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sabato 27 aprile 2013

Ogni anno 11mila nuovi alberi: il Comune rifà i conti del verde

A cosa serve la pianificazione? A evitare che dilaghino le buone intenzioni infarcite di chiacchiere, come per le leggi sul verde. La Repubblica Milano, 27 aprile 2013 (f.b.)

UN ALBERO per ogni neonato. A ciascuno il suo, con tanto di informazioni alla famiglia sulla sua collocazione. A Milano, dove negli ultimi tempi si viaggia su una media di 11mila nascite all’anno, vorrebbe dire aggiungere ogni anno un’area verde grande come il parco Ravizza. È l’impatto in città della normativa nazionale che impone a Palazzo Marino, come ad altri Comuni con oltre 15mila abitanti, di rispettare il rapporto di una nuova pianta per ogni bimbo nato in città. Un piano piuttosto corposo da gestire, che il Comune sta iniziando ad affrontare. Da capire c’è soprattutto la destinazione più adeguata di questo nuovo verde, trovando gli spazi, dentro o fuori la città.

La missione della legge nazionale è provare a contrastare, almeno in parte, la perdita di zone verdi nel Paese, che secondo l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) è di otto metri quadrati al secondo. La norma esiste in realtà da oltre vent’anni, dal 1992, ma non è mai stata applicata. Fino a quest’anno, quando a febbraio è entrata di fatto in vigore con alcune modifiche. L’obbligo non riguarda solo le nascite ma anche i bambini adottati e il limite di sei mesi dalla nascita (o adozione) per piantumare. Così Milano ha iniziato a fare i conti con tutto questo verde da smistare in giro per la città. La legge è in sintonia con il Dna della giunta: «Lo spirito è in linea con la nostra missione di estendere ogni anno il verde in città», osserva l’assessore al Verde, Chiara Bisconti.

Oggi a Milano ci sono 22 milioni di metri quadri di verde pubblico, 17,79 per abitante, quattro in più rispetto a dieci anni fa. Ma se per un Comune piccolo è tutto più semplice, per Milano inserire ogni anno almeno 11mila nuovi alberi ad alto fusto potrebbe creare qualche problema. «Il rovescio della medaglia — puntualizza Bisconti — è che l’applicazione nei Comuni grandi e ad alta natalità ha qualche criticità che stiamo cercando di risolvere. La città è già abbastanza verde e bisogna trovare gli spazi». L’Anagrafe è al lavoro assieme al Demanio. Le ipotesi sono allo studio. Si sta sondando innanzitutto se dal conteggio totale degli 11mila si possa sottrarre qualcuno dei 7-8mila alberi, per lo più platani e olmi, che l’amministrazione arancione assicura di piantare ogni anno in città. Anche se in realtà, di questi, più della metà, 4.500, sono in sostituzione di fusti malati o arrivati a fine vita e dunque non ex novo. Da individuare ci sono più che altro grandi assi stradali, magari intorno alle tangenziali, che possano accogliere gli alberi che inizieranno a spuntare almeno dopo l’estate. Oppure spingersi fuori. «Magari ragionando su compensazioni in Comuni limitrofi in un’ottica di città metropolitana », aggiunge Bisconti.

Di sicuro c’è che l’Anagrafe dovrà dar conto a ogni famiglia sulle coordinate dell’albero del neonato. Toccherà al Comune provvedere anche a un censimento annuale di tutte le piantumazioni. Inoltre, a due mesi dal fine mandato, nel caso di Pisapia nel 2016, il sindaco dovrà
tracciare un bilancio arboreo tirando le somme sugli alberi piantati nelle aree pubbliche urbane da inizio a fine mandato. A vigilare, promette di pensarci il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, ministero dell’Ambiente.
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