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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

domenica 27 ottobre 2013

Il Pinocchio dei sardi fa ancora il misterioso

Adducendo pretesti tecnici ma confermando l’illegittimità del suo “piano paesaggistico dei sardi" Cappellacci rifiuta di rendere pubbliche le carte di cui ormai tutti conoscono il contenuto. La protesta diventa intanto più forte e determinata. Almeno, nell’Isola. Il resto del mondo tace. Articoli di Alfredo Franchini e Sandro Roggio. la Nuova Sardegna, 27 ottobre 2013

Pps, Cappellacci lancia la sfida al ministero. 
il nuovo piano paesaggistico
di Alfredo Franchini 


Dopo due conferenze stampa consecutive, la prima a Sassari e l’altra, ieri, a Cagliari, il Ppr rinnovato continua a restare un mistero. I giornalisti convenuti ieri a Villa Devoto sono rimasti delusi: per l’occasione era stato montato un maxi schermo che, però, è servito solo per vedere la pagina Facebook dedicata al «Piano paesaggistico dei sardi». La scelta di andare su Facebook, precisa Cappellacci, è dettata dalla necessità di operare nella massima trasparenza: «Ci saranno tutti i documenti», assicura Cappellacci e tutti potranno sapere cosa è vincolato». Per ora, nel merito, si sa ben poco e si dovrà attendere sino a domani per leggere la delibera: la giunta - ha spiegato Cappellacci - ha approvato un paio di emendamenti e dunque serve il tempo tecnico necessario per la riscrittura. Chi andrà oggi sulla pagina Facebook dedicata al Pps, (non più Ppr ma Piano paesaggistico Sardegna), troverà un video con lo stesso presidente che cammina nel verde, zainetto in spalla, e quando si ferma dice: «La nostra isola non va difesa dal popolo che la abita, ma è il popolo che la abita che la deve difendere per consegnarla alle generazioni future».

Non c’è l’assessore all’Urbanistica Rassu accanto al governatore e non c’è nemmeno il direttore generale dell’assessorato: al fianco di Cappellacci siede il capo di gabinetto Massimiliano Tavolacci a cui il presidente delega anche qualche risposta di tipo politico. Ma certo il governatore non si sottrae alle risposte più importanti a cominciare da quella bocciatura della procedura, avvenuta a tempo di record da parte del ministero dei Beni culturali. 

«La Regione ha competenze primarie», afferma Cappellacci, «dunque non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno per approvare delibere in giunta». Il progetto di condivisione che era stato avviato parecchi mesi fa era «facoltativo». Il ministero sostiene, invece, che annunciare di aver cambiato il piano è un atto unilaterale.

Cappellacci nega e aggiunge: «Spero che al ministero vogliano imprimere velocità e che sia di buon auspicio, anche se devo dire che, in realtà, stiamo aspettando dal 9 luglio la firma sul verbale dell’ultimo incontro al Mibac». La pagina facebook, pubblicata ufficialmente con un click del presidente davanti a tutti i giornalisti non è l’unica iniziativa. Cappellacci ha annunciato che a fine mese inizierà il tour di una task force regionale che girerà la Sardegna per spiegare a sindaci, associazioni e cittadini le novità del piano «in modo che tutti possano dire la loro». Cappellacci e Tavolacci mostrano quindi attraverso un’applicazione scaricabile su un telefono, la cartografia aggiornata e gli errori che il vecchio Piano si era portato dietro: il vincolo su un corso d’acqua che non c’è più, la grotta della vipera a Cagliari che vincola una porzione di territorio ben distante dal sito. E poi le ipotesi di ricadute sull’economia: tre scenari, come si usa nelle migliori scuole, dalla congiuntura peggiore a quella stimata normalmente. Nell’ipotesi peggiore il nuovo Ppr potrà generare - afferma Cappellacci - un aumento dello 0,3% del Pil che porterebbero alla creazione di 4.000 posti; nello scenario migliore si arriva alla creazione di un valore aggiunto di 350 milioni di euro, una crescita del Pil di 1,3 punti e alla creazione di quindicimila posti di lavoro. Al di là dei numeri qual è la filosofia del piano? «Non allentare i vincoli», assicura Cappellacci, «la salvaguardia resta ma permettere l’uso razionale del territorio. Parliamone senza preconcetti».

