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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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mercoledì 15 maggio 2013

Dublino «pop-up», tra crisi e rilancio

Uno spaccato di grande città in divenire all'interno della crisi economica, che potrebbe valere anche per tanti casi italiani. Il manifesto, 15 maggio 2013 (f.b.) 

Le classifiche in genere non sbagliano e se Dublino si trova al quarto posto dell'Un Habitat Prosperity Index, a pari merito con Copenaghen, c'è da crederci che il peggio sia passato e la capitale irlandese inizi a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel della crisi. Merito di politiche oculate adottate per ridare gradualmente slancio ad una città seriamente segnata dalla fine del Celtic tiger, il boom economico bloccatosi repentinamente nel 2008 lasciando dietro di sé conseguenze difficilmente metabolizzabili da parte dell'intero contesto urbano.
Più che la crisi finanziaria internazionale è stata la fine del boom ad anticipare le conseguenze di un declino che per la capitale del paese a cui tocca la presidenza di turno dell'Ue si è tradotto nell'esplosione dell'urban sprawl (dispersione urbana), nell'assenza di un efficace sistema di trasporto urbano e in una debolezza cronica dell'amministrazione locale, spesso incapace di far fronte alle sfide del cambiamento.

La speculazione edilizia fa boom
Un giro serale fra i palazzoni semi-deserti dei Docklands, illuminati solo da poche lucine che testimoniano l'altissimo numero di appartamenti sfitti, dà chiaramente l'idea degli errori di pianificazione commessi da meta anni '90 in poi in un quartiere che doveva essere il nuovo polo di sviluppo per la capitale, soprattutto sul fronte tecnologico. Nella città che ospita oltre la metà delle 8700 imprese attive nell'Ict del paese e dove hanno sede alcuni tra i maggiori player del settore (tra cui Google, Facebook e Microsoft), realizzare un quartiere capace di assorbire la domanda abitativa e di servizi dei nuovi residenti è apparsa una scelta logica e di grande fascino soprattutto per gli immobiliaristi, che hanno approfittato del boom e dell'assenza di un'efficace pianificazione per costruire in zone sempre più lontane dal centro. Zone fantasma e graduale migrazione verso sobborghi e cittadine(Wicklow, Louth, Laois) fino a 100 chilometri dal centro sono i risultati di uno sviluppo sfrenato che affianca Dublino a Madrid in testa ai ranking europei sullo sprawl urbano.

Alla costruzione di nuove strade extraurbane non è corrisposto un uguale sviluppo del trasporto pubblico: il sistema di metropolitana leggero del Luas conta solo due linee, insufficienti a soddisfare i bisogni di mobilità dei residenti del centro e delle periferie. «Uno degli aspetti positivi della crisi- sottolinea il giornalista dell'Irish Times Frank McDonald - è stata la riduzione dei livelli di traffico urbano visto che le persone si spostano meno rispetto a prima, con una disoccupazione che resta ancora al di sopra del 14 per cento. Il lato negativo è che l'amministrazione locale e il governo sono al verde e ci sono meno risorse disponibili per grandi progetti, tra cui la riqualificazione degli edifici storici».

Tanti negozi a tempo, «pop-up»
Nonostante la scarsità di risorse e i poteri limitati dei comuni in un paese in cui il processo decisionale è particolarmente centralizzato, il City Council di Dublino sta attuando un ambizioso Development Plan che punta sulla collaborazione con le imprese e su una migliore pianificazione spaziale per contrastare gli effetti urbani della crisi e coniugare rilancio economico e qualità della vita. L'estensione della Luas per connettere al meglio il nord e il sud della città anche attraverso l'intermodalità con altre forme di trasporto già esistenti e la creazione di un nuovo campus universitario multifunzionale tra Whitehall e Ballymun (nella periferia a nord-ovest del centro) sono i grandi progetti su cui l'amministrazione cittadina sta puntando per migliorare l'attrattività urbana. «Il partenariato pubblico-privato è un modello che ha funzionato parecchio, sia sul fronte della pianificazione progettuale che per contrastare gli effetti della fine del boom economico» spiega Paraic Fallon, senior planner del Dublin City Council, che individua in scarsa regolazione degli interventi, cattiva pianificazione e mancanza di governance le vere cause del crack immobiliare, «che negli anni ha costruito edifici nei posti sbagliati» e ha fatto schizzare alle stelle gli affitti delle attività commerciali in intere arterie del centro cittadino.

Rispetto a quanto accaduto in altre capitali europee (un esempio su tutte Atene) che vedono intere file di serrande abbassate in tanti isolati del centro, a Dublino è stata proprio l'azione di mediazione promossa dal comune a scongiurare questo fenomeno grazie agli incentivi all'apertura dei pop-up shop, attività commerciali aperte per un tempo limitato all'interno di strutture sfitte posizionate soprattutto lungo le strade principali (come a Dame Street, dove ha sede il celebre ristorante Crackbird, aperto solo pochi mesi all'anno).
Il City Council ha favorito l'incontro tra domanda e offerta di locali disponibili a una locazione temporanea compilando una lista e offrendo consulenza soprattutto a giovani imprenditori capaci di rivitalizzare intere strade, sia in centro che in periferia. «In Irlanda i contratti d'affitto sono molto stringenti e possono essere rinegoziati solo al rialzo- spiega l'architetto Alfred Cochrane - Con l'aumento dei prezzi, legato ai mutui elevatissimi contratti da molti proprietari, si preferiva spesso tenere i negozi chiusi invece che fittarli ad un prezzo troppo basso. I pop-up shop hanno invertito decisamente questa tendenza, a conferma che la crisi a Dublino si è sentita molto meno che in altre città».

