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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

INVERTIRE LA ROTTA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

VENEZIA

DAI MEDIA

giovedì 31 ottobre 2013

Ragioniamo insieme su eddyburg

La relazione sulla cui base, in coda al Se/Ed 2, si è svolta  una discussione sul futuro di eddyburg a partire da un breve exursus sul sito, dalla sua nascita a oggi, e concludendo  con alcune riflessioni e proposte per l’oggi e il domani. In calce i commenti pervenuti via e-mail prima dell'incontro del 19 ottobre 2013. domani, il resoconto


PICCOLA STORIA DI EDDYBURG

La prima fase: dentro l’IUAV

L’inventore di servizi informatici dell’Iuav, Ciro Palermo, mi propose nel 1998 di utilizzare qualche pagina del sito che aveva appena predisposto per i docenti che avessero voluto cimentarsi con quel nuovo strumento di comunicazione. Fui tra primi che ci provarono. La struttura delle mie pagine era molto semplice: tre sezioni dedicate rispettivamente alla didattica, alla ricerca e alla riforma universitaria, e una di carattere personale: in quest’ultima inserivo tutto quello che trovavo in giro e che mi sembrava interessante, e che quindi mi proponevo condividere con i frequentatori del sito, fossero essi studenti, o docenti, o amici, od occasionali navigatori cascati nelle mie pagine. Quindi saggi e articoli di giornale, vignette e ricette di cucina – oltre a pagine e dossier dedicate ai miei lavori di pubblicista e di urbanista.

Ciro, la sua compagna Marina Migliorini e Pierre Piccotti, direttore dei servizi bibliografici e documentali dell’Iuav furono i miei primi maestri. A essi si affiancò poi Fabrizio Bottini, appassionato ricercatore universitario e responsabile di molte interessanti scoperte del patrimonio culturale dell’urbanistica internazionale (di cui spesso altri si impadronirono senza riconoscenza). Lavoravamo insieme a un’associazione internazionale di enti pubblici finalizzata alla costruzione e gestione di una rete di documentazione urbanistica, Urbandata, cui l’Iuav partecipava, soprattutto per l’impegno di Pierre Piccotti, come rappresentante delle strutture italiane coinvolte. Le ricerche di Fabrizio e i miei interessi confluirono nel costruire e dare spazio a due aree che considero ancora fondamentali per eddyburg: la raccolta i testi finalizzati al significato e all’evoluzione di termini chiave dei nostri interessi, quali “città”, “urbanistica”, “urbanista”, “rendita”, e la costruzione di piccoli dossier dedicati a momenti cruciali per l’urbanistica italiana, quali ….

Nasce “eddyburg”

La prima grande svolta fu nel 2003: anno di nascita di eddyburg. L’input me lo diede Ciro Palermo. Mi disse: “Guarda che le pagine personali sono diventate la parte più ricca, viva e interessante del sito; perché non pensi a rifare il sito sviluppando quella e assorbendo in una posizione subordinata le parti “ufficiali”?

La proposta mi sembrò interessante. Ne discutemmo, oltre che con Ciro e Marina, con Pierre Piccotti, con Fabrizio, con uno dei migliori studenti che aveva seguito i miei corsi, geniale nel campo dell’informatica (Ivan Blecic), e con Alesssandra Poggiani, che collaborava con la struttura informatica dell’IUAV e con grandissima pazienza ci aiutò a comporre la struttura e a disegnare il framework del nuovo eddyburg.

Molti mi chiedono perché decidemmo di dare al sito un nome così singolare. Il merito è di Fabrizio. Io volevo una testata che esprimesse due idee: che si trattava di un sito personale, e non coinvolgesse perciò nelle scelte e nelle opinioni la responsabilità di altri; e che avesse una connessione con la Città. Il minimalismo era un requisito al quale tenevo, poiché il mio sport preferito è l’understatement. Scelsi perciò il nomignolo col quale ero più noto, Eddy, e in alternativa al troppo ovvio “city” Fabrizio mi suggerì appunto di ricorrere al suo equivalente proto sassone burg. Il suo suggerimento mi piacque in maniera particolare perché si riallacciava al mio lavoro, pubblicato nel 1969 col titolo “Urbanistica e società opulenta” nel quale individuavo appunto nel borgo - più ancora che il germe - la prima forma della condizione urbana.

Eddyburg si sviluppò seguendo molteplici percorsi. Da un lato si arricchivano le componenti delle mie antiche pagine personali (le cronache di viaggio, le ricette mie e quelle che amici e frequentatori del sito cominciavano a inviarmi, nuove poesie, opere o testi d altro genere che mi sembravano interessanti). Alcuni settori, già presenti nella precedente edizione erano invece progettati da me o da Fabrizio o da altri assidui frequentatori e collaboratori del sito.

Un grande peso avevamo dato fin dal principio dato all’analisi delle parole, a formazione storica dei principi e delle pratiche dell’urbanistica nelle sue due facce della pianificazione e degli studi urbani (parte nella quale è stato particolarmente rilevante l’apporto di Fabrizio), nonché alla documentazione di alcuni momenti storici a nostro parere particolarmente decisivi per l’urbanistica italiana.