Gianvalerio Sanna (Pd) attacca: «Lo Stato è sovrano» 
Sel: «Fermiamoli»

Il presidente della giunta Cappellacci spiega che il Piano paesaggistico andrà avanti, anche in maniera unilaterale perché il parere del ministero dei Beni culturali è «facoltativo» e la Regione ha competenza primaria. Una tesi respinta dai consiglieri dell’opposizione: «C’è un motivo molto semplice», afferma Gian Valerio Sanna, «l’articolo 9 della Costituzione assegna allo Stato la competenza. È una norma blindata». Sul piano paesistico regionale si sovrappongono competenze differenti: la Regione ha sicuramente competenza primaria in campo urbanistico, (l’esempio sono i piani comunali) ma non ce l’ha in materia paesaggistica, da qui l’intervento immediato del ministero con l’intento di fermare l’annuncio e il lavoro fatto dalla giunta sarda. E, a questo proposito, c’è un precedente che può fare chiarezza: l’annullamento dei tredici Ptp proprio perché lo strumento dei piani territoriali varato in Sardegna non era stato concordato a livello ministeriale. La rivista scientifica Gazzetta ambiente ha esaminato, peraltro prima che la giunta Cappellacci annunciasse le modifiche, il Ppr dell’isola e ha individuato proprio nella collaborazione tra Stato- direzione regionale del Ministero per l’ambiente e le Soprintendenze la chiave di una pianificazione sostenibile del paesaggio sardo. Sinora le risposte messe in campo con gli strumenti approvati dal Consiglio regionale (su tutti il Piano casa, giunto alla terza versione), non hanno dato risposte al sistema economico: Maurizio De Pascale, presidente dei costruttori di Confindustria, sollecita, senza mezzi termini l’approvazione di una vera e propria legge urbanistica. Ma piccole imprese e aziende artigiane guardano con favore a una legge urbanistica più che al Ppr o al piano casa.
Francesca Barracciu, eurodeputata del Pd, candidata alla presidenza della Regione, afferma: «In Consiglio regionale quando è stato rinnovato l’ennesimo Piano casa, fu proposto alla giunta di concordare tempi e modi per arrivare alla legge urbanistica. Non hanno voluto». Ma perché? «Perché Cappellacci ha preferito l’ennesimo atto propagandistico». Per quanto riguarda gli errori denunciati ieri da Cappellacci, Gian Valerio Sanna spiega: «È vero, ci sono molte imprecisioni nell’attuale Ppr perché facemmo le cose in fretta e in quei casi occorre avere le coordinate precise. Ma si tratta di errori di cartografia non certo di inadeguatezza del vincolo». Mai nessun errore, sostiene l’opposizione che dà battaglia in parlamento.

Sel, infatti, ha presentato da qualche settimana un’interpellanza alla Camera redatta con l’apporto di una serie di intellettuali ed esperti del settore, tra i quali l'urbanista Sandro Roggio, e sottoscritta da Manuela Corda, deputata del Movimento Cinquestelle. Alla base dell’interpellanza illustrata da Michele Piras (Sel), e con l’intento dichiarato nel titolo: «Fermate la giunta Cappellacci», una serie di incongruenze e persino la tempistica che era stata accettata dal ministero dei Beni culturali e che, secondo gli interpellanti, era troppo ravvicinata considerato la complessità dell'operazione. «Bastano le riserve dei costruttori e della Confindustria per ridimensionare l’annuncio elettorale di Ugo Cappellacci e del centrodestra », afferma Giuseppe Stocchino di Rifondazione, «siamo di fronte ad una modifica virtuale del Piano paesaggistico regionale, una favola che secondo il presidente della Regione porterebbe addirittura ad un aumento dell'uno per cento del Pil regionale»


