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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 23 maggio 2013

Falck, Penati assente in aula non rinuncia alla prescrizione sparisce il reato di concussione

Saviano: «Scempio di cui è responsabile anche il Pd». La “pacificazione” e le “larghe intese” sono il collante della “città della rendita”. Guai a toccare i suoi eroi! La Repubblica, 23 maggio 2013

Dopo aver disertato l’apertura del dibattimento dieci giorni fa, aveva assicurato che avrebbe partecipato alle altre udienze e che si sarebbe difeso nel processo. Ma ieri, Filippo Penati è stato evocato in aula, senza successo, dal presidente del tribunale, poi dal suo avvocato che ha cercato di raggiungerlo al telefono, infine dal pm che — quando tutto era ormai deciso — ha sbottato verso il legale dell’ex presidente Pd della provincia di Milano: «Scusi, è sempre qui, ora è sempre fuori città? Poteva presentarsi anche l’altra volta...». Pochi minuti prima, il presidente del tribunale, Letizia Brambilla,aveva dichiarato la prescrizione per il politico, che è stato anche capo della segreteria di Pierluigi Bersani.

Evaporano così i tre capi d’imputazione sulle presunte tangenti per la riqualificazione delle aree Falck e Marelli di Sesto San Giovanni, dove Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001, il filone più corposo dell’inchiesta dei pm di Monza, Franca Macchia e Walter Mapelli. «Una prescrizione “suo malgrado” — ha scritto Roberto Saviano su Facebook — Quella di Penati è una triste mistificazione». Prima di dichiarare la prescrizione, il giudice Brambilla ha chiesto al difensore di Penati, Matteo Calori, se Penati intendesse presentarsi in aula per dichiarare un’eventuale rinuncia. L’avvocato ha tentato di contattare, senza riuscirci, l’ex politico. «Penati non verrà, non posso dire altro sulla sua volontà» ha detto il legale. «Dobbiamo interpretarlo come una non rinuncia alla prescrizione? », ha chiesto ancora il giudice. «Non ho mandato per dire qualcosa su questo. Non posso assumere la responsabilità di una sua decisione», è stata la risposta di Calori.

Il tribunale non ha avuto scelta: Penati esce dal processo per le imputazioni più vecchie relative alle aree Falck e Marelli, mentre dovrà rispondere di quelle più recenti. Innanzitutto, le accuse relative alla compravendita del 15% della Milano-Serravalle, che la Provincia acquistò dai Gavio, garantendo al gruppo di Tortona una maxiplusvalenza di 179 milioni. Era il 2005, e poco dopo gli stessi Gavio parteciparono con 50 milioni alla scalata, poi fallita, di Unipol. Sotto inchiesta anche un’altra operazione con una società dei Gavio, Codelfa: l’appalto per la concessione dei lavori della terza corsi della A7. E ancora più recenti sono le ipotesi di finanziamenti illeciti incassati dalla fondazione di Penati, “Fare Metropoli”: contributi arrivati nel 2009 a banchieri come Massimo Ponzellini (ex Bpm) e imprenditori come Enrico Intini e Roberto De Santis,vicini al Pd pugliese. Ieri in udienza, imputato di corruzione, c’era anche Antonino Princiotta, l’ex segretario generale della provincia di Milano, difeso dall’avvocato Luca Giuliante. La sua posizione, insieme a quelle di Penati, confluirà a giugno nel procedimento principale, accanto agli imputati che non hanno optato per il rito immediato. Tra loro, Giordano Vimercati, capo di gabinetto di Penati; Bruno Binasco, manager dei Gavio; il grande accusatore del “Sistema Sesto”, Piero Di Caterina.

Oltre ad accusare duramente Penati, Roberto Saviano prende di mira anche il Pd. «Non solo ha dolosamente contribuito alla modifica della legge, nascosta nel “pacchetto anticorruzione”, che ha ridotto i termini per la prescrizione, consentendo questo scempio, ma oggi nessuna voce si alza a stigmatizzare questa falsificazione della realtà. Se voleva rinunciare alla prescrizione, Penati avrebbe potuto farlo subito salvando non solo la sua dignità, ma quella di un intero partito, oggi smarrita».
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