Contemporaneamente si estendeva la rassegna stampa. La lettura quotidiana dei giornali era diventata una prassi, nella quale mi aiutò e mi aiuta particolarmente Maria Pia Guermandi, intervenuta dal 1974 nel ruolo di vice direttore, affiancando Vezio De Lucia che era stato fin dall’inizio il mio “consigliere generale”. Un punto di riferimento essenziale – non solo per la parte giuridica e per quella politica – è stato Luigi Scano, fino alla sua scomparsa, che ancora rimpiangiamo.

Un numero consistente di altre persone (amici o appassionati frequentatori occasionali di eddyburg) collaborava dedicare al sito in modo differenziato a seconda delle disponibilità che il loro impegno primario o i loro interessi permettevano di dare. Alcuni hanno assunto il ruolo di redattori specializzati e costanti (come Dusana Valecic), altri forniscono quasi quotidianamente indicazioni, suggerimenti e testi che hanno scoperto nel vasto mondo della rete e che suggeriscono di pubblicare, altri ancora svolgono l’utilissima funzione di rispondere a richeste specifiche di parere su questa o quell’altra questione. . La scelta definitiva e non discutibile dei materiali da elaborare, editare e inserire è verticistica, e me ne assumo piena responsabilità.

L’unica categoria di persone che hanno il privilegio di pubblicare la loro opinione senza alcuna valutazione preventiva del loro testo è un limitato gruppo di opinionisti che ho scelto in relazione alla mia condivisione delle loro posizioni: si tratta, oltre che di Vezio de Lucia e Maria Pia Guermandi, di Piero Bevilacqua, Paolo Baldeschi, Carla Ravaioli, Giorgio Nebbia Giorgio Todde, cui si sono recentemente aggiunti Paola Somma, Maria Cristina Gibelli, Paolo Cacciari. E la cartella ”interventi è aperta a tutti gli amici di eddyburg e quella “posta ricevuta” a chiunque voglia, e scriva cose ragionevoli e brevi.

Gli “amici di eddyburg”

Ho tentato più volte di fare di eddyburg non l’espressione di una singola persona ma lo strumento di un gruppo organizzato di persone. Non solo né tanto per supplire all’assenza di associazioni esistenti, diverse da eddyburg, cui potessimo riferirci con piena identificazione (da qualche anno la storia dl mio gruppo di più stretti amici e collaboratori aveva avuto una netta divaricazione da quella dell’Istituto nazionale di urbanistica, in seguito alla vicenda che raccontai su Urbanistica informazioni), ma soprattutto per condividere la fatica, via via crescente, della gestione quotidiana del sito e per rendere più efficace la disseminazione dei suoi prodotti culturali: i suoi principì, conoscenze, critiche, proposte.

Tentai una prima volta nel settembre 2005: costituimmo formalmente un’ “associazione Amici di eddyburg”, con uno smilzo statuto del tutto generico ed aprimmo una piccola raccolta di fondi tra i frequentatori di eddyburg. Per aumentare la dimensione finanziaria de eddyburg avviammo la Scuola di eddyburg, su cui tornerò più avanti.

Passarono pochissimi anni e mi accorsi che avevamo sbagliato strada: Mentre la scuola aveva avviato il suo percorso e dato luogo a iniziative interessanti, utili e già coronate da successo, l’Associazione non aveva dato altri segni di vita, oltre alla prosecuzione del sito alla maniera di sempre. Non solo, ma il modo del tutto approssimativo in cui avevamo (più precisamente, avevo) gestito l’associazione mi ero trovato un debito personale di qualche migliaio di euro.

Con una lunga riflessione che trasmisi ai soci dell’associazione e ad alcuni altri amici (lettera del 17 settembre 2007) proposi di costituire una vera associazione, rispettando i criteri che la legislazione stabilisce per queste strutture e distribuendo responsabilità e compiti; la dimensione che il sito aveva raggiunto (in termini di contenuti e in termini di rete delle persone che vi facevano riferimento) meritava un impegno più collettivo e meglio organizzato. Nella lettera sottolineavo che la nuova associazione si sarebbe fatta «se ci sono le forze e gli impegni per farla». La riunione dei soci e degli altri amici per discutere e decidere in merito alle mie proposte si svolse nel corso della V edizione della scuola, a Corigliano d’Otranto, nessuno se la sentì di assumere impegni che andassero al di là del contributo che fino ad allora aveva dato e dell’associazione non si parlò più.

Per la prima volta avevo incontrato un limite che pesa fortemente su tutte le iniziative basate sul lavoro volontario. Si tratta – accenno solo alla questione per me sempre più importante – di uno dei limiti che tuttora riduce fortemente l’apporto che le tensioni sociali generate dalla crisi attuale potrebbero dare, anche sul terreno della “questione urbana” per la nascita di una nuova politica. E una questione, tra le tante, sulla quale mi piacerebbe riaprire una riflessione più generale sul ruolo e sul significato del lavoro dell’uomo: su quelli che ha nella società attuale, e su quelli che dovrebbe avere in una società migliore.

