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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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sabato 9 novembre 2013

I cento commercianti contro la Super-Ikea

L'ennesimo scontro globale locale sull'insediamento della grande distribuzione, letto come misera baruffa di interessi di bottega, e probabilmente percepito come tale anche dai protagonisti. Corriere della Sera, 9 novembre 2013


«Non fateci chiudere». Battaglia tra la Confcommercio milanese e l’Ikea sull’insediamento di un nuovo centro commerciale a Rescaldina, a 30 chilometri da Milano e a 5 da Legnano: 74 mila metri quadrati di cui 22 mila destinati ad ospitare mobili e arredamenti della ditta scandinava e gli altri 52 mila finalizzati a realizzare una galleria che offrirà differenti merceologie. I negozianti: overdose di centri commerciali. Possiamo già chiamarla la battaglia di Rescaldina perché il conflitto che si è aperto tra la Confcommercio milanese e l’Ikea è di quelli destinati a segnare quantomeno una stagione. La querelle verte sull’insediamento di un nuovo centro commerciale nel comune di Rescaldina a 30 chilometri da Milano e a 5 da Legnano. Si parla di 74 mila metri quadrati di cui 22 mila destinati a ospitare mobili e arredamenti della ditta scandinava e gli altri 52 mila finalizzati a realizzare una galleria commerciale che offrirà differenti merceologie. È il nuovo format dell’Ikea che ha visto una prima realizzazione a Villesse, in provincia di Gorizia e a ridosso della autostrada A4 e ora sbarca nell’Alto Milanese per poi puntare su Brescia. Rischiando di creare però quella che i commercianti denunciano come «un’overdose di centri commerciali» perché sull’asse Rho-Gallarate ne esistono già 13 oltre a un altro centro shopping sempre nel territorio di Rescaldina che occupa 46 mila metri quadri.

La contestazione dei progetti svedesi è iniziata ieri con un’assemblea di un centinaio di commercianti a Legnano e con la presenza di un paio di sindaci della zona, assessori e consiglieri regionali. Ma siamo solo all’inizio, da qui alla fine di novembre ne sono previste altre due a Saronno e Gallarate sempre con la regia dell’associazione che fa capo a Carlo Sangalli. Oltre ai danni che il centro Ikea provocherebbe per il tessuto dei dettaglianti costretti a chiudere i battenti, nel corso dell’assemblea è stato denunciato «un consumo di suolo di ulteriori 280 mila metri quadrati sottratti al verde e all’agricoltura in un’area già fortemente urbanizzata». La Confcommercio contesta anche i dati sull’occupazione, secondo il suo ufficio studi per 840 nuovi posti di lavoro creati con l’insediamento Ikea se ne distruggerebbero 1.085 nelle piccole imprese della zona e quindi il saldo sarebbe negativo.

La battaglia di Rescaldina scoppia in una congiuntura drammatica per il settore del commercio, la contrazione dei consumi ha messo in gravissima difficoltà i piccoli esercenti ma ha creato problemi anche ai centri commerciali. Non è un caso che le nuove aperture siano quasi esclusivamente da parte di operatori specializzati come Ikea, Decathlon o LeroyMerlin mentre i punti vendita generalisti soffrono e non pensano certo di espandersi. Se a Rescaldina si pensa di varare una nuova galleria commerciale lo si fa solo in virtù del traino Ikea perché altrimenti non avrebbe speranze di audience. Il tempo dello sviluppo esagerato dei centri commerciali in realtà è già terminato, il consumatore privilegia gli acquisti frazionati e non più la «spesona» e ovviamente questa tendenza al ribasso colpisce in primo luogo gli ipermercati. È vero poi che in Lombardia la grande distribuzione è cresciuta più che in altre regioni (ha una quota di mercato attorno al 70%) e l’orientamento programmatico della giunta regionale di centrodestra è considerato nettamente a favore dei Piccoli.

L’Ikea per ora non ha intenzione di replicare direttamente, ha affidato all’università di Castellanza uno studio sull’impatto del nuovo insediamento e quindi si appresta a una battaglia a colpi di slide e che non potrà non avere risvolti politici. Si sa che l’investimento sarà di 250 milioni di euro e che gli 840 saranno i soli posti di lavoro diretti ai quali va aggiunto il potenziale indotto. L’operazione non sarà tutte sulle spalle degli svedesi ma sono previsti dei partner immobiliari che si suddivideranno, ad esempio, i costi di realizzazione di nuove infrastrutture di viabilità stimati in 25 milioni. Per andare avanti sarà necessario però quello che in gergo si chiama un accordo di programma che dovrebbe prevedere le varianti urbanistiche, la licenza di vendita e l’assetto della nuova viabilità e alla fine richiederebbe le firme dei sindaci dei due comuni coinvolti (Rescaldina e Cerro Maggiore), della Regione e della Provincia di Milano. Se tutto dovesse filare liscio questo documento potrebbe vedere al luce non prima della primavera 2015 mentre per l’inaugurazione del centro bisognerebbe comunque attendere il 2018. Come si può arguire dalle date l’investimento guarda lontano ed è considerato strategico dai manager Ikea. Ma mentre sul fronte dei commercianti trapela come ipotesi di mediazione un ridimensionamento del progetto (solo il magazzino Ikea e niente galleria commerciale), l’azienda scandinava non sembra disposta a esaminare subordinate. O tutto o niente, ma siamo solo alla prima puntata.
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