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domenica 19 maggio 2013

Intese strette. Non chiudete quella porta!

Mettere Berlusconi fuori dal parlamento per via
 del conflitto d’interessi? Il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, osa: «Per la legge non può essere eletto». Il Pdl minaccia fuoco e fiamme e parte la ritirata. Il manifesto, 19 maggio 2013, con postilla

Niente paura, «il governo non rischia», il Pd «non dà indicazioni di voto ai componenti della giunta» e insomma, solo «una posizione personale». Verso sera, rimasto praticamente solo a fronteggiare l’ira del Pdl, il presidente dei senatori democratici, Luigi Zanda, ingrana la retromarcia. Spiega che le sue considerazioni affidate all’Avvenire sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi «secondo la legge, in quanto concessionario, non è eleggibile. Ed è ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui» sono farina del suo sacco. La pensa così da anni e lo dice da sempre, aggiunge, quindi «non sarebbe serio» cambiare posizione ora solo perché è capogruppo del Pd. Con il Pd sottinteso alleato del partito di Berlusconi.

Alla lettura dell’intervista di Zanda a Avvenire , i pidiellini però hanno un travaso di bile. Uno dopo l’altro tuonano. C’è chi chiede che intervenga Guglielmo Epifani per richiamare Zanda all’ordine, chi, come la sottosegretaria Biancofiore, rivolge la stessa sollecitazione a Enrico Letta. Chi si infiamma per le parole «incendiarie» e chi avverte: così salta il governo. Guai, insomma, a toccare i molteplici conflitti d’interesse del Cavaliere. E a mettere in dubbio il suo alto profilo istituzionale. Perché Zanda si lascia andare anche a un’altra considerazione: «Non è mai stato nominato nessun senatore a vita che abbia condotto la propria vita come l’ha condotta Berlusconi. Non credo che debba aggiungere altro». Si indigna Schifani: «Valutazioni morali inopportune». Esagera Brunetta: «Intimidazione nei confronti del Colle». Da Zanda, invece, una strapazzata anche a Roberto Formigoni, che dovrebbe dimettersi da presidente della commissione agricoltura visto che ne è stato chiesto il rinvio a giudizio per il caso Maugeri.

Ce ne è abbastanza per far saltare sulla sedia lo stesso Enrico Letta, via Dario Franceschini parte felpato un richiamo all’ordine. Si adegua Donatella Ferranti, presidente della commissione giuistizia della camera, Pd: «Zanda ha parlato a titolo personale» di un tema, il conflitto d’interessi, che «va approfondito» (del resto se ne parla solo da vent’anni). Finora, del resto, il Pd aveva osato solo un «non è una priorità» rispondendo alla nuova offensiva sulle intercettazioni, capitolo dell’ennesima carica anti-toghe seguita alla condanna dell’ex premier sui diritti tv e alla requisitoria di Boccassini sul caso Ruby. Oltretutto, l’intervista di Zanda aveva eccitato i 5 Stelle, pronti a votare per l’ineleggibilità con il Pd.

E così, appunto, il capogruppo Pd si corregge. Chiarisce di non far parte della giunta delle elezioni e delle immunità di palazzo Madama «quindi non voterò su Berlusconi» e aggiunge spargendo ancora acqua «non mi sfuggono i precedenti della camera che ha già votato varie volte con un’interpretazione opposta alla mia». Interpretazione, del resto, quella pronunciata nell’intervista, che suonava come un’esibizione di bandiera, un modo per cercare di uscire dall’imbarazzo delle larghe intese in salsa berlusconiana. Proprio Zanda, infatti, l’altro giorno avrebbe spiegato al gruppo democratico provocando il malumore di una parte dello stesso gruppo, compreso Felice Casson che alla giunta per le elezioni e le immunità va votato come presidente il leghista Raffaele Volpi, come da accordo con il Pdl. E se finisse così, si può escludere in partenza che venga ammessa al dibattito (facoltà che attiene appunto al presidente della giunta) la richiesta di ineleggibilità del Cavaliere che i 5 Stelle presenteranno.

Interpellato sul tema rovente della giustizia, da Varsavia Letta chiude il caso: «Non mi faccio distrarre dal programma di governo». E dire che il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Sabelli, si sarebbe aspettato «una reazione un po’ più ferma, compatta e corale dalla politica e dalle istituzioni» dopo gli attacchi alle toghe. Ma le larghe intese hanno la meglio, anche se ogni giorno più strette. E anche se dopo l’altolà di Napolitano che al Messaggero dice «capisco chi si trova impigliato», ma «meno reazioni scomposte arrivano, meglio è» il Cavaliere promette di fare il buono per un po’: niente comizi, sarà solo a Roma il 24 per sostenere Alemanno.


Postilla
Avevamo espresso un dubbio sulla durata della giusta posizione di Zanda, quindi l'esito della sua denuncia dell'illegittimità di Berlusconi nel Parlamento  non ci sorprende. Rimane in noi una domanda inquietante:  di quale arma dispone il Cavaliere per asservire i manovratori del PD?
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