Di fatto gli “amici di eddyburg” sono oggi un’ampia galassia a geometria variabile, che oscilla tra i quasi tremila iscritti alla newsletter, che peraltro inviavo molto di rado, e l’inconoscibile universo dal quale emergevano i circa 2000 accessi quotidiani registrati dal contatore di eddyburg.it). Nell’incapacità di trasformare la galassia in qualcosa di diverso ho continuato perciò a gestire il sito in modo sostanzialmente monocratico, avvalendomi per periodi più o meno lunghi dell’apporto vicario di Maria Pia (oltre che della costante assistenza di Ivan per la gestione informatica e di quella di Fabrizio nei vari tentativi di costruire una vera e propria redazione.

Due gemmazioni

Nel frattempo da eddyburg sono nate due iniziative, del tutto diverse tra loro, che a mio parere meritano particolare attenzione perché indicano diverse prospettive di lavoro per il futuro. Mi riferisco a Mall e alla Scuola di eddyburg, nati in momenti diversi, con finalità e protagonisti diversi.

Eddyburg Mall

Mall è stato inventato, diretto e gestito da Fabrizio Bottini. La sua nascita è dipesa dal fatto che l’interesse culturale e le conoscenze di Fabrizio si sono particolarmente approfondite in un settore che, nella logica complessiva di eddyburg, e nell’equilibrio dei miei interessi, non riusciva ad avere lo spazio necessario.

Nato (da qui il nome) dalla decisione di specializzare e ampliare lo spazio limitato che eddyburg dedicava alle varie facce del rapporto tra commercio e città, Mall e diventato un vero e proprio sito caratterizzato da una visione più ampia, sempre più orientato verso un’attenzione internazionale alla letteratura urbanistica del passato e del presente. E’ un sito secondo me molto bello, utile e di grande interesse a chi sia interessato soprattutto all’urbanistica nell’ampiezza delle sua dimensione culturale. Ha anche uno sguardo internazionale - un requisito che eddyburg non è ancora riuscito a costruirsi in modo adeguato - e una grafica fin dall’inizio più ricca e accattivante di quella di eddyburg. Sarebbe bello se Fabrizio vi dedicasse più attenzione; glielo impedisce il suo cronico pessimismo, che lo porta a valutare la sua creatura dal confronto del numero di accessi a Mall a quelli, più alti, di eddyburg. Negli ultimi tempi poi Fabrizio ha avuto l’amara sorpresa di vedere scomparire l’antico Mall prima ancora che si riuscisse a far decollare il nuovo. Ma di questo parleremo più avanti.

La Scuola di eddyburg

Per la Scuola di eddyburg rinvio al testo inserito nel file “che cos’è eddyburg”, che vedete cliccando sulle analoghe parole in fondo alla homepage. Voglio limitarmi qui a sottolineare la vitalità e l’articolazione di quella iniziativa (i viaggi di “una città un piano”, i seminari, le presentazioni dei libri, le partecipazioni a incontri internazionali, le iniziative editoriali), e soprattutto due apporti che la scuola ha dato a eddyburg: il contatto diretto che la scuola ci ha consentito di avere con e tra molte decine (un paio di centinaia) di persone provenienti da diversi territori ed esperienza, e la possibilità di approfondimento di determinati temi. Mi sembra che grazie a Mauro e a Ilaria, e a tutti quelli che hanno collaborato (dai professori universitari agli amanti della città) la Scuola sia stata un po’ la prua di eddyburg. Ma non ci mancherà l’occasione di ragionare anche sulla scuola e sul suo futuro, sulla base degli appunti che concludono questo testo e dei contributi che daranno Mauro e Ilaria.

La riforma del 2012: perché e come

Dal 2003 eddyburg è stato gestito su una piattaforma (non chiedetemi che cosa significa) non commerciale, “open share”, cioè utilizzabile da chiunque; il suo nome è eZ publish, ed è un programma realizzato da una comunità virtuale di cui fa parte Ivan. Un sistema molto intelligente e comodo da gestire. Infatti hanno è stato facile insegnare a utilizzarlo non solo a Fabrizio, Maria Pia, Mauro e i pochi altri che con me inserivano i documenti, ma anche ad altre persone che volta per volta si sono dichiarate disposte a collaborare. Poi, tra il 2011 e il 2012, i programmatori di eZ, hanno attivato una nuova versione del programma che a noi è continuare a utilizzare è diventato impossibile: conflitti tra il programma e i browser che i nostri attrezzi ci consentivano di adoperare. Ivan tentò a lungo di organizzare una “migrazione dal vecchio al nuovo eZ (cioè al trasferimento integrale dei vecchi contenuti alla nuova piattaforma, ma l’impresa si rivelò impossibile.

Si giunse così alla soluzione attuale adoperiamo una nuova piattaforma commerciale (“blogger della Google), nella quale facciamo gli inserimenti del nuovo materiale. Il “vecchio” eddyburg, con il suo contenuto di quasi 20mila pezzi, rimane accessibile e consultabile, e ora è anche direttamente connesso con la nuova edizione. Il lavoro  di costruzione del nuovo sito è ancora in corso.

