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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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VENEZIA

DAI MEDIA

mercoledì 25 settembre 2013

Una piazza, tre città

Vista  da un satellite, piazza S. Marco potrebbe apparire immutata, perché le dimensioni del contenitore e la densità del contenuto sono le stesse,  ma  le tre immagini, >>>

1. Vista  da un satellite, piazza S. Marco potrebbe apparire immutata, perché le dimensioni del contenitore e la densità del contenuto sono le stesse,  ma  le tre immagini  riportate qui sotto, scattate a quarant’anni di distanza l’una dall’altra parlano di tre città diverse.

Nella prima (1933), lo spazio pubblico è il palcoscenico delle rappresentazioni del potere, un luogo che normalmente rimane  vuoto e  si riempie a comando per le adunate del regime.  

La seconda (1973), sfuocata come il mondo che evoca, suggerisce l’idea che la piazza, e quindi la città, appartenga ai cittadini che con il loro lavoro la mantengono viva e ai quali spetta il compito/diritto di progettarne e guidarne le trasformazioni.

Quella odierna conferma (2013) che  il passaggio da città vetrina a città merce è ormai compiuto ed è  difficilmente  reversibile.

2. La situazione attuale è oggetto di documentate inchieste e accorate  denunce. Non  sembra,  però,    sufficientemente diffusa la consapevolezza che la dissoluzione della  vita associata, che ha  consentito la dissoluzione  della/e città,   non è solo  il risultato  della incapacità e disonestà di  qualche amministratore locale, bensì l’esito di un progetto di  trasformazione economica e sociale sistematicamente perseguito a ogni scala territoriale e livello di governo.
Da quando, nei primi anni ’80 si è affermata la nozione che le città non sono altro che delle società per azioni, che devono porsi sul mercato per competere e attrarre compratori, il mutamento del lessico con sui si parla delle città corrisponde ed è funzionale allo stravolgimento della democrazia urbana.

I cittadini, in quanto tali, non hanno nessun diritto sulla città. Il diritto deriva dal valore delle quote azionarie ( beni immobili, attività economiche, grandi eventi ) che si possiedono o si gestiscono, ed è quindi slegato dal mero fatto di vivere in un luogo.  Ne deriva che il compito dei sindaci e delle autorità locali non è di tutelare il bene della comunità che rappresentano, ma di agire come amministratore delegato e consigli di amministrazione di una qualsiasi multinazionale,  la cui “mission” è di far si  che la vendita del prodotto, cioè la stessa città, produca sempre maggiori utili  e dividendi.  
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