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sabato 31 agosto 2013

Piano Casa: poco lavoro e paesaggio devastato

Ancora una denuncia delle devastazioni perpetrate dalla giunta Cappellacci. Ma restano confinate sui  mass-media dell’Isola, mentre dietro l'alibi dell'"aggiornamento" tentano di distruggere le tutele del "piano Soru". La Nuova Sardegna, 30 agosto 2013


Gli effetti perversi e previsti del Piano Casa (nelle sue diverse edizioni) sono ormai visibili anche ai più distratti, compresi i frequentatori stabili della Costa Smeralda. Manufatti improbabili sono sorti come funghi lungo le coste, così come negli insediamenti urbani vi sono stati numerosi abbattimenti di edifici, tanto di quelli degradati quanto di quelli di pregio, sostituiti da costruzioni sovradimensionate. Manufatti prevalentemente vuoti perché, checché se ne dica, non c’è popolazione sufficiente che possa occuparli e le persone che hanno bisogno di una casa, continuano a non vedere soddisfatto il loro bisogno primario perché non si possono permettere di accendere i mutui per acquistare queste nuove residenze. A quanto pare anche gli sceicchi utilizzeranno lo strumento del Piano Casa per ampliare gli stazzi. E poco importa che ciò venga fatto con gusto (il nostro) oppure no. Di sicuro potranno permettersi architetti che faranno di tutto per assecondare i gusti di chi paga le loro parcelle. La responsabilità è degli architetti o dei nuovi proprietari? Direi di no, ma di chi ci amministra (male) regionalmente direi di sì. Il Piano Casa ha risolto qualcuno dei problemi sociali ed economici dei sardi, così come avevano promesso i promotori e sostenitori di questo strumento? Neppure uno. Si è creato un po’ di lavoro qua e là, poco qualificato, a termine e sottopagato. Lavoro scarso e povero a fronte di un altissimo costo in termini di aggressione al territorio e senza una qualsiasi idea di riqualificazione complessiva. Rispetto al Piano Casa poco hanno potuto fare gli amministratori locali, giacché sono stati esautorati dal governo regionale e non hanno potuto impedire – anche se lo avessero voluto – i troppi scempi che si sono perpetrati in questi ultimi anni. I frequentatori abituali di Costa Smeralda (le Marzotta in prima fila) si sono accorti di questi effetti quando davanti alle loro ville immerse nella macchia mediterranea sono sorti edifici sovrastanti le colline che si affacciano sul mare e che impediscono loro la bella vista di cui hanno goduto finora. Questo fatto ci rende solidali con detti frequentatori? Neanche un po’, è ciò che è già accaduto ad Alghero, Castelsardo e via dicendo a persone che, magari, hanno investito la loro liquidazione per acquistare una casa al mare, che hanno pagato un sovraprezzo per i piani più alti e che all’improvviso si sono visti defraudare del bene (ma il paesaggio non è un bene pubblico?) acquisito a caro prezzo. Ma avremmo solidarizzato anche con i frequentatori della Costa Smeralda se avessero protestato contro le politiche del presidente Cappellacci, così come ha fatto (inutilmente e per senso civico) una manciata di persone all’indomani delle prime dichiarazioni. Probabilmente, se avessero protestato anche loro, vista la sensibilità dei nostri governanti verso chi ha denaro e “conta”, a detta delle cronache mondane, forse saremmo riusciti ad evitare alla Sardegna uno strumento “fuori luogo” come il Piano Casa, così tanto voluto dall’allora presidente Berlusconi e acquisito in tutta fretta dalla nostra Regione, la prima che ha adottato il Piano Casa e che, almeno per questo, si colloca ai vertici della graduatoria.
Qualcuno dei fautori del Piano Casa ha pensato di fare una valutazione costi/benefici delle loro decisioni? Ho paura di no. In Italia non si usa mai lo strumento della valutazione degli interventi proposti e adottati, né pre e né post.  Eppure, sul Piano Casa  non sono mancati i pareri degli esperti (dai giuristi ai sociologi ed economisti) e anche degli imprenditori più attenti e lungimiranti, e tutti hanno espresso pareri negativi. Inoltre, dar conto degli effetti equivarrebbe a dire che di affari se ne sono fatti molti in termini di speculazione, ma ciò non si è tradotto in ricchezza per la popolazione e, tanto meno, in occupazione. Chi pagherà i danni prodotti all’ambiente e al territorio dal Piano Casa? Nessuno dei responsabili. Eppure, mi piacerebbe che anche in Italia e in Sardegna qualcuno iniziasse a pagare il conto, magari bonificando a proprie spese quei territori che ha contribuito a degradare, oppure rendendosi utile ai servizi sociali.


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