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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 28 agosto 2013

Padova minacciata dal cemento

Uno spazio monumentale spettacolare incistato e banalizzato dall'ennesimo autosilo, che a sua volta potrebbe innescare altre trasformazioni, frutto di ignoranza o di malafede. Il Fatto quotidiano, 28 agosto 2013, postilla

Il Prato della Valle a Padova, sul quale un tempo si affacciarono dai loro palazzi il cardinale Bessarione e Palla Strozzi, ne ha viste di tutti colori: sacre rappresentazioni e corse di cavalli, mercati popolari e assassini politici rinascimentali, raduni fascisti intorno a Mussolini e messe oceaniche di Giovanni Paolo II. Bisognava aspettare il 2013 perché questo luogo simbolo del paesaggio e della civiltà urbana veneti corresse il serio rischio di soccombere sotto le ingiurie collegate alla più rapace delle destinazioni: scatolone di cemento per parcheggio sotterraneo, con annessi gli immancabili centro commerciale e albergo. Il consigliere comunale Pd Giuliano Pisani,dopo aver difeso la Cappella degli Scrovegni (minacciata dai progetti dell'ex sindaco e ora ministro Zanonato), guida ora l’insurrezione dei padovani contro la sua stessa maggioranza, affidata al vicesindaco Ivo Rossi.

Gli argomenti del professor Pisani sono solidi: 1) il parcheggio sotterraneo non si può fare perché sotto il Prato si trova il cimitero medioevale dei monaci della prospiciente abbazia di Santa Giustina (un argomento, ahimè, che avrebbe dovuto bloccare anche il mostruoso scempio di Piazza Sant’Ambrogio a Milano, perpetrato con lo stesso fine speculativo); 2) Padova non ha bisogno di altri alberghi: i troppi costruiti negli ultimi anni hanno le camere vuote; 3) il Prato è uno straordinario spazio pubblico per cittadini liberi,è criminale trasformarlo nell'ennesimo supermercato/non-luogo rivolto a clienti anonimi; 4) i posti auto non saranno rivolti ai cittadini, ma saranno venduti, affittati, o comunque saranno a pagamento. Pisani promette una sacrosanta battaglia in consiglio comunale, affiancato da molte associazioni di cittadini (tra cui Amissi del Piovego, Legambiente e Italia Nostra).

Ma ciò che moltissimi padovani si chiedono è: come è possibile che la Soprintendenza per i Beni architettonici del Veneto Orientale abbia approvato la trasformazione di un simile luogo monumentale in un silos di cemento porta-auto? Una maggioranza di sinistra e una soprintendenza che aprono le porte ad una smaccatissima speculazione edilizia: le colate di cemento non coprono solo l'ambiente. Coprono anche troppi tradimenti.

postilla
I disastri delle città e dei territori appaiono e scompaiono all'attenzione dell'opinione pubblica come fiumi carsici. Lo scandalo dell'autosilo al Pra' della Valle emerse in tutta la sua ampiezza nel novembre 2010, grazie a un convegno organizzato a Padova, all'Accademia Galileiana,  per iniziativa di un gruppo di associazioni ambientalistiche (vedi qui su eddyburg). Riemerge oggi, e nulla sembra cambiato da allora. Come già allora si argomentò, la vera questione, oltre le degnissime obiezioni dei padovani pensanti a questo stupido incistamento tumorale in un ambito storico-monumentale di pregio assoluto, è l'idea perversa degli autosilo che si sono fatti tanti amministratori. Forse ingannati dagli schizzi irrealistici sfornati dagli studi di progettazione, e che fanno apparire del tutto inserito e digerito dal contesto ciò che non lo è affatto, facendo sparire traffico, inquinamento, rampe di accesso e uscita, modifiche stradali indispensabili. Cose che rendono, in quasi tutti i casi, il modello dell'autosilo indigeribile per i nostri contesti storici, così come è indigeribile anche il suo presupposto, ovvero il diritto naturale all'accessibilità automobilistica se si è residenti, e relative trasformazioni edilizie. Come la cultura urbanistica italiana predica (e quando può pratica) da almeno mezzo secolo
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