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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 22 maggio 2013

L’ambiente e la politica

Un appello   del "Gruppo di San Rossore" alla politica perchè si  aprano le orecchie alla ragione e alle ragioni della tutela della natura. Con postilla

Tra le molte e complicate situazioni che il nuovo governo e il nuovo parlamento e con loro le regioni dovranno affrontare rientra - e non tra le ultime - l’ambiente. E se per altri aspetti si tratterà come già sta accadendo di rimettere mano a vecchie agende bisognose di revisione e aggiornamento nel caso dell’ambiente urge trovargli finalmente un posto che finora non ha avuto né nei programmi di governo quanto negli impegni parlamentari al punto da essere stato del tutto snobbato persino in campagna elettorale.

Che per qualcuno si debba ripartire con un condono la dice lunga sui tempi che corrono e sui rischi che ancora una volta le cose non cambino. Qui per uscire dal tunnel bisogna sia chiara soprattutto una cosa e cioè che la crisi sociale con i suoi effetti da macelleria dipende al pari dei disastri ambientali da una politica economico-finanziaria che si è messa sotto i piedi con i diritto al lavoro e alla solidarietà i valori dei beni comuni, della sicurezza, della salute, del paesaggio e della natura. Due facce insomma della stessa medaglia.Ne deriva quindi l’estrema necessità e urgenza di una nuova politica economico-sociale ma anche e non di meno di politiche di programmazione e pianificazione del governo del territorio di cui da tempo si sono perse le tracce.

Per essere più chiari onde evitare possibili ambiguità ed equivoci che in qualche misura si avvertono già da tempo bisogna finalmente imboccare politiche che puntino sulla greeneconomy che da sole tuttavia non rispondono alle esigenze complessive di nuove politiche ambientali in grado di fronteggiare adeguatamente e finalmente la gestione dei beni comuni, del suolo, del paesaggio, della natura. Politiche che non possono dipendere in nessun caso esclusivamente da quelle economiche che devono ‘sottostare’ costituzionalmente al governo pubblico.

Qui è indispensabile una riflessione seria sul carattere di queste nuove politiche ambientali con le quali si devono misurare le istituzioni e la politica ma anche i tanti movimenti i quali hanno l’indiscutibile merito di non essersi rassegnati a quel che finora ha passato il convento. Essi hanno il merito con le loro denunce, comitati, petizioni di essersi opposti a impianti insicuri o pericolosi, a infrastrutture invasive e molto altro ancora. Ma dall’insieme di queste iniziative locali o anche più ampie innegabilmente legittime spesso non emergono proposte, progetti, ipotesi in grado di configurare per aree vaste, regionali e nazionali quelle nuove politiche di cui ha bisogno oggi il governo del territorio. Vale sul piano nazionale ma anche regionale.

Se guardiamo in questo momento alle vicende toscane abbiamo conferma di questa contraddizione che vede regione e comuni quasi ai ferricorti sul paesaggio che si teme possa anche per certi atteggiamenti anche ma non solo delle sopraintendenze un impedimento ad interventi e operazioni a cui i comuni non possono sottrarsi. Qui si avverte subito quanto la rete istituzionale si sia smagliata in questi anni rispetto anche al passato che aveva visto entrare in gioco con la regione e i comuni le province, i parchi e le aree protette, le autorità di bacino come interlocutori fondamentali di nuove politiche nazionali. Protagonisti oggi sempre più deboli o scomparsi o in via di sparizione e il cui ruolo appare sempre meno incisivo nonostante  –spesso - normative importanti che lo stato ha però spesso smantellato o messo in mora; la legge sul mare, la legge sul suolo, la legge sui parchi e le aree protette e tutte le nuove disposizioni comunitarie.Qui la politica per le sue responsabilità istituzionali e non solo sul piano nazionale ha bisogno di riconquistare credibilità, fiducia, consenso. E tanto maggiori sono le responsabilità dei singoli protagonisti tanto maggiore deve essere la loro capacità di farlo e presto.


Postilla
Sarebbe bello se quelli che il Porcellum ha eletto (con la nostra complicità) avessero le orecchie aperte alle parole come quelle del gruppo di San Rossore. Ma quelli che, per colpa nostra, ci governano non vedono certamente i parchi naturali e le aree protette come prime oasi strappate alla distruzione e, al tempo stesso, laboratori sperimentali nella marcia per giungere alla tutela delle qualità del territorio ovunque esse siano collocate, ma solo come ingombranti recinti che possono ostacolare il percorso di un’autostrada o una licenza a svillettare. Sviviamo sotto il dominio di un regime che si ammanta di belle parole (sostenibilità, green economy) per procedere in uno “sviluppo” basato sulla concezione del territorio come luogo del “diritto di edificare”; un regime di lupi travestiti, a volte, da agnelli.
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