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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 30 ottobre 2013

Augusto straniero a Roma

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Un'occasione perduta. Questo, in estrema sintesi, il giudizio che può essere dato sulla mostra dedicata ad Augusto, aperta alle Scuderie del Quirinale dal 18 ottobre al 9 febbraio 2014, da dove si trasferirà al Grand Palais di Parigi dal 19 marzo al 13 luglio 2014. Già questa scelta temporale evidenzia qualche problema organizzativo, dal momento che l’evento da cui trae spunto l’esposizione è il bimillenario della morte di Augusto, avvenuta a Nola nell’agosto del 14 d.c. e quindi la mostra, nella sua versione romana, si colloca con un anticipo poco giustificabile sotto ogni profilo.

L’allestimento delle Scuderie, spazio di per sè non ottimale per la statuaria e i rilievi architettonici, come riconoscono gli stessi curatori nel catalogo, risulta al contempo troppo minimalista quando non riesce a sottolineare accostamenti, rimandi, contrasti ed eccessivo al limite del trash, ad esempio nella sala dei ritratti della famiglia augustea, dove si sfiora pericolosamente l’effetto negozio di parrucche. Sbagliato cromaticamente tanto che l’effetto complessivo è di una acromia falsificante che tutto appiattisce, approssimativo in molte soluzioni (gemme poco leggibili, monete visibili solo su un verso), incapace di restituire una prospettiva di lettura corretta di molte delle opere (il frontone dei Niobidi su tutte).

Ma il vero problema di “Augusto” è la povertà della lettura che fornisce di uno dei personaggi e dei periodi più complessi e controversi della storia antica: la sequenza dei ritratti e delle altre opere esposte non riesce in alcun modo a restituirci la tensione politica, sociale, artistica di un’epoca, quella della fine della res publica, attraversata da contrasti fortissimi destinati a sfociare in cambiamenti epocali. Cambia la forma dello Stato: l’imperium muta la sua natura collettiva e da charisma etnico, cioè posseduto dall’intero populus Romanus, diviene charisma personale, incarnato nel princeps. Augusto è colui che pone fine all’interminabile sequenza delle guerre civili, che apre un’epoca di pace che sarà però una pax Romana, quella che Tacito con sarcasmo definirà pax cruenta, la pace insanguinata (ricorda qualcosa?). Da spietato vendicatore di Cesare e triunviro privo di scrupoli, Augusto si trasformerà in sobrio primus inter pares fra i senatori cui sono attribuite quelle virtù in grado di restituire la concordia ordinum e di aprire una nuova età dell’oro.

In questa costruzione, sapientissima, di pater patriae, grandissimo ruolo avranno le arti, dalla letteratura alla pittura e scultura. E all’architettura in particolare sarà riservato un ruolo fondamentale di trasmissione di valori. Ad Augusto è riferita, d’altronde, la famosa affermazione di aver trasformato una città di mattoni, Roma, in una città di marmo. I suoi interventi, numerosissimi, nel tessuto urbanistico, sono episodi intimamente correlati di un programma ideologico di legittimazione di un potere ormai assoluto. Architettura e scultura divengono strumenti del potere con una forza di impatto visiva sconosciuta a Roma fino a quel momento. Duemila anni di incessanti trasformazioni non hanno oscurato l’importanza di questa presenza: dal teatro di Marcello e al tempio di Apollo Sosiano, dalle sistemazioni augustee dei fori all’Ara Pacis, al mausoleo.

Tutto questo, alle Scuderie del Quirinale, non c’è: manca, incredibilmente, Roma stessa, la città di Augusto, l’imprescindibile scenario di questa inutile parata di statue che si riduce quindi a poco più che un’esercitazione antiquaria, per di più indebolita dall’assenza, non solo fisica, del materiale pittorico coevo, di straordinario livello artistico, dagli affreschi della villa di Livia a quelli della Farnesina (entrambi godibili, per fortuna, a poca distanza, nelle sale del Museo archeologico di Palazzo Massimo). Il catalogo pur se viziato da un impianto editoriale poco funzionale, contiene sicuramente maggiori spunti e riflessioni utili a restituire l’importanza di un momento e di un personaggio storico così cruciale, ma resta l’impressione di una distanza non colmata fra quella vicenda e la nostra contemporaneità. Non parliamo di un meccanico e superficiale esercizio di “attualizzazione”, ma, ad esempio, di una riflessione sulle cause della potenza di suggestione che da molti anni esercita l’analogia fra la pax Romana e la pax americana. O ancora sui meccanismi che producono trasformazioni sostanziali della forma dello stato e dell’esercizio del potere politico: temi che ci conducono dritto dritto all’hic et nunc.

Tempo ed occasioni per indagare con maggiore coraggio ed incisività su questi ed altri argomenti, ci auguriamo che non manchino nel futuro anno anniversario. Ma in questa occasione, il bimillenario augusteo, è soprattutto la città nel suo insieme a dover diventare “la” mostra dell’eredità di Augusto, riannodando gli elementi, straordinari e numerosissimi, distribuiti nel suo tessuto urbano, nei suoi musei e monumenti (alcuni dei quali, come il Mausoleo, abbandonati in stato vergognoso). Inventandosi nuove modalità di riflessione sulla propria storia, nuove possibilità di lettura e comprensione del proprio patrimonio culturale adeguati a molteplici livelli di comprensione, evitando nello stesso tempo banalizzazioni e scorciatoie che sono l'altra faccia di un'erudizione fine a se stessa.
È questa la cultura che manca a Roma da troppi anni, assenza che è causa non ultima del degrado non solo culturale, ma civile in cui la città è precipitata negli ultimi anni. Il riscatto non può che fondarsi anche su di un rinascimento culturale che faccia riemergere la città e riallinearla alle grandi capitali europee: speriamo che lo spirito di Augusto ci sia propizio.

Il testo è pubblicato contemporaneamente su L'Unità on-line, "nessundorma"
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