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Monica Frassoni
Buon senso clandestino
5 Ottobre 2013
Articoli del 2013
Tre articoli di Alessandro Dal Lago, Marco Rovelli e Monica Frassoni , dal
Tre articoli di Alessandro Dal Lago, Marco Rovelli e Monica Frassoni , dal

manifesto del 5 ottobre 2013, svelano l'ipocrisia e la disinformazione delle proposte e dei commenti di chi malauguratamente ci governa a proposito dell'ennesima strage di migranti "clandestini"


PREMIO NOBEL DELL'IPOCRISIA
di Alessandro Dal Lago

Per quello che è successo a Lampedusa non ci sono aggettivi. Ma le cose che si sentono in queste ore fanno venire la nausea. Non parlo della Lega, che come sempre merita solo silenzio. Parlo di quell'onda di untuosità, ipocrisia e smemoratezza che ci sta sommergendo. Come se l'Italia, l'Europa e l'Occidente volessero passare una mano di calce su una realtà di cui sono responsabili, ma che non ammetterebbero mai, perché in tal caso non potrebbero che auto-accusarsi.

Che significa proporre Lampedusa per il Premio Nobel per la pace, come Alfano sulla scia di Berlusconi? Con tutta l'ammirazione che possiamo provare per i singoli cittadini che si tuffano in mare per salvare i migranti, come è avvenuto tante volte in questi anni, in Sicilia o in Puglia, è evidente che la proposta di Alfano mira a una bella auto-assoluzione dell'Italia e, indirettamente, dei suoi brillanti governi.

Si dice che alcuni pescherecci abbiano ignorato l'incendio che ha preceduto l'affondamento del battello. E perché? Perché una norma del Testo unico sull'immigrazione prevede il sequestro delle barche che soccorrono i migranti, in quanto si renderebbero responsabili del «favoreggiamento» dell'immigrazione clandestina. Una norma ignobile, disumana, che espone i pescatori al rischio di perdere imbarcazione e lavoro (e che va a eterna vergogna di chi l'ha concepita).

Ora, chi sono i responsabili? I pescatori o chi ha inventato le norme sui respingimenti, cioè Bossi, Fini e i loro consiglieri? Per fortuna, Fini è scomparso nel nulla e Bossi giù di lì. Ma con che faccia quelli del Pdl blaterano di premi Nobel e vergogna, dopo che hanno varato loro, anni fa, la Bossi-Fini?

Ma non sono i soli a dar priva di amnesia. Quello di Lampedusa è il terzo caso di naufragio con strage di massa nel Mediterraneo. Il primo avvenne a fine dicembre 1996, quando una carretta maltese si scontrò con la nave Yohan, da cui stava trasbordando dei migranti, e colò a picco portando con sé quasi trecento esseri umani. Ci vollero anni perché la verità, raccontata all'inizio solo da questo giornale, emergesse. L'anno dopo, la Kater i Rades affondò con un'ottantina di persone, perché entrata in collisione con la corvetta italiana Sibilla, che stava procedendo a una manovra di dissuasione, cioè stava impedendo alla nave albanese di proseguire verso l'Italia con il suo carico di profughi. I due capitani, quello albanese e il comandante italiano, furono condannati a pochi anni di prigione. Ma nessuno si è mai sognato di chiamare in causa chi aveva organizzato l'operazione «Bandiere bianche», che aveva lo scopo di tener lontano gli albanesi dai nostri "sacri confini", per usare una nota espressione di Beppe Grillo. E chi c'era al governo allora, se non Romano Prodi e un buon numero di esponenti dell'attuale Pd?

Ed eccoci all'ecatombe dell'altro ieri. Qualcuno ci spiegherà prima o poi come è possibile che un barcone con centinaia di persone a bordo traversi il Canale di Sicilia, e arrivi fino a poche centinaia di metri da Lampedusa, in una zona di mare sorvegliata da radar, satelliti e battelli militari di ogni tipo, senza che nessuno, tranne uno o due barche da diporto, se ne accorga. Con tutta la paranoia pubblica e ufficiale che circonda la sorveglianza dei nostri confini, il fatto è inspiegabile. E temiamo che resterà tale.

