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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

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mercoledì 13 novembre 2013

Hines rilancia il progetto Cerba “Nuova proposta entro fine anno”

Ritorna sotto non troppo mentite spoglie, il progettone di Ligresti/Veronesi, fiore avvelenato all'occhiello del centrodestra ereditato dal centrosinistra. La Repubblica Milano, 13 novembre 2013, postilla (f.b.)

La dead line è il 31 dicembre. Una data entro la quale «Visconti srl presenterà sicuramente al Comune il progetto per l’area Cerba», ha assicurato Manfredi Catella, amministratore delegato di Hines Italia, la società che si è assunta l’onere di sviluppare l’opera. E di far diventare realtà il “Centro europeo di ricerca biomedica avanzata” nel Parco Sud tanto sognato da Umberto Veronesi. Si riaccendono i riflettori sul Cerba: dopo il braccio di ferro a giugno tra Palazzo Marino e i curatori fallimentari dei terreni di Ligresti — chiesero di costruire un centro commerciale, il Comune disse no — ieri il numero uno di Hines ha annunciato che il piano per il polo scientifico è in via di definizione e che sarà presentato entro l’anno. Con alcune modifiche: il progetto, prima unitario, «ora è stato suddiviso per lotti, che coincideranno con i singoli istituti », ha spiegato Catella. L’obiettivo sarebbe quello di suddividere l’opera in “porzioni”, in modo da dilazionare i 92 milioni di euro di oneri di urbanizzazione che devono essere versati a Palazzo Marino per permettere alle ruspe di mettersi al lavoro.

L’Accordo di programma per la realizzazione del Cerba nei terreni di Ligresti accanto allo Ieo è stato firmato nel 2007. La strada - un’opera da 1,3 miliardi di euro, con 300mila metri quadri di edificazione e altrettanti di parco - è stata però sin da subito accidentata, soprattutto a causa del crac nel 2012 di Imco e Sinergia, le due immobiliari proprietarie dei terreni. Il 7 ottobre Visconti srl (società costituita ad hoc dalle banche creditrici di Ligresti, con Unicredit capofila) ha presentato al Tribunale il concordato per Imco: la proposta venerdì scorso ha incassato l’ok del comitato dei creditori, e adesso attende l’approvazione del giudice. Il concordato prevede che i terreni di Imco (tra cui quelli del Cerba) confluiscano in un fondo che sarà gestito da Hines Italia, a cui è stato affidato il compito di sviluppare il progetto.

Di qui, le modifiche che si vorrebbe apportare al progetto prima di far partire i lavori: oltre alla dilazione sugli oneri, l’ipotesi sarebbe quella di realizzare attorno al polo non un parco attrezzato (come previsto cinque anni fa) bensì agricolo, per risparmiare sulla manutenzione. L’ideazione dell’ipotesi è stata affidata allo studio Gregotti, che starebbe anche valutando i cambiamenti da fare al progetto immobiliare (firmato dallo studio Boeri) qualora la realizzazione per lotti ricevesse l’ok. Già, perché tutte le modifiche al piano originale oltre a dipendere dall’approvazione del concordato, devono incassare l’ok di Comune, Regione e Provincia, che nel 2007 hanno firmato l’Accordo di programma. Ed è proprio su questo che, ancora una volta, il Cerba rischia di arenarsi: il 5 novembre Visconti srl ha inviato a una lettera alle istituzioni per illustrare il concordato e chiedere il «sollecito riavvio delle procedure di revisione dell’Accordo». Dal Comune però arriva cautela: «Non abbiamo ricevuto ancora nessuna proposta e, per questo, non credo sia corretto commentare queste ipotesi di modifica se non negli ambiti competenti — dice l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris — . In ogni caso, se queste indiscrezioni fossero confermate, ricordiamo che alcune tra queste proposte erano già state bocciate a giugno »

postilla

Pare tristemente indicativo che in una delle città dove più pervicacemente si è perseguita la famigerata logica dei diritti edificatori, creati ad hoc e poi traslocati qui e là a seconda delle esigenze e vantaggi di chi conta, a nessuno sia mai venuto in mente che anche un progettone come il Cerba (sempre che si confermi la legittimità del piano) potrebbe virtuosamente seguire il percorso originario di questa pratica. Ovvero, come ci ha spiegato su questo sito Cristina Gibelli, di uso proprio e corretto dello strumento, a tutela di superfici del tutto inadatte alla trasformazione urbana, trasferendo i volumi altrove. E la greenbelt del Parco Sud è esattamente uno di questi posti inadatti, indipendentemente dallo sponsor scientifico, dai costruttori coinvolti, dallo studio di progettazione incaricato (f.b.)
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