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Il Porcellum all’esame della Consulta deciderà se la legge è costituzionale

«Mentre la politica volutamente cincischia sulle riforme, la svolta arriva dalla magistratura. Succederà così anche con la legge elettorale»Ma le leggi non le fa e le abroga il Parlamento? Se è così, allora che cosa aspettano gli eletti dal popolo ad abrogare il Porcellum e tornare alla legge elettorale di prima? La Repubblica, 17 maggio 2013 

PROPRIO così. L’ordinanza con cui i supremi giudici accolgono il ricorso dell’avvocato Aldo Bozzi, a nome di altri 27 firmatari, è già pronta. Anche già sottoscritta. Manca solo la materiale diffusione. Ormai è questione di ore. Lì è scritto che solo la Consulta può decidere ormai sui pesanti rilievi mossi da Bozzi al Porcellum, una legge «irragionevole» per numerosi motivi e quindi incostituzionale. «Una legge truffa peggiore di quella che ne porta il nome e che al suo confronto era bellissima» taglia corto Bozzi quando, nel suo studio di Milano, apprende da Repubblica che la Cassazione ha deciso in linea con quanto proprio lui chiedeva alla fine di un articolato ricorso “pesante” di oltre 50 pagine.

È un personaggio Aldo Bozzi. Ben 79 anni, ma la voce di un giovanotto. E l’energia pure. Nipote «prediletto», come lui stesso ammette, dello zio che aveva lo stesso nome, famoso liberale e protagonista della Resistenza. Il “giovane” Bozzi è un avvocato esperto in diritto amministrativo, che dopo trent’anni da avvocato dello Stato e venti di professione, adesso si dedica soprattutto ai ricorsi per il Tribunale dei diritto dell’uomo di Strasburgo. Non ha sponsor politici. Perché, allora, da anni tenta in tutti i modi di far cadere il Porcellum? «La mia è una ribellione personale». Le ragioni? «È una legge vergognosa, un imbroglio pazzesco, che produce un Parlamento di “nominati” e non di eletti. Gli italiani non eleggono i loro rappresentanti, e questo è contro la Costituzione».

Quanto è importante la scelta della Cassazione? Bozzi ride di una risata piena. Poi sillaba: «È una decisione i-m-p-o-r-t-a-nt- i-s-s-i-m-a». Chiosa: «È la scossa elettrica che serviva». Innegabile la sua valutazione. Soprattutto perché — incredibilmente — la politica tutta ha dimostrato in questi anni di essere sorda. Anche ai messaggi spediti dalla Consulta. L’ultimo è del presidente Franco Gallo. Fresco del 12 aprile. Eccolo rispondere così a una domanda: «La legge elettorale va cambiata. Non sta ame dire come debba essere quella futura. Ma il Porcellum è di dubbia costituzionalità». La Corte non è mai stata tenera con la legge Calderoli. Basta andare a rileggersi le sentenze del 2008, la 15 e la 16, relatori per la prima l’ex presidente Ugo De Siervo e per la seconda Gaetano Silvestri, con cui si respingevano due possibili referendum, e ancora la 13 del 2012, relatore Sabino Cassese. Lì è scritto che la Corte, nell’impossibilità, in quel tipo di decisione, «di dare un giudizio anticipato di legittimità costituzionale », tuttavia segnala al Parlamento «l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici della legge con particolare riguardo all’attribuzione di un premio di maggioranza, sia alla Camera che al Senato, senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o di seggi».

Bisognerà leggere l’ordinanza della Cassazione per capire quali “dubbi” i supremi giudici hanno deciso di inviare alla Consulta. Per certo Bozzi, nel suo ricorso scritto con i colleghi Claudio Tani e Giuseppe Bozzi, ne ha indicati molti. Alcuni illustrandoli anche alla luce dei risultati delle recenti elezioni politiche. Il fil rouge è «l’irragionevolezza ». È irragionevole «un premio di maggioranza senza una soglia minima di voti ottenuti ». Un simile premio dovrebbe «assicurare la governabilità». Ma al Senato «18 premi di maggioranza, ognuno in base ai risultati di una Regione, garantiscono solo l’ingovernabilità». Palesemente violato l’articolo 48 della Costituzione perché «il voto di un elettore residente in Lombardia vale circa 10 volte quello di un residente in Umbria o in Basilicata». Si aggiunge la discrasia tra Camera e Senato, «l’illegittimità di due quozienti differenti per l’attribuzione dei seggi». Ma l’anomalia delle anomalie resta il voto indiretto perché la legge «non consente quello diretto ai singoli candidati concorrenti». Negata la preferenza, c’è il vulnus all’articolo 48 della Carta laddove parla di «un voto personale ed eguale, libero e segreto» e al 56 dove c’è il riferimento al «suffragio universale e diretto». Bozzi vede leso anche il potere del presidente della Repubblica di nominare il premier perché il voto dell’elettore vale anche come indicazione dell’unico capo della coalizione che figura già inserita nella scheda elettorale».

A questo punto è questione di tempi. Quelli della Consulta sono solitamente lunghi, ci vogliono in media tra i sei e gli otto mesi per verificare l’ammissibilità, calendarizzare, tenere l’udienza pubblica e decidere e poi scrivere la sentenza. Ma forse per una questione epocale come questa, e con il voto politico dietro l’angolo, un’accelerazione potrebbe essere realistica. Sempre che la politica non decida a sua volta di battere la Corte