DOMANI? VEDREMO

Gli obiettivi

Al di là delle modifiche che ho raccontato eddyburg ha avuto nel tempo un’evoluzione legata al modificarsi del contesto generale e a quello specifico del gruppo che più attivamente lavorava alla sua produzione. Sono entrati via via temi nuovi che hanno dato luogo a nuove “cartelle”. Da un po’ di tempo mi domando se non si debba ragionare su qualche cambiamento più profondo, legato ai nuovi contesti. Ma è opportuno enunciare prima di accennare al possibile domani- quali mi sembrino le costanti de eddyburg nell’esperienza del decennio della sua vita, e quindi anche i punti fermi cui non vorrei rinunciare nel futuro.

Gli obiettivi che eddyburg si è posto nell’ambito dei suoi dichiarati principi (vedi “che cosa è eddyburg” cliccando ai piedi della Homepage), e che hanno assunto un ruolo crescente sono stati, dopo e a partire dalla volontà di condividere ciò che sembrava giusto, bello, utile e interessante:

- in primo luogo quello di contribuire formazione di giovani, in primo luogo urbanisti, o comunque interessati alla città, ma più in generale a tutti in quanto cittadini, o semplici abitanti della città( nei limiti della possibilità di rendere comunicativi i nostri linguaggi);

assolvere questo compito iniziando dal fornire informazioni depurate, per quanto possibile, da quel tanto di pressapochismo, di superficialità, di unilateralità o di oscurità che prevalgono spesso nelle notizie e nelle tesi propalate dai mass media o dalla letteratura togata; un’informazione, quindi, orientata sia nella scelta dei testi che nella loro presentazione o commento.

- la volontà di fornire informazioni su ciò che avveniva nella città e nel territorio (la connessione tra l’una e l’altro sembrava sempre più stretta) era resa più necessaria per il fatto che l’informazione corrente era sempre più avara di attenzione sulla realtà profonda degli eventi, più interessata a dare spazio all’eccezione, all’emergenza, all’epifenomeno; più impegnata alla costruzione dello scoop che all’indagine.

- l’attenzione al quotidiano (ricordo che gran parte del lavoro per eddyburg è costituito dalla cattura, lettura scelta, riedizione, presentazione e inserimento di testi tratti dai media) non forniva però materia sufficiente per raggiungere quello che sempre di più mi sembrava dover essere l’obiettivo centrale e riassuntivo del lavoro; contribuire a far nascere e crescere nei nostri lettori un attrezzato spirito critico. Perciò non abbiamo mai perso di vista l’obiettivo di fornire testi, anche complessi, che aiutassero a comprendere ciò che c’è dietro i fatti e ciò che può aiutare a modificare un mondo che ci piace sempre meno.

Il domani di eddyburg

Nell’attesa, e la speranza, che da eddyburg scaturiscano altre vitali esperienze provo a indicare quali temi mi sembra necessario approfondire il lavoro di riflessione, documentazione.

Le condizioni sono radicalmente mutate dal tempo nel quale eddyburg affondò le sue radici. Sono mutate città e territorio, è mutata la società di cui la città è”la casa” e il territorio è l’habitat”, per richiamare due definizioni che mi stanno a cuore. E, cambiato, con la crisi della politica dei partiti, il rapporto tra cittadino e potere “Urbs, polis e civitas” per riferirmi a una triade i cui elementi sono per me indissociabili, sono cambiate nelle loro parti e nel loro insieme.

Abbiamo piena consapevolezza della situazione attuale e del degrado che essa rivela. Cogliamo tutti i disagi che essa provoca e le proteste che suscita. Concorriamo nello sforzo di denunciare tutto ciò che è strto e di cogliere tutti germi del nuovo. Ma mi rendo conto che la denuncia rischia di essere ripetitiva, e alla lunga sterili se non danno indicazioni capaci di incanalare l’indignazione nelle direzioni capaci di condurre al nuovo. Per conto mio sento il bisogno di riprendere la riflessione riassunta nel mio antico lavoro, Urbanistica e società opulenta affrontando in particolare alcuni temi.


Un primo tema ha a che fare con un termine per noi centrale: città. Guardando un poco al di là dei confini della nostra civiltà (quella che è nata nel Medio oriente, si è affermata in Europa si è consolidata sulle due sponde del nordatlantico, per poi dilagare ovunque con la globalizzazione capitalista), mi domando se non si debba guardare più a fondo in ciò che intendiamo per città, molto al di là della loro forma, funzione, formazione e ri-formazione, cercando il carattere di questa straordinaria invenzione della nostra civiltà non in queste sue connotazioni, non nel “modello” formale-funzionale che essa evoca, ma nei suoi contenuti essenziali ai fini della migliore e più piena esplicazione delle potenzialità dell’umanità. Se, insomma, non si debba riflettere più che alla città, alla condizione urbana e al miglioramento che la nostra storia della città ha provocato alla vita degli abitanti del pianeta.

Un terzo tema è quello del lavoro in una società (e un’economia) più equi, durevoli, umani. In una delle sessioni della Scuola ho accennato a questo tema in riferimento e ad apertura della lezione sulla rendita: ma è un tema che occorre riprendere più ampiamente anche a proposito dei molti conflitti nei quali si pongono in contraddizione le due esigenze e dei diritti dell’uomo: il lavoro e quella l’ambiente, esigenze e diritti tra i quali occorre trovare una sintesi che serva a risolvere i problemi che nascono nell’immediato (e che siano risolvibili con gli strumenti della tattica) ma che siano illuminati da una visione strategica radicale, cioè capace di affrontarne le cause alla radice.

