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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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mercoledì 8 maggio 2013

Un progetto per salvare la Fattoria Medicea

«Se si mettessero insieme il Comune, la Provincia, la Regione, il Ministero dell'Agricoltura e quello dei Beni culturali che potrebbero studiare insieme un progetto per recuperare nella loro integrità gli orti, i campi coltivati com'erano mezzo millennio fa?» Corriere della Sera, 8 maggio 2013 

Un altro inverno così e delle meravigliose Cascine di Tavola resteranno solo macerie. Sulla tenuta modello di Lorenzo il Magnifico scoperchiata nel lontano 2008 dai barbari palazzinari che volevano trasformarla in un condominio di lusso, si sono accaniti i mesi più piovosi da decenni a questa parte, con precipitazioni di almeno un terzo superiore alla media e «filotti» di pioggia anche di undici giorni consecutivi.

Va da sé che a metà marzo il giornale online Notizie di Prato titolava: «Ancora crolli alla Fattoria Medicea». Un delitto. Tanto più che il fallimento della società proprietaria del complesso potrebbe aprire, almeno sulla carta, opportunità insperate. Dato per scontato che la prima asta vada deserta, è possibile che le Cascine possano finire per una somma non astronomica in mano pubblica. Certo, il Comune di Prato che deve farsi perdonare il permesso dato a suo tempo ai costruttori per stuprare la straordinaria tenuta agricola rinascimentale, non potrebbe farcela da solo. Troppi soldi per l'acquisto, probabilmente non meno di 11 o 12 milioni di euro. Troppi per i restauri, che saranno lunghi e complessi. Ma se si mettessero insieme il Comune, la Provincia, la Regione, il Ministero dell'Agricoltura e quello dei Beni culturali che potrebbero studiare insieme un progetto per recuperare nella loro integrità gli orti, i campi coltivati, i canali della rete di irrigazione così com'erano mezzo millennio fa? Magari anche l'Europa, davanti a un progetto serio, potrebbe scucire un po' di soldi...

«Il guaio è che la Regione, finora, non ci sente», spiega Mariarita Signorini, vicepresidente di Italia Nostra in Toscana e appassionata sostenitrice della battaglia per salvare le Cascine. «È arrivata a spendere quattrocento milioni di euro per tappare i buchi finanziari pazzeschi dell'ospedale di Massa ma su questi bisogni culturali è assai meno sensibile». Riuscirà a far qualcosa di nuovo il ministro dei Beni culturali sulla cui groppa sono caduti tutti i problemi lasciati irrisolti da un sacco di tempo?

Certo, non è solo il Comune di Prato ad avere il dovere di farsi perdonare dai cittadini italiani. Il progetto per stravolgere l'antica fattoria medicea, un «insolito edificio quadrato a corte centrale e torri angolari, attribuito a Giuliano da Sangallo» trasformandola in un complesso immobiliare di 160 bilocali (alcuni col giardinetto privato) più un hotel a quattro stelle più un ristorante e negozi e parcheggi e campi da tennis e centri benessere con saune, fitness e palestre, infatti, aveva avuto il via libera perfino di una dirigente della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici. Dirigente poi messa sotto inchiesta dalla magistratura insieme coi responsabili della società «Agrifina» che, coinvolti anche in una brutta storia di fatture false, avevano venduto tutto a loro volta «chiavi in mano» all'immobiliare Fattoria Medicea, costituita al 60% dalla Re Sole e al 40% da Pirelli Real Estate che da allora ripetono: «Noi non c'entriamo». Ecco, se dai loro sensi di colpa potessero rinascere le Cascine...
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