Ma la questione essenziale è che, finché migranti e profughi saranno costretti alle ventura in mare, questi naufragi si ripeteranno. Ma non perché non funziona Frontex, ma esattamente perché c'è Frontex. Questa bella trovata della burocrazia europea non ha il compito di proteggere i migranti, ma, esattamente, di tenerli lontani - e cioè di rafforzare la clandestinità a cui i migranti sono costretti e che ne ha portato 20.000 ad annegare nel Canale di Sicilia e nel resto del Mediterraneo. È un circuito infernale. Leggi come la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini hanno sempre avuto lo scopo di impedire l'accesso legale dei migranti in Europa, con i respingimenti, le norme draconiane sul favoreggiamento e i Cpt o Cie. Chi ha di fronte a sé la prospettiva della morte in guerra o per fame non può che tentare la via del mare. È vero che scafisti e canaglie d'ogni genere li traghettano a pagamento verso l'Europa. Ma smettiamo di considerare responsabili solo loro. Il gangsterismo americano degli anni Venti fu un effetto del proibizionismo e non viceversa.

Se vogliamo che queste stragi finiscano permettiamo ai profughi e migrati di trovare una possibilità da noi. Facciamoli entrare legalmente. Non sono milioni, come blaterano i paranoici e i leghisti. Sono centinaia di migliaia di esseri che ci chiamano. E noi, i civili europei, siamo cinquecento milioni di

sordi.


IL NEGAZIONISMO DEI NOSTRI TEMPI
di Marco Rovelli

Una barca a fuoco in mezzo al mare, un mare pavimentato di morti che vengono a galla. Il tremendo è qui, ora. Un'immagine che si fatica persino a dire apocalittica, ché di fronte ad essa si può solo fare silenzio. Tutto il resto è schiuma, parole balbettate per articolare lo sgomento. Ma il silenzio è una virtù non praticata, in questo tempo, che è il tempo del troppo pieno.

Siamo incapaci di fermarci di fronte a quei corpi dilaniati dal fuoco e dall'acqua, incapaci di ascoltarli. Non è il tempo del rispetto, questo, né della vergogna (e su questo mi trovo per una volta concorde con le parole di un prete di alto rango). Se fossimo capaci di silenzio, rispetto e vergogna, sapremmo che quel massacro che ci affiora oggi davanti agli occhi è un massacro costante, continuo, cadenzato, che fa del Mediterraneo il cimitero più popolato del nostro mondo. Ma preferiamo non vedere, negare. Sì, siamo negazionisti: sui nostri mari c'è una "tempesta devastante" (una shoah, appunto) e noi fingiamo - con gli occhi, con il cuore - che nulla accada. Quei pescatori che non si fermano mentre ci sono uomini che affogano non sono mostri. Lo fanno perché rischiano di vedersi sequestrata la barca per colpa di una legge assassina. Si limitano a obbedire alla legge. Non sono mostri, sono come noi: sanno, e fingono di non sapere, perché la legge li ha ridotti a pensare solo alla propria salvezza.

Poi ci sono quelli di noi (e uso "noi" per designare i cittadini italiani, per quanto non senta con molti di loro alcuna comunanza) che rivendicano con orgoglio la propria ferocia. In rete, ad esempio, all'apparire della notizia, sono subito cominciati a fioccare parole come neve che cade dal cielo già marcita. Gente che non riesce a far spazio all'umano, mai - che non sa, con ogni evidenza, conoscersi in quanto umana. Gente che si scaglia, ad esempio, contro il buonismo dell'Italia: ma quale buonismo? Fingono di non vedere che abbiamo la legge più repressiva ed escludente, quella legge firmata da quei due trapassati della politica che sono Bossi e Fini? Entrare regolarmente in Italia è un'impresa improba, più che altrove in Europa. I tribunali sono affollati di processi per il reato di clandestinità. Il sistema repressivo fondato sui Cie non funziona, è solo una spesa enorme senza risultati. L'accoglienza nei confronti dei rifugiati è inesistente. Del resto per i migranti eritrei, che erano una parte cospicua del barcone dei cinquecento, l'Italia è solo un paese di transito: è a nord che vogliono andare, l'Italia a chi fugge dall'oppressione e dalla guerra non offre niente. Quello che lascia basiti, a leggere il profluvio di parole gonfie di odio talvolta insaputo, è il grado di ignoranza così diffuso rispetto alla realtà, e l'arroganza con cui questa ignoranza viene proferita.