Si tratta di temi che mi interessano personalmente. Non è detto che debbano necessariamente occupare la maggior parte dello spazio del sito e degli interessi che vi convergono, anche perché i saperi necessari per affrontarli in modo adeguato costituiscono un’area più vasta di quella delle competenze di cui eddyburg dispone.

LE URGENZE 

Che discutere e decidere oggi

Sui temi che ho affrontato finora la discussione si può aprire oggi, in occasione dell’incontro del secondo seminario Se/ed. Ma non si conclude certamente oggi. Vorrei invece verificare se siamo in grado di fare qualche passo per migliorare la situazione e le prospettive del sito. Vorrei cogliere l’occasione di questo incontro per discutere con voi su tre ordini di problemi: (1) come completare il passaggio dalla vecchia alla nuova edizione del sito, informandovi sulle ragioni del passaggio e su alcuni problemi che dobbiamo risolvere; (2) in quale direzione (in quali direzioni) si può lavorare per rendere eddyburg più efficace e, per cominciare, per realizzare una migliore sinergia tra il sito e la scuola;(3) come si può lavorare per migliorare la piccola base finanziaria di eddyburg e della scuola.

Una premessa: Eddyburg è monocratico

Dal punto di vista del potere di decidere eddyburg è oggi, come era fin dall’inizio, l’espressione di una sola persona: lo dice, del resto, il suo stesso logo. Non è che io sia entusiasta di questo, ma lo accetto per due ragioni: perché, come diceva lo scorpione alla rana, “è nella mia natura”; perché, nonostante i miei tentativi, non siamo riusciti a costituire un gruppo che si assumesse tutte le responsabilità atte a gestire compiutamente quel sito. Poiché sono anche vecchio e stanco sarei anche disposto a contraddire la mia natura di scorpione se un’alternativa ci fosse ma mi sembra che, almeno per oggi non ci sia. Quindi, allo stato degli atti, le mie speranze sono nelle due uniche strade che sono state fruttuosamente percorse: la gemmas+zione di siti autonomi (vedi Mall) e il consolidamento della Scuola o di altre analoghe iniziative, analogamente autonome. Almeno nell’immediato edduburg.it rimarrà quindi un sito monocratico. Il cui direttore, essendo convinto con Zagrebelsky che «la verità esiste, nessuno la può afferrare completamente e però esistendo, non è insensato cercarla», pensa che essa va ricercata attraversi il dialogo, che sia però sempre fondato sugli argomenti e non sui pregiudizi e sulla consapevolezza della incompletezza della parte di verità che ciascuno di noi vede o privilegia.

Dalla piattaforma eZ alla piattaforma Blogger

Il passaggio dalla piattaforma eZ (che abbiamo adoperato dal 2003 al 2013) alla piattaforma Blogger è avvenuta per le ragioni che vi ho esposto poco fa. Forse in modo un po’ frettoloso e continuando ad aggiornare eddyburg giorno per giorno anche “a cantiere aperto”. Abbiamo potuto verificare che il sito funziona bene, l’inserimento è facile con qualunque provider, la grafica è gradevole. Ma abbiamo anche potuto verificare l’esistenza di alcuni problemi. Si pone perciò oggi la necessità di rivedere e aggiornare il programma iniziale e di concluderne l’attuazione.

Il problema più complesso è quello di sanare una frattura che è avvenuta nel passaggio dal vecchio al nuovo. Eddyburg, come sa chi lo conosce, è (per adoperare una metafora) come una pianta appariscente innestata su un complesso gigantesco di radici. La pianta è la Homepage (e la successione delle homepage utilizzabile dal lettore andando sul bottone sensibile a pie’ di pagina.

 Ora il problema è che, nel passaggio, la parte recente dell’apparato radicale si è separato da quello antico. Oggi il nuovo archivio, raggiungibile dai menu (ancora incompleti) che si aprono sulla colonna a sinistra del sito dopo aver cliccato sulle “sezioni” (collocate sotto la testata) contiene solo l’elenco dei pezzi nuovi, cioè nati ed editati con Blogger. Nel breve periodo è possibile risolvere parzialmente il problema inserendo in ciascuna cartella, un file che rinvia sulle omologhe cartelle del vecchio sito. Ma è un lavoro lungo e noioso. C’è qualcuno che è disposto ad aiutarmi a farlo. Dopo che avrò completato il programma del nuovo archivio e costruito le corrispondenze?

Nel quadro del completamento del programma vorrei richiamare il problema della temporanea scomparsa di Mall, che ha, giustamente, angosciato Fabrizio e che è peraltro è in via di soluzione: Ivan ha recuerato il vecchio archivio di Mall, che sembrava scomparso, e Fabrizio ha deciso di ricostruire il nuovo Mall sulla piattaforma Blogger.

Un problema ulteriore legato al passaggio è la scomparsa dell’archivio delle immagini che c’erano sul vecchio sito. E’ possibile recuperarle?

