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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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martedì 4 giugno 2013

INU: «Presidente Inu Oliva: "Buon punto di partenza per pianificazione sostenibile e lotta a consumo di suolo"»

Dall'ufficio stampa dell'INU riceviamo e pubblichiamo, l'attesa adesione dell'INU alla proposta Realacci, sapientemente rivelata nei suoi vizi  da Salvatore Settis.  Con una  nostra lunga postilla critica

"Un buon punto di partenza per impostare finalmente una stagione efficace di pianificazione urbanistica e ambientale all'insegna di un'effettiva sostenibilità", così il presidente dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, Federico Oliva, definisce la proposta di legge AC/70 Norme per il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana presentata alla Camera da Ermete Realacci (e al Senato da Linda Lanzillotta) e firmata da 75 deputati.

Il presidente dell'Inu spiega: "E' un passo fondamentale e ampiamente positivo nella lotta al consumo di suolo. Tuttavia alcune prese di posizione assai critiche apparse in questi giorni sulla stampa nazionale e firmate da autorevoli personaggi utilizzano argomentazioni parziali e in parte non corrispondenti ai contenuti della proposta di legge, che rendono necessarie alcune precisazioni". Per Oliva "il testo di legge (certamente migliorabile) fa ampio riferimento a strumenti e politiche messe in atto con successo in molti altri paesi europei, combinando obiettivi quantitativi di riduzione del consumo di suolo a politiche integrate di natura fiscale, ambientale e urbanistica".

Il presidente dell'Inu elenca le misure positive contenute nel provvedimento: "Innanzitutto individua come suoli da tutelare non solo quelli agricoli (come nel pur apprezzabile ddl Catania) ma tutti i suoli liberi non urbanizzati". Apprezzato anche il meccanismo individuato per misurare e monitorare annualmente la quantità di suoli urbanizzati, con un ruolo centrale dell'Istat, sui cui dati dovranno essere quantificati gli obiettivi nazionali e regionali di contenimento del consumo di suolo. Ma soprattutto, spiega Oliva, il contenimento del consumo di suolo è perseguito su due binari, "da un lato affiancando alle tradizionali forme di regolazione degli usi del suolo, quanto mai necessarie (pianificazione, protezione della natura, ecc.) nuove misure di tassazione (il contributo per la tutela del suolo) finalizzate a rendere sempre meno convenienti, fino ad emarginarle dal mercato, gli interventi di nuova urbanizzazione su aree libere extraurbane; dall'altro prevedendo modalità di incentivazione, con investimenti e misure di defiscalizzazione che sostengano il recupero delle aree dismesse e sottoutilizzate". Il presidente Inu la descrive come "una strategia d'azione combinata, il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana, praticata con successo in molte nazioni europee. La riforma della fiscalità locale (oggi non disciplinata) ne costituisce il nodo strategico" ma "va comunque chiarito, per evitare ogni equivoco, che il 'contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana' è dovuto per l'edificazione sulle aree libere, agricole o naturali, solo se su queste è consentita un'edificabilità già prevista dagli strumenti urbanistici vigenti. Il che non vuol certo dire, come sostenuto in maniera assai poco informata nelle posizioni di critica che sia sufficiente pagare una tassa per edificare un suolo libero!"

Altre le disposizioni da apprezzare nella proposta di legge Realacci: "La possibilità indicata per incentivare l'uso del patrimonio edilizio esistente (e per sviluppare nuove politiche dell'affitto) consentendo ai Comuni di incrementare le aliquote IMU sugli immobili agibili ma mantenuti non occupati; l'introduzione di una fiscalità 'di scopo' come sostegno, in una fase, inutile dirlo, di risorse inesistenti, per progetti e programmi di pubblico interesse a carattere ambientale, energetico o abitativo; l'introduzione di forme di compensazione ecologica preventiva, già utilizzate con successo per esempio in Germania: per ogni suolo urbanizzato viene prevista la preventiva cessione alla collettività (a spese di chi fa l'intervento) di un'area delle medesime dimensioni e con le stesse prestazioni naturali ed ecologiche di quella trasformata".

