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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

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Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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sabato 13 luglio 2013

Bufera sul MOSE.Retata per le gare truccate

Sette arrestati fra cui l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati. Chissà se saranno così bravi da individuare a chi e perché siano finiti i “fondi neri” creati in Austria con i soldi dei contribuenti? La Nuova Venezia, 113 luglio 2013. Con postilla


C’è una legge, quella per la salvaguardia della laguna di Venezia del 1984, che permette al Consorzio Venezia Nuova di concedere i lavori senza alcuna gara pubblica o bando, essendo «concessionario unico». Ma gli appalti degli enti pubblici veneziani devono essere gestiti come prevedono le regole, invece l’ex presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati (si è dimesso quindici giorni fa) avrebbe gestito, stando alle accuse che hanno fatto scattare le manette ai suoi polsi, una gara per lo scavo dei canali portuali di grande navigazione dell’Autorità portuale come si trattasse di «cosa sua». «È stato individuato il ruolo centrale», scrivono in un comunicato gli investigatori della Guardia di finanza del Nucleo di Polizia tributaria che hanno fatto le indagini, «nel meccanismo di distorsione del regolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova». 

Ieri, su richiesta del pubblico ministero Paola Tonini, in manette sono finiti in sette agli arresti domiciliari, tra cui Mazzacurati nella sua casa veneziana, e il suo braccio destro per i rapporti di rappresentanza, l’ex socialista Federico Sutto (è stato segretario di Gianni De Michelis prima di Giorgio Casadei e sindaco di Zero Branco), e Pio Savioli, consigliere nello stesso Consorzio Venezia Nuova per il Consorzio Veneto Cooperativo. Ad altri sette indagati è stato applicato l’obbligo di dimora nel loro comune di residenza. Gli interrogatori da parte del giudice Alberto Scaramuzza inizieranno giovedì prossimo. Mazzacurati è difeso dagli avvocati Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, Savioli dall’avvocato Paolo De Girolami, i Boscolo Bacheto dall’avvocato Loris Tosi, Barbigiasin dall’avvocato Marco Vassallo, Sutto, per ora d’ufficio, dall’avvocato Barbara De Biasi. Circa 500 uomini delle «fiamme gialle» hanno eseguito in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia , Emila Romagna, Toscana, Lazio e Campania circa 140 perquisizioni negli uffici di numerose imprese e aziende e nelle case di indagati e di chi potrebbe conservare documenti utili alle indagini. Le indagini del Nucleo di Polizia tributaria sono partite nel 2009, ancor prima di quelle che hanno portato all’inchiesta del pubblico ministero Stefano Ancilotto su Piergiorgio Baita e Claudia Minutillo. Hanno preso le mosse da una verifica fiscale, una delle tante, alla Cooperativa San Martino di Chioggia: i finanzieri hanno scoperto l’esistenza di una società austriaca, la «Istra Impex»con sede a Villach, grazie ad alcuni file in cui i titolari avevano nascosto la contabilità «nera».

I controlli hanno riguardato la fatturazione dal 2004 al 2009 per i lavori del Mose. Grazie alla società in Austria, di cui secondo l’accusa erano amministratori di fatto Mario e Stefano Boscolo Bacheto, sarebbe stato fatto lievitare il costo dei sassi da gettare sulla diga nella bocca di porto di Chioggia e acquistati in Croazia e delle palancole grazie alle fatture per operazioni inesistenti per cinque milioni e 864 mila euro. Il sospetto, quindi, è che in Austria i titolari della San Martino avessero creato fondi neri. Sono scattate le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Lo sviluppo delle indagini ha permesso di ricostruire le manovre, tra i mesi di maggio e giugno 2011, per pilotare l’appalto dell’Autorità portuale per lo scavo dei canali navigabili. Si trattava di un lavoro diviso in tre stralci per complessivi 15 milioni di euro. Un appalto che alla fine è stato vinto dall’Associazione temporanea d’imprese composta dalla «Lavori Marittimi e Dragaggi,» da «Zeta srl», «Clodiense Opere Marittime srl», «Somit srl», «La Dragaggi srl», la «Tiozzo Gianfranco srl», la «Nautilus stl» e la «Boscolo Sergio Menela e Figli e C. srl». Una gara vinta con un ribasso dell’11 per cento, quando invece in analoghe gare il ribasso praticato è stato anche del 46 per cento. In questo modo l’Autorità portuale ha speso da due a quattro volte di più per il dragaggio di quei canali. Alla gara avevano partecipato altre due ditte, la «Rossi Costruzioni generali srl» e la «Sales spa», che avevano presentato ribassi del 2,8 per cento e del 2,2 per cento, evidentemente fittizie. Ma soprattutto non avevano partecipato alla gara la «Mantovani, la «San Martino», la «Co.Ve.Co.» e la «Nuova Coedemar». Stando alle accuse, a fronte delle doglianze del titolare della «Lavori9 Marittimi Dragaggi» di non aver ottenuto dal Consorzio lavori per il Mose, Mazzacurati lo avrebbe assicurato che il lavoro del Porto se lo sarebbe aggiudicato lui. Con la collaborazione di Sutto e Savioli avrebbe convinto le imprese più importanti a lasciar perdere e a non presentare offerte, in cambio di alcuni lavori del Consorzio per la ricostituzione delle barene, e alle due che si erano presentate alla gara di proporre un ribasso ampiamente inferiore a quello di chi doveva vincere. I titolari di tutte le ditte coinvolte, chi non si è presentato e chi ha vinto, sono sotto inchiesta.

Postilla
Un caso clamoroso di conflitto d'interessi, che è all'origine della nascita del consorzio Venezia Nuova e della decisione di affidare a un consorzio d'imprese, quale concessionario unico dello Stato, la progettazione, sperimentzione ed esecuzione di un insieme di interventi su un ecosistema di enorme qualità e fragilità. Quella che appare dallo scandalo giudiziario è solo la punta di un iceberg. Aspettiamo che emerga il resto
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