Su questa e altre questioni continua a essere indispensabile l’apporto, ormai ultradecennale, di Ivan. Ma Ivan non è più in giovanottone molto acuto e un po’ spensierato, è un docente, ricercatore e organizzatore universitario molto impegnato, e con famiglia. Occorre assolutamente trovare qualcuno che lo aiuti e - se e quando è necessario - lo sostituisca soprattutto per le questioni che sono, o diventano, urgenti.

Vi domando di aiutarmi a trovare qualcun che possa aiutare in questa direzione. Non sarà difficile individuare i requisiti che una simile persona dovrebbe avere. Essi comprendono certamente la capacità tecnica di programmare e gestire informaticamente il sito su Blogger (Ivan potrà darci indicazioni più precise), ma dovrà anche impadronirsi della sedimentazione storica del sito e dei suoi archivi.

Come rendere eddyburg più efficace

Su questo punto mi augura che questa prima discussione sia ampia, ambiziosa ma al tempo stesso realistica: tenga cioè conto delle risorse disponibili tra di noi. Forse, tenendo conto della storia di eddyburg, la prima strada da percorrere è quella di utilizzare meglio le sinergie tra le diverse realtà che si manifestano nella parte del mondo che gravita su eddyburg: il sito eddyburg.it e la Scuola. Si tratta indubbiamente di un’opportunità da cogliere, ma anche altre strade possono essere proposte, discusse e magari anche praticate, se si troveranno le forze non solo per proporre ma, appunto, anche per praticare.

Del resto nel passato è proprio l’attivazione di risorse culturali e organizzative che siamo riusciti a suscitare attorno ad alcuni temi (penso ad esempio al consumo di suolo, alla “città pubblica”, agli “spazi pubblici”, alla pianificazione paesaggistica, ai rapporti tra urbanistica ed economia che ci ha permesso di presentarci come un interlocutore essenziale di chiunque voglia occuparsi di città e territorio. Non solo, ma che ha aperto dei capitoli che poi, nella quotidianità del sito, abbiamo seguito costantemente.

Come allargare la base finanziaria di eddyburg (e della sua scuola)

Qualunque direzione si voglia imprimere al futuro di eddyburg, e quale che sia il livello di volontariato che si voglia impiegare per gestire il sito e la scuola, sia pure nel modo spartano che abbiamo adottato, un minimo di risorse finanziarie è indispensabile.

Pagare gli abbonamenti alla stampa online e le altre modeste spese per la sua gestione nella rete, quelle sia pure modestissime per la gestione della scuola, quelle per le pubblicazioni cartacea tutto ciò è stato coperto con i contributi del 5 per mille, con i contributi volontari e, fino al 2010 con il residuo attivo della Scuola.

Dall’anno scorso per la frequenza della scuola non è più richiesta la quota d’iscrizione. Il contributo del 5 per mille, che otteniamo grazie a “Zone onlus” e i cui proventi dividiamo con questa associazione sono incerti nell’ammontare e arrivano con qualche anno di ritardo. Ilaria vi darà qualche informazione in proposito.

Sul tema del finanziamento occorre insomma lavorare. Nel passato, ai tempi delle edizioni in Val di Cornia abbiamo tentato la strada selle sponsorizzazioni, ma le offerte venivano da soggetti la cui attività contrastava con i nostri principi.

Se volessimo (altra ipotesi) ripristinare le quote per la scuola bisognerebbe domandarsi se ciò che offriamo può essere pagato dai nostri “studenti” con i loro attuali bilanci, e se il prezzo, per loro, vale la candela. Bisognerebbe forse esplorare ipotesi di collaborazione con strutture universitarie, che consentano ai nostri studenti di ottenere crediti universitari, o altri “ bonus”.
Insomma, c’è un lavoro di ricerca e di fantasia applicata” da fare. Ma, come sugli altri temi, da soli  Mauro, Ilaria ed io non ce la facciamo a lavorare anche su questo fronte. E a chi chiedere aiuto in primo luogo se non ai frequentatori della nostra scuola e del nostro sito?

Appendice
I COMMENTI PERVENUTI VIA E-MAIL


Fabrizio Bottini
Micro-manuale per un sito gemmato di eddyburg.it


Ci si può aprire un sito da soli, costruendosi da zero una struttura di impaginazione e relativi intrecci tematici, sulla base dei propri interessi e orientamenti. Oppure collaborare a un sito accettandone l'impostazione, l'articolazione, e caratterizzando specificamente solo i propri contributi: il tipo di testi, i riferimenti, gli allegati, le immagini, i links. Un sito gemmato unisce molti aspetti sia dell'una che dell'altra opzione, e (opinione personale, ma non campata per aria) ad esempio consente di costruire una forte caratterizzazione personale, a partire da una struttura consolidata che funge più da cornice che da gabbia. Come funziona in pratica?

