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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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domenica 7 aprile 2013

Osoppo: no ad un'espansione industriale fine a se stessa

Un comunicato stampa del Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualità della zona industriale di  Osoppo (UD) illustra le ragioni dell'opposizione ad un consistente ampliamento della zona industriale e le alternative formulate da cittadini e associazioni (m.b.)

La zona industriale di Osoppo e Buja, che è un’opportunità di lavoro e crescita per l’intera zona, si sta trasformando, per cattiva gestione, in una minaccia per i centri abitati di Osoppo, Rivoli e Saletti e per la sicurezza, la salute e l’ambiente.

E' cronaca di questi giorni la notizia dell'approvazione, da parte della Regione, della Variante del Comune di Osoppo che prevede l'ampliamento della zona industriale, già bocciato dai cittadini con 529 osservazioni e opposizioni. Legambiente, il Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualità della zona industriale e il Comitato ARCA hanno elaborato proposte tese a ridurre e rendere sostenibile l'impatto dell'ampliamento, che prevede un avvicinamento al centro abitato dagli attuali 1.200 metri a soli 400 metri, e del previsto tracciato della bretella autostradale Cimpello - Sequals - Gemona.

Si chiede un ampliamento meno esteso e impattante, la creazione di adeguate zone cuscinetto e di barriere di separazione verso  i centri abitati di Osoppo, Rivoli e Saletti, la ristrutturazione delle viabilità Esistenti per realizzare adeguati collegamenti tra le aree produttive della pedemontana del gemonese e del pordenonese in alternativa alla bretella autostradale Cimpello-Gemona, una crescita produttiva e occupazionale basata su ricerca  e innovazione, la certificazione ambientale dell’Area industriale su modello europeo, il riuso e il recupero delle aree e dei capannoni inutilizzati presenti nel territorio, la creazione di un parco agricolo del territorio per la promozione e recupero di produzioni agricole di qualità.



Attualmente la zona industriale ha una superficie di 2.316.125 mq. Con l’ampliamento previsto di 815.000 mq si raggiungerà una estensione di 3.131.125 mq.  Attualmente la zona è sottoutilizzata con una superficie edificata di  441.841 mq, la nuova estensione prevista permetterebbe la costruzione di capannoni per 1.292.457 mq triplicando così la superficie coperta realizzabile rispetto a quella esistente. Adottando un rapporto di un occupato ogni 200 mq si avrebbe la possibilità di insediare attività per un’occupazione di 6.400 unità sui 1.700 occupati oggi presenti: una dimensione del tutto insostenibile e sovradimensionata per il territorio in cui la zona industriale è collocata. Questo senza considerare il recupero delle strutture e infrastrutture che la recessione economica lascia inutilizzate!


Si sostiene, verso l’Opinione pubblica, che l’Ampliamento porterà nuova occupazione, ma se questi sono i numeri c’è sproporzione tra la sostenibilità occupazionale e la tutela della salute e dell’Ambiente.
Questa zona industriale è nata già troppo vicino a centri abitati preesistenti e ad aree di pregio agricolo e ambientale e l’Insediamento è sorto su un “Lago” Sotterraneo che alimenta un acquedotto che serve un bacino di popolazione superiore ai 300.000 abitanti.
Numerosi sono i problemi ambientali irrisolti e che richiedono di essere affrontati alla radice:  presenza di uno stabilimento a rischio incidente rilevante, scarichi in atmosfera non completamente rilevati e indagati, scarichi idrici con una fognatura colabrodo e un sistema di “Depurazione” Degli scarichi industriali basato sulla dispersione nelle falde acquifere e nella zona delle risorgive e sulla loro diluizione, il depuratore sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica, mancanza di una zonizzazione acustica, insufficiente approccio alla questione delle energie rinnovabili e al recupero e risparmio energetico,  mancanza di uno studio di inserimento paesaggistico rispetto agli elementi di pregio ambientale e monumentale anche molto prossime come il greto del Tagliamento, la zona delle Risorgive e il Colle di Osoppo.

Gravi anomalie sono presenti nelle procedure seguite dal CIPAF e dai Comuni di Gemona, Osoppo e Buja ai fini dell'ampliamento di cui si parla ormai da oltre dieci anni.  Anomalie presenti anche nella recente approvazione regionale. Sono improvvisamente decadute, senza che nulla di nuovo si verificasse (anzi in presenza di un aggravamento della crisi economica), le richieste degli Uffici regionali di motivazione dell’Entità dell’Ampliamento. Queste richieste erano state all’Origine della riserva vincolante formulata dalla Regione nel 2009 e avevano determinato la richiesta del Sindaco di Osoppo, ai medesimi Uffici  “Di non dare corso temporaneamente all’Iter di competenza in quanto, su richiesta del CIPAF, si intendono approfondire i contenuti del superamento di alcune riserve”. Questo aveva portato a una sospensione della procedura di quattro anni. Oggi questa richiesta di motivazioni di fatto “Decade”.

Ed è certamente anomalo che nel frattempo, da parte di alcuni industriali insediati nella zona industriale, si sia proceduto ad acquisire terreni agricoli per circa 180.000 mq  che, nel momento in cui divenissero edificabili per insediamenti industriali, triplicherebbero il loro valore.

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