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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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venerdì 19 luglio 2013

L’allarme degli ambientalisti: da Lupi deregulation edilizia

Il Lupi non perde né il pelo né il brutto vizio: servire i più arretrati interessi nelle trasformazioni del territorio, in un demente, istituzionalizzato, molecolare padroni a casa nostra.  Chissà che faranno i suoi lupacchiotti sparsi a sinistra; se continueranno a tenegli bordone. L'Unità, 19 luglio 2013

Un fantasma si aggira silenzioso nel «decreto del fare», è il capitolo intitolato «rigenerazione urbana» ma promette, più che di rigenerare di scardinare ope legis il già abbastanza sgangherato sistema di regole che disciplinano la libertà di costruire tenendo conto del contesto, del paesaggio, delle esigenze di servizio pubblico, dai trasporti ai rifiuti, alle fogne. C’è stata battaglia, mercoledì fino a notte fonda e poi nel pomeriggio di ieri, fra i parlamentari del Pd della commissione ambiente (senza diritto di voto in commissione bilancio, dove il provvedimento era in discussione) e il ministro Maurizio Lupi. Ma il ministro delle Infrastrutture che ha anche, sebbene nessuno se ne fosse accorto, la delega all’urbanistica, ha giocato tutte le carte, dalla minaccia ai parlamentari romani di ritirare i fondi per la metropolitana C a quella di mandare tutto all’aria con le prevedibili drammatiche ripercussioni sulla tenuta del governo.

L’oggetto del contendere è la possibilità, prevista dal decreto, spiega il deputato Pd Roberto Morassut, «di demolire e ricostruire singoli edifici modificandone le sagome, i prospetti e le destinazioni d'uso attraverso la Scia». Una norma, aggiunge, che «al di là delle intenzioni, è un grimaldello spaccatutto», in tutte le città, compresi i delicati tessuti «dei centri storici e delle città d’arte». Un regalo ai costruttori che sin qui non era stato possibile fare, tanto che la famigerata legge urbanistica della Lombardia, ispirata al governatore Formigoni dall’attuale ministro Lupi, è stata bocciata dalla Corte costituzionale proprio perché violava le norme nazionali. Per capire cosa significhi questa radicale deregulation edilizia bisogna immaginare un vecchio palazzo dai soffitti alti: se lo demolisci e lo modifichi, riduci l’altezza fra un piano e l’altro e aumenti la superficie. Oppure, denuncia l’Inu, si portano in superficie i volumi interrati, le cantine, i garage degli anni Cinquanta e Sessanta, persino le gallerie minerarie e come per magia i locali tecnici si trasformano in superfici utili, in barba agli strumenti urbanistici dei comuni e delle regioni. Infatti il provvedimento non

piace all’Anci che, a Torino, ha chiesto di stralciare l’articolo 30 del decreto (il presidente dell’Anci è il sindaco di Torino Piero Fassino) perché così «non si controlla la politica urbana», dello stesso parere l’Anci di Firenze. Non solo, c’è stato il parere negativo del ministro dei Beni culturali, Massimo Bray. Ma nessuno è riuscito a fermare Maurizio Lupi. «Una pagina negativa, una conduzione arrogante che pone un problema politico generale al Pd», dice Roberto Morassut. Arroganza e mancanza di rispetto verso il lavoro parlamentare, la commissione Ambiente, infatti, ha presentato un emendamento con voto unanime, espressione di un compromesso volto a tutelare, almeno, le zone A, i centri storici delle città. Ma in commissione Bilancio l’emendamento è sparito, per quanto il parere positivo sul decreto del governo fosse condizionato proprio dall’accoglimento delle modifiche richieste.

Finora la norma prevedeva che non si può demolire se non si ricostruisce «come prima», proprio per tutelare i paesaggi urbani. Il bello è, spiega Giuseppe De Luca, urbanista e segretario dell’Inu, che lo strumento giuridico per costruire in modo diverso esiste e si chiama «sostituzione». Ma l’ente locale deve poter dire se si può, se è utile, o se si deturpa sul piano storico, artistico o visivo un determinato paesaggio. Invece, spiega Giuseppe De Luca, con questa legge avviene il contrario, saranno comuni e regioni, che fin qui stabilivano le regole, a doversi adeguare. Così, quella che doveva essere rigenerazione urbana, «con una visione d’insieme dei cambiamenti necessari soprattutto nelle aree degradate dice Morassut diventa una rigenerazione edificio per edificio».

E con effetti perversi sul piano dell’equità, spiega Giuseppe De Luca: «Io ho un palazzo con cantine e garage e lei, che abita nel palazzo vicino no. Io posso demolire e ricostruire aumentando i volumi, lei no». E il problema, aggiunge De Luca, non esiste solo nei centri storici: «Negli anni Settanta i villini liberty di Palermo furono sostituiti da palazzoni perché la legge non li proteggieva, non erano nelle Zone A». La protesta dell’Inu si esprime in un comunicato ufficiale, quello che sta accadendo «potrebbe essere un attentato alla storia edilizia dell'Italia, alle forme delle sue città e dei suoi paesi, alla sua cultura materiale e immateriale che tanto contraddistinguono il paesaggio urbano italiano ed in fin dei conti anche allo stesso paesaggio territoriale. Inoltre si metterebbe immediatamente in crisi la pianificazione urbanistica vigente con incalcolabili ricadute a catena nella gestione degli insediamenti».


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