Una nuova socialità dal basso
A Dublino l'aumento della povertà urbana è stato particolarmente contenuto, al contrario di quanto invece è accaduto in altre capitali dei Pigs, grazie anche all'azione di charity laiche e religiose (tra cui la s. Vincenzo de' Paoli, presente nella quasi totalità dei quartieri cittadini) capaci di offrire sostegno alle fasce più deboli della popolazione. A cambiare con la crisi sono state soprattutto le modalità di interazione familiare, con l'affievolirsi del tradizionale sostegno tra diverse generazioni anche a causa di uno sprawl urbano che ha molto spesso allontanato le giovani coppie dal centro, costringendole a vivere in sobborghi lontani dal resto della famiglia che risiede in città. Cambiano anche le abitudini sociali, con la chiusura di un numero sempre più elevato di pub negli ultimi anni, secondo gli esercenti a causa del divieto di fumo e dell'inasprimento delle pene per guida in stato di ubriachezza ma anche a causa dell'aumento vertiginoso dei costi. «Alcuni pub in centro sono stati venduti ad oltre un milione di euro - afferma il pubblicitario Kieran Philips - mentre ora il loro valore si è dimezzato rispetto a pochi anni fa».

Tutti questi fattori hanno inciso poco sul fronte della partecipazione civica, che rimane un fenomeno limitato nella capitale irlandese ma in crescita soprattutto sul fronte culturale e della qualità della vita. La partecipazione di artisti e cittadini alla riqualificazione di Smithfield Square ne è un esempio significativo, come dimostra anche The Complex, centro artistico multidisciplinare che è diventato nel corso degli anni un vero e proprio punto di riferimento per l'intera comunità locale, supportato solo parzialmente dal City Council che ha lasciato a metà l'opera di riqualificazione dell'intera zona circostante. Poco lontano da lì, lungo la linea ferroviaria dismessa di Broadstone, i residenti hanno invece dato vita al Lifeline project, che ha trasformato un percorso di circa un chilometro e mezzo in un parco giochi naturale per bambini, studenti e ricercatori, con la creazione di piste ciclabili e un programma partecipato di attività tematiche legate all'utilizzo sostenibile di questo sentiero urbano.

Trasformare la zona nel più grande community garden cittadino, in collaborazione con le scuole e le associazioni di residenti, è l'obiettivo di un'iniziativa supportata sin dal 2009 dal Dublin Institute of Technology (Dit), che ha accompagnato i residenti in un percorso di riappropriazione collettiva del patrimonio naturale del quartiere. «Con la fine repentina del boom economico- spiega David O'Connor, lecturer al Dit - la gente è più interessata a realizzare attività nella zona in cui vive e la forte risposta delle comunità, soprattutto nei quartieri più disagiati, nei confronti dell'azione di tanti community leader che stanno emergendo testimonia una graduale presa di coscienza verso la necessità di auto-organizzarsi per migliorare il proprio quartiere».

Una Dublin poco «smart»
Sia per la scarsa incisività dell'amministrazione locale nella programmazione strategica sia per uno sviluppo economico prepotentemente guidato dal settore immobiliare negli anni del boom (che contribuiva per quasi un quarto all'intera economia locale), Dublino ha puntato poco sull'innovazione per il suo rilancio urbano nell'ultimo decennio. Un paradosso, soprattutto se si considera il contributo dato da Google, Microsoft e gli altri grandi player dell'Ict presenti in città e all'immagine di Dublino come attrattrice di talenti. La situazione è però in via di miglioramento, con una serie di iniziative che stanno rendendo sempre più «smart» la città di Joyce. Oltre alla diffusione del wi-fi gratuito in sessanta punti della città grazie ad un accordo tra City Council e Gowex, è soprattutto sul fronte dei trasporti sostenibili che Dublino sta puntando per rendere la città più interconnessa e al contempo modificare le abitudini in fatto di mobilità dei suoi residenti (come testimoniato anche dal successo di Dublinbikes, il sistema di bike-sharing usato da oltre 70mila dublinesi per un totale di oltre tre milioni di tragitti dal 2009 ad oggi).

La collaborazione avviata nel 2010 tra amministrazione locale e Ibm ha reso Dublino luogo di sperimentazione ideale per innovativi sistemi di ottimizzazione dei consumi idrici ed energetici ma anche di controllo integrato del traffico, attraverso l'utilizzo di informazioni raccolte in tempo reale da una rete di sensori. All'utilizzo interconnesso di dati provenienti da sensori e smartphone è dedicato il progetto pilota Insight, che Dublino sta portando avanti con numerosi partner europei per sviluppare tecnologie e metodologie innovative per una gestione partecipata della risorse strategiche in situazioni di emergenza. «A parte la tardiva introduzione dei biglietti integrati per il trasporto pubblico, delle informazioni in tempo reale per i passeggeri alla fermata dell'autobus e dell'annuale Innovation Dublin Week non ci sono grossi segni di smartness sul territorio - commenta Frank McDonald sull'Irish Times - ma senza dubbio la mappatura digitale della città e le nuove tecnologie ci consentono di vivere la città in un modo diverso se grazie ad esse riusciamo a sapere di più sulle condizioni del traffico o su come trovare la più vicina stazione Dublinbikes».
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