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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

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sabato 13 aprile 2013

Un mega-aeroporto cinese vicino alle cascate Vittoria Sfregio al paradiso d´Africa

Dietro la maschera (già di per se bruttina) dello sfruttamento turistico dei paesaggi più pregiati  si nascondeil volto orrendo del saccheggio neocolonialistico delle risorse naturali del continente più povero del mondo. La Repubblica, 12 aprile 2013
Cinema, negozi e zoo. Obiettivo: 1 milione di turisti. Pechino sfrutterà anche le materie prime ma gli ambientalisti protestano. Lo scalo dovrebbe essere pronto in due anni e sarà il più grande del sud del continente. Allarme degli ecologisti di tutto il mondo

PECHINO - La Cina costruirà un nuovo aeroporto internazionale affacciato sulle cascate Vittoria, patrimonio dell´Unesco tra due parchi nazionali di Zimbabwe e Zambia. Lo scalo sarà il più grande dell´Africa meridionale e punta ad attirare nel cuore della foresta pluviale oltre un milione di turisti all´anno. Più che un aeroporto, si annuncia un mega-centro dello shopping e del divertimento. Con centinaia di negozi, ristoranti, cinema, alberghi e uno zoo che metterà in mostra elefanti, bufali, giraffe e ippopotami per i visitatori ossessionati da foto-ricordo ad alta velocità.

L´aeroporto cinese, in mezzo al Matabeleland, scatena furiose polemiche nel continente africano e allarma gli ecologisti di tutto il mondo. Sotto accusa il nuovo potere di Pechino, che non esita a distruggere i luoghi più belli dell´Africa in cambio di materie prime, facendo affari con dittatori isolati dalla comunità internazionale. Il progetto dello scalo è stato presentato ieri nella capitale cinese e i lavori saranno ultimati entro due anni. Investendo oltre 200 milioni di dollari, finanziati dall´"Export-Import Bank of China", saranno realizzati anche 4 chilometri di superstrada per collegare le piste all´autostrada per Harare, oltre che 100mila metri di piazzole per gli aerei, 20mila metri di terminal e 5 parcheggi. Il responsabile del gruppo dello Jiangsu che si è aggiudicato i lavori, Zhu Haifeng, ha negato che le infrastrutture andranno a distruggere uno degli ecosistemi più fragili e preziosi del pianeta. Le popolazioni locali, ndebele e makololo, denunciano invece l´abbattimento indiscriminato di foreste secolari, il rischio di estinzione per gli ultimi sei rinoceronti bianchi rimasti nel parco nazionale «Mosi-oa-tunya» e il pericolo di impoverimento idrico delle cascate. Gli ambientalisti stranieri sostengono che scaricare un milione di turisti all´anno tra shopping center, alberghi e visite guidate, imporrà la realizzazione di nuove centrali elettriche e un consumo d´acqua capace di abbassare la straordinaria portata di oltre 9mila metri cubi al secondo delle Victoria Falls. Pechino ha già presentato i voli diretti da 5 metropoli cinesi e ha assicurato di aver solo accettato l´invito del presidente Robert Mugabe. Lo Zimbabwe, sull´orlo del collasso economico, non spenderà un dollaro: i costi dell´aeroporto saranno coperti dalla concessione del suo sfruttamento commerciale, da licenze per il taglio di legname e da materie prime. Per i media africani l´annunciata cementificazione cinese delle cascate Vittoria è già il simbolo del neo-colonialismo di Pechino. Il luogo, che gli indigeni chiamano «il fumo che tuona», è stato scoperto dallo scozzese David Livingstone nel 1855, in pieno dominio britannico, che lo intitolò alla regina Vittoria. Da allora non ha più avuto pace. È stato minacciato da un ponte ferroviario e già oggi è preso d´assalto da 300mila turisti all´anno decisi ad ammirare un fronte d´acqua largo 1,5 chilometri e con un´altezza media di 128 metri, il doppio delle cascate del Niagara.

Il governo cinese difende il nuovo aeroporto assicurando che diventerà uno dei motori della ricostruzione economica dello Zimbabwe e che il progetto rientra in un piano più vasto di «valorizzazione dei luoghi più belli del mondo». La Cina si appresta a superare gli Usa e a diventare il primo esportatore di turisti del pianeta, mentre i cinesi hanno già conquistato il primato della spesa per vacanze all´estero. Business che il dittatore Mugabe, che a fine marzo ha incontrato in Sudafrica il nuovo leader Xi Jinping, non vuole lasciarsi sfuggire.

Tra gli africani però cresce la paura di essere riconquistati da una potenza straniera. In Zambia i minatori sono scesi in sciopero dopo che manager cinesi hanno sparato sugli operai in rivolta contro le paghe da fame, il Congo denuncia la deforestazione causata dall´"invasione gialla", in Kenya sale la protesta contro l´inquinamento dei grandi laghi, distrutti da serre e pescicolture cinesi, mentre il presidente nigeriano tuona contro il «neocolonialismo di Pechino che sfrutta le materie prime degli africani per poi rivendere a loro sottoprodotti finiti». Proprio l´aeroporto delle cascate Vittoria, secondo gli ecologisti, diventerà la pista di decollo privilegiata per l´esportazione verso l´Asia delle risorse naturali di Zambia e Zimbabwe.
  
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