responsive_m

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

martedì 22 ottobre 2013

Le città italiane? Che delusione

Il cliente ha sempre ragione, e gli utenti privilegiati delle nostre città, ovvero i cittadini stessi, le bocciano senza appello anche in un confronto europeo.  Peccato che siano ancora pochi quelle che si attivano per migliorarla. Salvo poche eccezioni "antagoniste", prevale lo sterile mugugno. Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 2013

Lavoro che non c'è, trasporti urbani a livelli dell'Europa dell'Est, strade sporche e palazzi decadenti, efficienza amministrativa inesistente da Roma in giù, aria inquinata. Gli italiani sanno forse piangersi addosso meglio di altri, ma il ritratto delle nostre città - tracciato dai loro stessi abitanti nella ricerca sulla percezione della qualità della vita condotta dalla Commissione europea - restituisce l'immagine di un Paese decadente, nel migliore dei casi quasi immobile, quando non in regressione. Condannato a un ruolo sempre più marginale.

Più di 41mila interviste realizzate alla fine del 2012 in 79 città dei 28 Stati membri, più Norvegia, Svizzera, Turchia e Islanda. Quella che, nelle risposte dei cittadini, ottiene il miglior piazzamento tra le sei italiane è Verona, al diciottesimo posto appena dietro Vienna e davanti a Piatra Neamt nella Moldavia rumena. Per trovare un'altra italiana, Bologna, bisogna scendere di oltre trenta posizioni. Poi c'è Torino (64ma) e più in giù Roma (72ma davanti a Istanbul, la ceca Ostrava, Marsiglia e l'ungherese Miskolc), Palermo (77ma) e Napoli (78ma). Peggio fa solo Atene. Se 95 veronesi su 100 sono soddisfatti della qualità della vita nella propria città, a Napoli la percentuale scende al 65 per cento.

Che l'Italia, e in particolare alcune aree e alcune città, si siano mosse a passo di gambero è evidente dai risultati dell'indagine, che si basa esclusivamente sulla percezione degli abitanti. A Roma, per inciso penultima tra le capitali, rispetto al 2006 il peggioramento è stato di 12 punti percentuali. Ancora peggio è andata a Palermo, dove in sei anni le persone soddisfatte della propria città sono diminuite del 15%, il calo peggiore in assoluto insieme a Miskolc. Eppure ci sono città come Istanbul, Londra o La Valletta - in qualche modo confrontabili con Roma e Palermo - che nello stesso periodo sono riuscite a migliorare se non altro la percezione del grado di soddisfazione.

Per trovare la cima della classifica bisogna risalire di una ventina di paralleli, partendo da Palermo per arrivare ad Aalborg, 100mila abitanti a cinque ore di treno da Copenhagen, che da città manifatturiera si sta trasformando in centro a forte vocazione culturale e scientifica grazie alla giovane università.

Un tour nelle prime posizioni nell'elenco delle 79 città europee ci porta da Aalborg a Rostock, da Amburgo a Zurigo, da Oslo a Copenhagen . E poi Groninga in Olanda, Oulu in Finlandia, Reykjavik, Stoccolma… lontano dal fascino del Vesuvio davanti al golfo di Napoli, dalle calde spiagge di Mondello e dal tepore autunnale della Città eterna. Ma solo di clima e di un bel panorama non si vive, come sanno bene le decine di migliaia di giovani che hanno ricominciato a fare rotta verso nord. E non è solo una questione di coordinate geografiche. Malaga, per esempio, guarda dall'alto (e da lontano) tutte le italiane: solo quattro abitanti su cento non sono soddisfatti della qualità della vita nella città andalusa. La sensazione, da sottoporre a verifica, è che non sia più solo una questione di Mezzogiorno. Il timore è che anche al Centro-Nord ci sia il rischio di scivolare verso il sottosviluppo.

Chi ha presentato la ricerca a Bruxelles durante le giornate aperte della Dg Affari regionali e politica urbana, ha cercato di "giustificare" i pessimi risultati delle città italiane con il sentimento generalizzato di rassegnata insoddisfazione che l'intero Paese sta vivendo ormai da qualche tempo. Ma non può consolare che, nelle domande di verifica che indagano più in generale sul livello di soddisfazione per la propria vita, si risalga qualche posizione. Il "recupero" più significativo è quello di Roma, che tuttavia si ferma intorno al 60esimo posto. Al contrario, Verona precipita a metà classifica e a questo non è estraneo il fatto che su uno dei nodi cruciali per la qualità della vita nelle aree urbane, il trasporto pubblico, il 45% dei veronesi sia insoddisfatto: tra i dieci risultati peggiori. Ma non è tutto: ultime in assoluto sono Roma (63% di insoddisfatti), Napoli (75%) e Palermo (78%). Dati, questi, che accomunano le città italiane a quelle dell'Est Europa, sottolinea la Commissione non senza aver prima notato che tra le prime 15 ci siano quattro città francesi e cinque tedesche.

La questione-lavoro emerge quasi con prepotenza dai risultati della ricerca e ancora una volta Palermo e Napoli hanno il primato: solo un cittadino su cento ritiene che a Palermo sia facile trovare lavoro (2% a Napoli). Ma va male anche a Torino dove la percentuale sale al 7%, dieci volte di meno rispetto a Oslo, che sembra il luogo migliore per trovare lavoro. Va un po' meglio a Roma (12%) e a Bologna e Verona (21%), ma ben lontano dalle prime posizioni. Il dramma, però, non è tanto la fotografia del 2012, quanto il fatto che rispetto al 2009 nulla sembra essere cambiato.

È cambiata invece, e in peggio, l'opinione sulla scuola e sulle strutture educative in generale soprattutto a Roma e Palermo, dove ormai la percentuale di coloro che apprezzano il livello di offerta è sotto il 45%, la metà delle prime della classe. Pessima è anche l'opinione sulle condizioni dell'ambiente urbano: Palermo, Roma e Napoli sono tra le ultime cinque, con Atene e Candia (Creta). Tra le poche note positive, il balzo della soddisfazione dei napoletani per la presenza di strutture e servizi culturali rispetto al 2009: 16 punti guadagnati, la performance migliore in assoluto, ma che non è bastata a far risalire Napoli sopra il 70° posto. Anche su questo fronte, c'è tanta strada da fare.


Show Comments: OR