C'è una vera e propria sindrome allucinatoria e persecutoria di molti italiani, che fantastica carte di identità subito per tutti, la possibilità per gli immigrati di non lavorare, la libertà di girare indisturbati per loro, di avere case e lavoro immediatamente. Deliri costruiti su fantasie patologiche, che però formano il materiale del giudizio di molti elettori. (del resto a legittimarle c'è la barbara demenza di un Langone, per dire, che sul Foglio scrive contro gli "invasori").

Ma un appunto va fatto pure al presidente: stroncare il traffico, dice. Quello è il rimedio, signor presidente? Davvero la responsabilità è solo degli scafisti? Davvero non la sfiora l'idea che se rendi illegale la possibilità di muoversi da un paese all'altro, per ciò stesso sei tu a produrre gli scafisti? Davvero non le viene in mente che si tratta ripensare dalle fondamenta le politiche migratorie? Davvero un governo appena decente può pensare di non rimettere mano alla Bossi-Fini (cosa che non ha fatto del resto il governo Prodi) e farsi promotore in Europa di un'altra modalità di gestione dei flussi migratori? Rivedere le leggi, ecco che cosa dovremmo fare se sapessimo fare silenzio. Ma non succederà. Domani, sarà semplicemente un altro giorno.

QUANTI E COME SONO STATI SPESI I FONDI
di Monica Frassoni


Lo sgomento, il dolore, la solidarietà di fronte alla tragedia nel Mediterraneo, tomba di più di 20.000 persone negli ultimi 20 anni, non possono farci dimenticare che quanto accaduto non è né un caso né una fatalità. La strada percorsa fino ad ora è stata prioritariamente quella perdente e crudele della repressione, del rafforzamento della Fortezza Europa. E' quanto emerge dal modo in cui sono state spese le risorse in materia di asilo e migrazione. Questo non significa auspicare frontiere aperte sempre e per tutti. Significa semplicemente prendere atto del fatto che pensare di bloccare completamente le migrazioni e di chiudersi totalmente al richiamo dei popoli in fuga dalla guerra è un'illusione tragica e costosa. Tre esempi molto chiari: come ben spiega il rapporto del Consiglio d'Europa di due giorni fa, l'Italia non ha una politica d'immigrazione e di asilo efficace. La concentrazione esclusiva su misure di repressione e di controllo e, in particolare, l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, insieme all'incapacità di assicurare ai rifugiati assistenza ha peggiorato la situazione. Le norme italiane producono illegalità e insicurezza invece di ridurle. Per questo è davvero urgente cambiarle. Invece il ministro Alfano ha riunito a Lampedusa il comitato per "l'ordine e la sicurezza" come primo atto. Non un buon auspicio.

