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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 23 luglio 2013

Shopping Mall Urbano Diffuso

Progetti di riorganizzazione di un quartiere “etnico” milanese, nella prospettiva Expo, propongono idee nuove per il commercio in città. La Repubblica e Corriere della Sera, 23 luglio 2013 (f.b.)

la Repubblica
Un tetto di cristallo su Paolo Sarpi, architetti al lavoro per la “gallery”
di Laura Asnaghi


È il progetto di cui si parla in questi giorni nei negozi lungo la strada, da sempre cuore pulsante della Chinatown di Milano. Il progetto è ambizioso e prevede la creazione di una “gallery” trasparente, con tetto apribile, lungo tutta la via. Il tutto con spese a carico di uno sponsor, per ora “top secret”. Tra i promotori del piano c’è Giovanni Berni, rappresentante dell’associazione “Sarpi Doc”, che gestisce una storica panetteria, all’angolo con via Lomazzo.
«L’obiettivo non è riqualificare solo la strada e darle una veste commerciale più in sintonia con l’Expo — spiega — ma si tratta di rilanciare tutta la zona che diventerà, nel giro di breve tempo, un polo strategico». Berni ricorda che intorno a PaoloSarpi graviteranno, tra gli altri, il nuovo palazzo Feltrinelli, gli atelier della moda di via Ceresio, da Dsquared (già funzionante) a quello di Neil Barrett (in costruzione). E sempre in zona ci saranno tutte le nuove costruzioni a ridosso della fermata del metrò al Monumentale. «Tutto questo è destinato a dare impulso al quartiere, ma per essere un vero polo di attrazione, dobbiamo attrezzarci — spiega Berni — Il progetto preliminare della galleria di vetro è allo studio e a fine agosto, se ne potrà parlarecon le carte alla mano».

Sulla riqualificazione della zona Sarpi è stato creato una tavolo a cui siedono sia i rappresentanti di zona Centro che di zona 8. «Sappiamo di questo progetto e siamo interessati — spiega Fabio Arrigoni, il presidente del Consiglio di zona 1 — È un piano complesso che coinvolge il Comune, commercianti, la comunità cinese e i residenti. Per la prima volta a Milano si parla di una strada che vuole diventare anche galleria. Il piano è ambizioso, lo valuteremo con cura».
Un pool di architetti è all’opera e dovrà tracciare una gallery «che non sia troppo invasiva e armonizzi con l’estetica della strada», una via sulla quale si affacciano 180 negozi, di cui molti cinesi con vendita all’ingrosso, e che, nel giro di poco tempo avrà anche il primo “Oriental mall”, un nuovo shopping center creato con capitale cinese. Dopo le vacanze il progetto preliminare della galleria di cristallo sarà visibile e a settembre si aprirà il confronto tra le parti.

Corriere della Sera
Supermercato e Mall della moda. L'idea cinese nel centro di Milano
di Jacqueline Hu e Maria Silvia Sacchi


I volantini di uno dei due supermercati stanno arrivando nelle case in questi giorni. Ma la pubblicità era iniziata prima: solamente, però, sui giornali cinesi venduti in Italia.
Con un grande investimento nato dall'unione di capitali di alcune famiglie cinesi in Italia unite da legami di parentela o di amicizia di vecchia data (ognuna con esperienza in un settore diverso) sta, infatti, per nascere quello che potrebbe essere il primo vero concorrente cinese della grande distribuzione made in Italy.

Lo spazio è l'ex Ovs di via Paolo Sarpi a Milano dove oggi sarà inaugurata questa nuova formula a metà tra un tradizionale supermercato e un mall della moda. The Oriental Mall sarà composto da cinque piani, di cui tre fuori terra. Due i supermercati presenti al suo interno (il primo sarà un Iper Hu, il secondo un Hu Food). Al piano terra, molti corner diversi con abbigliamento, gioielleria, bigiotteria, con marchi sia cinesi che italiani, accessori e giochi per bambini con logo (stile Disney Store), high-tech, pasticceria, bar. Il secondo piano — la preparazione è ancora in corso — sarà dedicato interamente al wellness, con sala yoga, centro di bellezza con massaggi tradizionali e trattamenti estetici, sala da tè e punto di ristoro con possibilità di pasti veloci sia di cucina cinese che italiana. Trattative, infine, sono in corso con alcuni marchi di lusso made in Italy per i turisti cinesi. Già, perché lo scopo è attirare, appunto, oltre ai consumatori italiani, anche i turisti che dalla Cina arrivano in Italia.

A spingere l'iniziativa soprattutto i giovani rappresentanti delle famiglie cinesi, tutti sui trent'anni, imprenditori e dalle esperienze internazionali. In particolare Cristophe e Stephan Hu, nati in Francia e cresciuti tra Milano e Roma (già importatori all'ingrosso con la World Mart) gestiranno la parte alimentare a piano terra, la Hu Food, supermercato con anche banco di macelleria e pesce freschi. La famiglia Jin e la signora Zheng Wei Yan titolari del marchio Iper Hu con all'attivo 11 mercatoni nel Nord Italia apriranno al primo piano un punto vendita omonimo. Altri investitori sono le famiglie Wu e Jiang Sen che arrivano dalla ristorazione: noto il Dining Wok, raffinato ristorante multietnico nel centro commerciale Bennet di Cantù, e tra poco (con la partecipazione della famiglia Hu) nel centro commerciale Auchan di Rescaldina.

Gli ideatori e i realizzatori a livello pratico di tutto il progetto sono i gemelli Michele e Francesco Hu, laureati all'università Bocconi di Milano, nati come broker assicurativi e mediatori finanziari nel 2003, che hanno iniziato dando credito alla comunità cinese tramite convenzioni nazionali con istituti di credito italiani. Ora si occupano di gestire grandi patrimoni immobiliari, con fondi o acquisto di quote dirette o indirette in investimenti di media e grande struttura. «Crediamo che sarà un successo», dice Michele Hu. Per questo stanno già valutando due nuovi centri a Torino e Firenze.

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