I siti sono fatti di forme e contenuti, aspetti indipendenti ma che al lettore arrivano inestricabilmente intrecciati. La cosa vale anche per chi li alimenta e arricchisce. Chi volesse sperimentarsi in un sito personale gemmato da eddyburg.it ha a disposizione una struttura base: il sistema a colonne, la composizione di massima di titoli, rinvii, sfondi e caratteri. Entrano già qui le varianti personali di alcuni colori base, il titolo della testata, il numero e titolazione dei temi. Ma si tratta già di scelte successive al primo approccio. Il primo passo infatti è del tutto diverso, è una specie di dichiarazione di intenti, che risponde alle domande: Chi sono io? Come e perché vorrei fare un sito tematico? Cosa mi va benissimo così com'è di eddyburg.it e cosa invece vorrei proporre di specifico e diverso nel mio sito gemmato?

Le risposte potrebbero essere tantissime, ad esempio da parte di una o più donne che già collaborano con articoli e altri contributi, che considerano soddisfacente solo in parte, non esaustivo l'approccio del sito alla città e alla politica, volendo esprimere una prospettiva diversa di genere per cui non trovano spazio sufficiente in interventi sporadici. La stessa cosa potrebbe valere per (cito un po' a caso) tagli disciplinari particolari, come le scienze dell'ambiente e della salute, o per una figura dalla personalità sfaccettata che mescola generi e approcci in modo ricco e tale da caratterizzare ben più di un articolo o una intera serie. Tutti questi soggetti, possono proporre, essenzialmente sé stessi, come base su cui costruire un sito gemmato, approfittando della cornice di massima. La proposta iniziale altro non è che una struttura a temi/archivi dove, nel modo già familiare ai frequentatori di eddyburg.it, si presenta un'articolazione simile e diversa.

Probabile che col tempo questa struttura e articolazione iniziale si modifichino, ma è importante concordarne una e seguirla iniziando a riempire le varie caselle di materiali. Ci penseranno poi il tempo ed eventualmente i riscontri di autore/autori e lettori (con le rilevazioni statistiche e con i Commenti) a suggerire aggiustamenti e correzioni. I vantaggi sono tantissimi, rispetto a partire da zero con la costruzione del tutto autonoma dalla piattaforma tecnica, e non solo perché si saltano i passaggi dell'impaginazione, dei caratteri, delle colonne, potendo contare su una grafica consolidata e familiare anche ai lettori. Ma perché si ha costantemente il confronto virtuale col sito mainstream, da cui eventualmente staccarsi, o a cui fare da complemento critico, a piacere. Il termine “complemento” non tragga in inganno: l'autonomia è totale, una volta accettato il patto iniziale di massima su struttura e temi di massima. Il resto è interesse e un po' di lavoro materiale per riempire e arricchire via via questa struttura, renderla particolare e riconoscibile, farla coincidere con un progetto esplicito e chiaro.

Stefano Fatarella
un contributo da manovale e consigli per i soldi


Caro Edoardo ho appena letto il tuo scritto.  Anche se non potrò venire a Verona - per me è un troppo faticoso un impegno di poche ore e non me la sento di venire in treno - penso che potrei dare/proporre il mio piccolo contributo concreto come "manovale", ovviamente dopo un corso di aggiornamento adeguato da parte tua o altri. Si tratta del lavoro di collegamento tra il nuovo sito e il vecchio con l'inserimento nelle cartelle del rinvio alle omologhe cartelle del vecchio sito. Devi pensare al mio stato però. L'aiuto me la sento di darlo con passione ma devi considerare che non sono nelle condizioni di garantire una continuità quotidiana, serale per lo più. Parafrasando: slow job.

Per quanto riguarda il sostentamento finanziario pensavo che forse si potrebbe o battere cassa, o creare un rapporto aperto ma libero con alcune amministrazioni pubbliche disposte solamente a sostenere eddyburg in una visione liberale e di sostegno culturale-politico nel senso più sereno. Mi venivano in mente la Marson e la Puglia. Ma penso anche a fondazioni come la Olivetti. Capisco però che pecco di ingenuità o di visioni da boy-scout.

Paola Bonora
purtroppo sarò assente


ciao Eddy, non riuscirò a essere all’incontro del 19,[…]. Mi spiace perché continuo a ritenere eddyburg uno strumento formidabile di informazione, confronto e critica; i giovani ne sono i fruitori più entusiasti. Non so cosa tu abbia in mente, ma non cambiatelo troppo, le modalità comunicative e la sua stessa grafica sono consolidati e orami amichevoli, cambiamenti troppo importanti rischiano di alterare la positiva liaison con i lettori. Seguirò in remoto dai resoconti che pubblicherete.

Antonello Sotgia
Consigli e desideri, di sostanza


Ciao Eddy,

nel ricevere il tuo “ragionamento” su eddyburg penso che il mio contributo non possa che essere pensato all’interno del mio ruolo di lettore. Il tuo sito è, infatti, una delle pagine che seguo quotidianamente. Quei fogli che mi servono, oltre che a darmi notizie ed informazioni, ad interloquire, seppure in forma indiretta, con chi li propone ad iniziare, nel caso di Fb, dalla “selezione” degli articoli postati. A volte, così, mi domando perché non compaia un pezzo che magari ho letto pochi attimi prima sul “manifesto” o perché tu abbia trovato significativo riportare quell’articolo che io avevo deliberatamente “saltato” da La Repubblica. Insomma sono un lettore che, ponendosi questo tipo di domande, ricostruendo la tua quotidiana “cartografia” della notizia, riconosce innanzitutto il tuo ruolo di proponitore “monocratico”. Non essere altrimenti avendo scelto le voci, i “tags con cui intervenire nel grande mondo della comunicazione sociale. Il ragionamento di oggi tra l’altro costruisce il percorso di ricostruzione e animazione del sito. Grazie. Ora indichi tre punti di interesse (l’antinomia lavoro/ambiente, la città,il lavoro in una società più, perché più? e non tout-court equa, durevole e umana?) e al tempo stesso ci fornisci una chiave capace di tenerli tutti insieme parlando di “condizione urbana”. Da lettore - lo so è molto, ma ci hai abituato ad essere esigenti - ti chiederei di aiutarci a riflettere su questo tema che reputo essenziale per capire il nostro abitare nella crisi e, aggiungo, nella fase critica dell’egemonia neo-liberale.