In secondo luogo, l'appello alla solidarietà europea sembra ignorare che l'Italia ha ricevuto tra il 2007 e il 2011, 112 milioni di euro dal fondo per il controllo delle frontiere, 25 milioni di euro dal fondo per i rimpatri, 22 milioni dal fondo per i rifugiati, 77 milioni per il fondo per l'integrazione. A parte la sproporzione tra i fondi per il controllo delle frontiere e quello per l'integrazione, sarebbe interessante sapere come questi fondi siano stati spesi, non solo in Italia, ma in tutta la Ue: tanto per fare un esempio, nel 2010 qualcosa come 8,525,782 euro sono stati spesi per rimpatriare 2,038 persone. Siamo sicuri che questo sia il modo migliore di spendere preziose risorse? L'Ue ha evidentemente importanti responsabilità. Ma è bene notare che se dal 2009, l'Ue può legiferare in materia d'immigrazione e asilo, la maggior parte delle proposte positive sono bloccate non dalla Commissione o dal Parlamento, ma dagli Stati membri, che non trovano le maggioranze per approvarle. Anche su questo tema, non è l'Europa che non si muove; ma i governi nazionali, che corrono dietro alla facile retorica anti-migranti che non risolve assolutamente nulla, come ben si vede dagli eventi di Lampedusa. In terzo luogo, la propaganda imperante fa pensare che l'Italia sia l'unico paese a dover fronteggiare questa situazione e confonde costantemente migranti con persone che hanno diritto di protezione.
Gli esponenti della Lega, che hanno sulla coscienza i morti della disastrosa politica dei respingimenti - per la quale l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani - parlano, proprio loro, di Europa «schifosa» è inaccettabile. Tra gennaio e luglio di quest'anno l'Italia ha ricevuto circa 6.700 domande di asilo contro le circa 29.000 della Francia e le 51.000 della Germania. La Grecia, messa dalla Troika nella sua situazione drammatica in cui oggi si dibatte, nei primi mesi del 2012 ha affrontato il peso di 70.000 persone alle sue frontiere ed è indubbio che il crollo dell'economia e le estreme tensioni nella società greca rendono la situazione esplosiva. La Turchia deve sostenere 150.000 rifugiati siriani. Oggi sono arrivati in Bulgaria 11.000 siriani... . E' possibile gestire questa situazione in cui rifugiati e migranti si mescolano e in cui non è possibile pensare che possano essere tutti respinti al mittente, in modo più razionale che semplicemente voltando la testa dall'altra parte? O atteggiandosi a povere vittime, appellandosi all'Europa, quando peraltro si è accettato senza fiatare di ridurne sostanzialmente le risorse nel negoziato sulle prospettive finanziarie appena concluso?
Se davvero si vuole che il Mediterraneo smetta di essere una tomba, molte cose si possono fare. in Italia e in Europa. Riorientare le politiche di asilo e migrazione verso misure che escano dall'emergenza, favoriscano la migrazione limitata, ma legale per bloccare il dominio dei trafficanti, nutrito dall'illusione degli stati della Fortezza Europa. E, in situazione di conflitto, si devono applicare misure temporanee già esistenti di accoglienza o canali umanitari, combinate con misure di sostegno ai paesi che si sobbarcano il peso maggiore dell'accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo. E' urgente inoltre modificare alcune regole europee profondamente sbagliate la cui applicazione ha avuto un impatto devastante in questi anni.
Per esempio la Convenzione di Dublino che impedisce di scegliere il paese di accoglienza al richiedente asilo e lo obbliga a rimanere bloccato nel primo paese dove è entrato illegalmente. Si deve finalmente intervenire su alcuni accordi bilaterali ed europei di respingimento, primo fra tutti quello con la Libia. Come anche modificare le regole sul soccorso in mare: oggi rendono possibile equiparare chi soccorre in mare un naufrago (che è anche un migrante o rifugiato) al favoreggiamento dell'ingresso illegale (Direttiva 90/2002). Nessuna di queste misure è risolutiva. Ma ognuna contribuirebbe almeno a tentare di fermare la corsa alla morte per emigrazione o per guerra di tante persone che hanno invece il diritto ad essere protette e accolte. Ma non ci facciamo illusioni: per avviare questa grande opera di revisione delle inefficaci politiche securitarie e repressive c'è bisogno di un dibattito pubblico di verità, che dimostri il totale fallimento delle attuali misure e risponda allo stesso tempo alle preoccupazioni di chi teme "le invasioni barbariche". Le elezioni europee di maggio sono da questo punto di vista un'occasione da non perdere. * Presidente del Partito verde europeo

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