedure che consentano di dare voce informata e consapevole al “popolo sovrano”, coinvolgendolo nel processo di decisione

A livello comunale

Molte esperienze di autocontenimento del consumo di suolo con gli strumenti della pianificazione urbanistica: Il Prg di Napoli del 2004 e, in Toscana il piani di Lastra a Signa e quello di Sesto fiorentino nel 2004 e 2005: ma ce ne sono certamente altri.

A livello regionale

Due parole sulla proposta di modifica della legge 1/2005 approvata dalla giunta regionale della Toscana
Un testo che mi sembra esemplare soprattutto per tre aspetti:

1. assegna priorità alla tutela e al riconoscimento del valore del patrimonio comune rispetto alle trasformazioni. Voglio sottolineare che questo “riconoscimento” postula un massiccio impiego di lavoro in tutti i settori connessi alla manutenzione del suolo
2. esprime in termini chiari le buone intenzioni confusamente espresse nella legge precedente e, soprattutto, le traduce in dispositivo efficace e tassativo
3. pone in termini corretti e produttivi l’integrazione delle competenze dei vari livelli di governo: il tema complesso ma decisivo di un’interscalarità nel processo delle decisioni che corrisponda alle differenti scale di rilevanza degli aspetti del territorio e del loro governo

E’ un testo normativo che merita di essere indicato come modello per ogni legge regionale in materia e di essere assunto (soprattutto per le sue definizioni) come matrice di una nuova legislazione nazionale

A livello nazionale

Ma è certamente necessario un intervento normativo a livello nazionale, non solo perché non tutta l’Italia è come la Toscana Lo ha ruicordato con efficacia Marco Cammelli) ma anche perché ci sono nodi che solo a livello della Repubblica possono essere risolti. 

Per tutelare il territorio non urbanizzato, a livello nazionale si dovrebbe:

1.  stabilire regole valide per tutte le regioni – del centro, del nord e del sud - avvalendosi delle competenze statali in materia di paesaggio. Già lo proponemmo come amici di eddyburg nel 2005, e le nostre proposte furono riprese anche nel testo elaborato dall’on. Raffaella Mariani.
2. applicare le leggi esistenti, e procedere tempestivamente alla individuazione delle “linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione", come prescrive il Codice del paesaggio.
3.  ribadire il principio che l’edificazione è una facoltà che appartiene alla collettività e alle sue rappresentanze democratiche ( ripartendo da Piero Bucalossi) e fare piazza pulita con le teorie e le pratiche dei “diritti edificatori” e delle connesse compensazioni e perequazioni. Tocchiamo qui il nodo del contenuto del diritto proprietario, sul quale altri parleranno con maggiore competenza e autorità
4. Ultimo ma non marginale impegno, si dovrebbe affrontare la questione della formazione di una pubblica amministrazione competente, motivata, autorevole, in assenza della quale nulla di serio e di durevole si potrà fare nel territorio. Non mancano spese da rivedere in altri settori, come quelli delle rendite immobiliari e finanziarie e della produzione di armi.

Noi e il mondo

Un’ultima considerazione. Nel contrastare o meno il consumo di suolo dobbiamo tener presente che le nostre scelte coinvolgono orizzonti più ampi.

La corsa all’urbanizzazione dei paesi del terzo mondo, promossa e incentivata dalle agenzie internazionali, avviene utilizzando i modelli offerti dal la civiltà dominante. Dobbiamo essere capaci non tanto di proporre modelli alternativi a quelli correnti, ma di fornire l’esempio di logiche e strategie rispettose dei patrimoni e delle identità locali. La legge della Toscana è un prezioso insegnamento a questo proposito. L’augurio e la speranza sono che la proposta divenga subito efficace, e che essa apra la strada a quel nuovo modello di sviluppo di cui il Presidente della Regione ha cosi calorosamente parlato.

Vedi qui la presentazione della legge da parte dell'assessore Marson e il link al resto della proposta approvata dalla Giunta regionale
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