Un tentativo potrebbe forse essere rappresentato dal trasformare, almeno per una serie di articoli e/o opinioni, scritti specifici) le tue “postille” in una sorta di un lungo titolo (mini-mini editoriale massimo dieci righe) in cui il “monocratico redattore” presenta la scelta del pezzo all’interno di un ragionamento continuo sulla condizione urbana. Questo potrebbe portare a raccogliere altri contributi dando vita ad una sorta di “talk” di discussione che magari oggi avviene, facendo rimbalzare opinioni espresse anche su eddyburg, in altri siti perdendo così inevitabilmente quel carattere continuativo di ragionamento proprio ad una comunità allargata come quella che sei riuscito a creare.

Nel ringraziarti per avermi mandato l tuoi ragionamenti e rendendomi conto della limitatezza delle mie osservazioni al lavoro tuo e dei tuoi collaboratori ed opinionisti, ti faccio i migliori auguri per la tre giorni della scuola che purtroppo per me coincidono con un paio di giornate “ romane” che anche con i temi da voi discussi interloquiscono. Un abbraccio e grazie

Dusana Valecic
più attenzione all’Europa


Caro Eddy, grazie per il documento. Esauriente sul passato, con proposte per il futuro, chiaro, "umano" e stimolante.

A Sezano non potrò esserci. E mi dispiace, perché affrontare il tema previsto è oggi più che mai necessario. Sovracomunità, aree metropolitane, una visione e una pianificazione di area vasta sono esigenze concrete, ormai ineludibili. L'Italia è in straritardo rispetto al dibattito internazionale e allo specifico contesto europeo. La percezione del problema si sta diffondendo, le istituzioni cominciano a porvi attenzione, ma spesso in modo distorto, limitato e comunque tra le tante confusioni e i vuoti del sistema legislativo e delle ipotesi per il futuro. Ottima quindi l'iniziativa, tanto più perchè portata avanti da chi, come te con Vezio, è da anni che segue la questione e ne conosce bene la storia.

Da parte mia, come sai, sono concentrata su quell'aspetto particolare dell'area vasta che riguarda i territori transfrontalieri, a partire ovviamente da Trieste con le aree contermini della Slovenia e della Croazia. E' qui che registro l'arretratezza culturale, la pigrizia e e l'incapacità politica a programmare e a fare, bene e sul serio. Qualcosa si muove, ma piano piano, con eccessiva timidezza, e spesso resta alle troppo facili enunciazioni di principio. Il prossimo Piano regolatore comunale ne sarà il banco di prova.

Per quanto riguarda Eddyburg, non sto facendo niente da un sacco di tempo. Perciò, esprimermi a proposito, imbarazza. Sulle tecniche informatiche, sono incapace di dire alcunché; sui contenuti, vedo il notevole impegno tuo, di Fabrizio, Maria Pia, Ilaria, Mauro; e, in considerazione di questo, criticare o aggiungere qualcosa (senza poter garantire di lavorarci personalmente) mi sembra fuori luogo e se non altro fastidioso.

Tuttavia - cogliendo il tuo accenno all'esigenza di un maggiore sguardo internazionale da parte di Eddyburg (oltre al già molto fatto da Fabrizio); considerata, tra le altre, la finalità formativa che si propone; dato il tanto parlare di Europa e spesso a sproposito; in vista altresì delle ormai vicine elezioni per il parlamento europeo (in una situazione di disinformazione diffusa nonché di crescente antieuropeismo) - ritengo che una voce del sito dovrebbe essere dedicata per l'appunto all'Europa, all'Unione europea, ai suoi compiti, a quanto si sta discutendo in quella sede con riguardo specifico al territorio, alla pianificazione (e alle decisioni comunitarie che, settoriali e non direttamente pertinenti, comunque vi incidono), ai sistemi di governance, a quanto infine viene fatto negli altri Paesi (esempi positivi, ma anche - ovviamente - con una valutazione critica sui risultati conseguiti).

Maria Cristina Gibelli e Camagni sanno molto; io, qualcosa (per il mio ambito di vita, la curiosità e simpatia per i luoghi di confine, per la connaturata avversione per le frontiere, anche quelle mentali, che la frequentazione con il Baden-Württemberg non fa che alimentare). Su questo mi posso impegnare (non in modo continuativo, ma tuttavia sulla base di un programma che possiamo definire).

Ti abbraccio e buon lavoro a tutti


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