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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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giovedì 23 maggio 2013

La filiera delle grandi opere e gli strumenti tecnico-finanziari utilizzati

«Ovvero grandi opere, capitalismo post-fordista e corruzione liquida dello Stato post-keynesiano». Lo schema della relazione che il massimo svelatore italiano delle truffe nei lavori pubblici e nelle G.O. terrà domani al convegno indetto Ravenna contro lo spiedo Orte-Mestre, inviato il 24 maggio 2013

La grande impresa del capitalismo globalizzato è caratterizzata da una organizzazione fondata sul cosiddetto “outsourcing”, che sta ad identificare un processo di scomposizione e svuotamento della fabbrica fordista che passa da un'organizzazione “a catena piramidale” ad un sistema “a rete virtuale”. La piramide dell'impresa fordista si è decomposta in una enorme ragnatela formata da tante ragnatele sempre più piccole, con al vertice il ragno più grande, collegato alle altre ragnatele con tanti ragni sempre più piccoli.
Questo modello di impresa non può che essere orientato sempre più al controllo dei fattori finanziari e di mercato e sempre meno ai fattori della produzione. Una grande impresa virtuale, orientata solo al mercato e alla finanza, scarica inevitabilmente, attraverso una ragnatela di appalti e subappalti, la competizione verso il basso e induce anche nella piccola e media impresa una competizione tutta fondata sui fattori più poveri e di basso profilo che alimentano lavoro nero, lavoro grigio, lavoro precario, lavoro atipico.
La grande opera è l'unico prodotto che può consentire a questo modello di impresa virtuale di massimizzare i profitti o addirittura semplicemente di funzionare. La stessa grande opera realizzabile da questo modello di impresa deve caratterizzarsi per alcuni elementi essenziali: non può essere un grande intervento diffuso sul patrimonio esistente, ma deve essere un opera nuova e con scarse interferenze con l'esistente.
La grande opera sollecitata dall'impresa post-fordista deve avere un valore innanzitutto per il presente, prescinde dal passato e dal futuro: è la protesi della incapacità di progettare il futuro e del suo totale sganciamento da un passato negato o rimosso.
La grande opera è pure quella che consente alla classe dirigente politica (sempre più caratterizzata da marioli) e imprenditoriale (sempre più caratterizzata da faccendieri) di scaricare sul debito pubblico le risorse erogate oggi a questi parassiti del nostro futuro. L'alleato dei marioli e dei faccendieri è il finanziere d'accatto di questo mondo bancario che costruisce l'affare della grande opera sul debito, con il cosiddetto “project-financing”, una locuzione tutta e solo italiana e che, priva di riscontro nella terminologia anglosassone, assomiglia tanto alla “zuppa inglese”, nota in Italia e sconosciuta in Inghilterra.
La Orte-Mestre, come il TAV, come il ponte sullo Stretto di Messina, come la Quadrilatero, come tutte le grandi opere oggi, in un contesto di consumo del territorio che non ci possiamo più permettere, è il piatto più ambito e consumato sulla tavola della nuova tangentopoli nella quale i faccendieri post-fordisti possono azzannare beni e risorse pubbliche con i marioli dei partiti virtuali dello stato post-keynesiano. Siamo dunque all’esatto ribaltamento delle politiche Keynesiane del secolo scorso. Prima si consegnano soldi e affari alla casta dei burocrati super retribuiti delle imprese scatole vuote e delle banche e poi si chiede ai cittadini di ripianare il debito, il keynesismo alla rovescia, si da ai ricchi e si fa pagare ai poveri: questo è esattamente il cosiddetto project- financing.
Con il project-financing, e la esplosione delle società di diritto privato controllate o partecipate dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali, le politiche Keynesiane alla rovescia si stanno diffondendo in modo devastante a livello locale. Siamo infatti allo stesso livello della ricontrattazione del debito con le operazioni dei “derivati” che scaricano sui debiti futuri gli oneri di convenienze virtuali immediate. Qui però stiamo parlando non di qualche decina di miliardi di euro, bensì di centinaia di miliardi di debiti che si sono già accumulati e che emergeranno solo fra qualche anno nei bilanci correnti degli Enti Locali che si sono avventurati in queste operazioni. Stiamo parlando di un numero semplicemente straordinario di contratti e di società che operano in un regime di diritto privato, che sono fuori dalle regole e dal controllo della contabilità pubblica.
Una marea di attività economiche, controllate, determinate e gestite da Presidenti e Consigli di Amministrazione nominati dai partiti, da questi partiti, e nelle quali il ruolo ed i rapporti fra politici, tecnici e imprenditori si confondono e diventano sempre più intercambiabili e intercambiati. La spesa pubblica non più dunque pilotata dalla transazione occulta della tangente, ma che diventata puramente e semplicemente carne di porco azzannata direttamente e senza intermediazioni da partiti, imprese e boiardi.
La corruzione: tutto continua come prima, ci raccontano le voci bipartisan di questo sistema liquido dei partiti. In realtà la triangolazione tipica del sistema di tangentopoli è stata ampiamente sostituita da un sistema di relazioni e di convenienze più immediato e più complesso, nel quale gli illeciti corrono sul filo della illegalità e comunque sono molto più difficilmente contrastabili. In questo contesto, la mafia e la borghesia mafiosa trovano spazi straordinari nella frantumazione e fuga dalle regole delle imprese, nella irresponsabilità dei tecnici nella gestione delle risorse, nella presenza diffusa, confusa e mascherata, della partitocrazia nelle istituzioni e nelle spa collegate, con i partiti frantumati, assenti nella società, vivi e vegeti e radicati solo nelle istituzioni e nelle spa lottizzate.
I partiti come la corruzione sono diventati un sistema liquido che prende solo la forma dei contenitori della spesa pubblica. Se i partiti della cosiddetta prima repubblica sono scomparsi, con loro sono scomparse anche le prassi che li hanno storicamente caratterizzati, statuti e regole che garantivano selezione e partecipazione. Quello che la Costituzione indica come lo strumento fondamentale per la formazione del consenso e per il concorso democratico dei cittadini per il governo delle istituzioni, è invece oggi qualcosa di indefinito, potendo essere tutto ed il contrario di tutto. Partiti che, in questa condizione, e dato il contesto descritto, sono strutturalmente orientati alla illegalità, anzi catalizzatori di illegalità.
La nuova tangentopoli post-fordista e post-keynesiana si è popolata di un numero impressionante di faccendieri senza imprese e di marioli di partiti liquidi, che occupano e sono occupati dalla spesa pubblica. Il sistema si è popolato di un esercito di ladri di istituzioni e di servizi pubblici, di ladri di verità e di memoria, di ladri di politica e di democrazia.
La Orte-Mestre è la grande opera che serve solo a soddisfare gli appetiti della grande impresa virtuale post-fordista, ed è il piatto tipico dello stato post-keynesiano che consente ai faccendieri ed ai marioli di questa nuova tangentopoli di soddisfare un appetito vorace guidato da un egoismo cieco che vive solo nell'oggi, che ignora e cancella le nostre storie, che consuma e ipoteca il nostro futuro.
 Fermiamoli prima che sia troppo tardi.



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