Piano paesaggistico, messincena per disfarsi delle regole
di Sandro Roggio


Bisogna riconoscerlo: ce l'hanno messa tutta in questi anni per cancellare il piano paesaggistico di cui la Sardegna si può vantare in Europa– come ha scritto Edoardo Salzano su queste pagine. Siamo arrivati all'atto finale, scortato dalla tenace azione di contraffazione delle vere intenzioni, dalla pavida minimizzazione delle importanti modifiche immaginate, e di cui sapremo quando saranno rese pubbliche.

Ed è davvero singolare che di un atto così importante (come si riconosce nel primo e unico resoconto di stampa sulla delibera) siano mancate informazioni nella fase più recente e decisiva, negate fino a ieri pure ai consiglieri regionali. Mentre nella fase di avvio e fino all'anno scorso ( ricordate le pagine di pubblicità a pagamento sui quotidiani ?) ci hanno assicurato informazione- partecipazione-condivisione.  Colpisce l' accelerazione degli ultimi giorni che ha comportato la brusca e irriguardosa interruzione degli incontri tra Regione e Stato chiamato a condividere, secondo il Codice dei beni culturali, il documento di pianificazione. Cappellacci ha scelto il male minore che pensa di volgere a suo vantaggio: meglio il conflitto populista con lo Stato “prevaricatore” che dare conto nel merito del disaccordo del Ministero, su gran parte, pare, del soprannominato Pps, “Piano paesaggistico dei sardi”.

Lo strappo era comunque prevedibile: sulla base di notizie ricorrenti sul dissenso sostanziale degli organi tecnici del Ministero sul disegno della Regione. Pensato per ridurre il livello di tutela del paesaggio sardo, e corrispondente all'idea di Cappellacci di liquidarlo il Ppr – come diceva intrepido nel fulgore della campagna elettorale. Ed espresso in modi spicci nel Pps che incorpora, come sembra, le leggi orribili – piano casa e sul golf – impugnate dallo Stato. Pensando che lo Stato possa fare finta di nulla.

Non sarà facile disfarsi del Ppr del 2006. Uno strumento che corrisponde ad una idea progredita di Sardegna, e che ha resistito ad un numero impressionante di ricorsi curati da avvocati di grido, come se fosse munito di speciali anticorpi. Lo deve avere capito lo squadrone all'opera da oltre quattro anni per anatomizzarlo e rimpiazzarlo sulla spinta di quella insondabile sequela di incontri denominata “Sardegna nuove idee”. Inutile spreco di denaro pubblico per una messinscena supponente che avrebbe dovuto certificare la smania del popolo sardo di disfarsi di ogni regola. Come se non bastasse il fallimento del referendum promosso per la sua abrogazione: un fiasco a furor di popolo che per un po' ci ha fatto sorridere e ha messo a tacere lo schieramento trasversale tra le forze politiche anti Ppr, ben più vasto – sob! – di quello che si immagina.

Anche per questo è bene non sottovalutare i rischi del cortocircuito che sembra pianificato con cura. Se il bluff non sarà tempestivamente svelato potrà avere effetti in campagna elettorale, renderà incerta l'attività di pianificazione dei comuni, e nel disorientamento non è escluso che qualche iniziativa possa essere temerariamente approvata. Nello sfondo un contenzioso duraturo, mentre già emerge la faciloneria delle prime reazioni alle critiche. Alla nota della Direzione regionale del Mibac – che denuncia “l'iniziativa unilateralmente assunta dalla Regione Sardegna” – il presidente Cappellacci replica che "sui beni paesaggistici la Regione ha competenza primaria”. Com'è ampiamente noto, non sono mai eludibili le competenze dello Stato in questa materia che neppure la Sardegna può ignorare, soprattutto con riguardo alla pianificazione paesaggistica.
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