Fondamentale poi, per il presidente Inu, "un altro punto cruciale della proposta di legge", ovvero "il ristabilimento dell'originaria funzione degli oneri di urbanizzazione, che negli ultimi anni potevano essere utilizzati fino al 75% per le spese correnti dei Comuni, prevedendo che siano vincolati alla esclusiva realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, eliminando una delle concause più evidenti del consumo di suolo negli ultimi anni e cioè la scelta operata da molti Comuni di utilizzare l'edilizia per sostenere le finanze locali" . Poi "la proposta di legge, pur nel rispetto dell'autonomia legislativa regionale, introduce il principio (fondamentale) della decadenza temporale dei diritti edificatori privati, liberando il suolo dall'attuale indissolubile legame con le sue destinazioni edificatorie".

Oliva conclude smentendo alcuni elementi di critica su tratti della legge comparsi nel dibattito degli ultimi giorni: "Il comparto edificatorio (già previsto nella legge del 1942) non comporta una privatizzazione della pianificazione territoriale, in quanto strumento di organizzazione territoriale e proprietaria, soggetto a pianificazione attuativa, la cui approvazione spetta per legge al Comune ed è quindi ampiamente soggetta al controllo pubblico. Quanto alla vicinanza di questa proposta di legge a quella presentata a suo tempo dall'on Lupi, essa può essere ravvisata, in modo molto grossolano, nell'uso di alcuni termini e di alcuni strumenti (perequazione, incentivazione, diritti volumetrici, ecc,) che però in questo contesto indicano una strada del tutto alternativa a quella a suo tempo proposta da quella proposta di legge, approvata dalla Camera, che l'INU ha fortemente contrastato, evidenziandone errori e contraddizioni, senza alcuna forzatura ideologica".


Postilla

Non stupisce affatto l’adesione entusiasta del presidente dell’INU al disegno di legge Realacci.  Basta riandare alla storia dell’approvazione da parte della Camera dei deputati della Legge Lupi nel 2006 (poi fu fortunatamente stoppata al Senato). E basta ricordare le orgogliose dichiarazioni di Maurizio Lupi, quando, dal sito di Forzaitalia,  informò gli ignari del «clima di collaborazione con l’opposizione» grazie al quale  in cui il testo era nato. Non aveva bisogno, del resto,  di questa informazione chi aveva seguito da vicino la vicenda e aveva potuto verificare giorno per giorno la funzione di cerniera (il mestiere di facilitatori) che i più o esponenti dell’INU e di Legambiente hanno svolto tra la destra e la sinistra. Nè chi aveva letto gli articoli scritti da Giuseppe Campos Venuti, Carlo Barbieri e Federico Oliva sul n. 203/2005 di Urbanistica Informazioni. per quanto riguarda l'intesa dell'on. Realacci all'approvazione della legge Lupi icrdo che la segnalammo già quando, in un eddytoriale,  definimmo la stesura "emendata"della legge come  Lupo in veste d'agnello.
Del resto, come dimenticare che i più perversi strumenti della deregulation e della liquidazione del piano “autoritativo”, cioè pubblico, a favore del piano “concertato”, cioè gestito dagli immobiliaristi, sono nati proprio dall’INU. Perequazioni, compensazioni, trasferimenti di cubatura sono strumenti lanciati dall’Inu, l’antico Istituto di alta cultura eretto in ente morale, dopo aver perso ormai ogni capacità critica sulla crescita indefinita della “città della rendita”. Perfino i “diritti edificatori” sconosciuti dal diritto italiano, sono stati inventati dai massimi dirigenti dell’INU, in occasione della formazione del PRG di Roma del 2006; l’invenzione lessicale  è stata prodotta per fornire un alibi alla non cancellazione di  15mila ettari  di Agro romano impegnati dalle previsioni di un piano ipertrofico (risalente al 1962). Essa ha avuto facile espansione grazie alla generale voglia di edificazione che ha permeato i poteri forti e l’ideologia dominante in Italia, e distrutto il Belpaese, E’ stata infilata nel codice civile (articolo 2643 e non 2642, come cita il ddl Realacci). solo nel 2011, in forma del tutto generica, tra le fitte maglie della conversione in legge del decreto “disposizioni urgenti per l'economia” (legge 106/2011).   
Riverniciare  la ripresa del cammino dell’urbanistica privatizzata di Maurizio Lupi con l’alibi della lotta al consumo di suolo è la testimonianza del livello culturale e morale cui si è giunti. Ma la storia non è finita, come ormai si è compreso.  


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