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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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lunedì 22 aprile 2013

Lettera al sindaco di Tertenia (Ogliastra)

entile Sindaco di Tertenia, le Amministrazioni che si sono succedute da molti anni alla guida di Tertenia hanno contribuito vigorosamente...


Gentile Sindaco di Tertenia, le Amministrazioni che si sono succedute da molti anni alla guida di Tertenia hanno contribuito vigorosamente, senza tregua e senza rimedio ad annientare sia l’abitato che il territorio. E lo hanno fatto, indipendentemente dalla fede politica, con spaventosa ostinazione, sostenuti tristemente da gran parte della comunità. Insomma, le vicende del suo paese dimostrano ancora una volta come siano gli elettori, e non solo gli eletti, a determinare la fortuna o la sfortuna dei luoghi e della stessa comunità.

Possiedo varie foto, anche aeree, del territorio di Tertenia. Sono demoralizzanti. Dimostrano prima di tutto l’incapacità di sostituire un mondo felicemente legato al proprio passato con un mondo felicemente moderno. Quella che si vede oggi a Tertenia è una malattia della modernità che, oltretutto, si aggrava ogni giorno di più. Si vede nelle fotografie impietose la disseminazione metastatica – in un territorio e una costa un tempo bellissimi – di costruzioni orrende (ma se fossero belle sarebbe ugualmente uno sfregio), vuote, devastanti. Il paese ha perso ogni traccia della sua fisionomia. Robaccia che trasmette l’idea di un’infezione e ha spogliato la collettività della sua unica ricchezza. Paragoni, gentile Sindaco, le condizioni del suo territorio con quelle di altre zone dove il rispetto dei luoghi ha conservato campagne, monti e coste. Vedrà che, specialmente in altre regioni europee, ma anche in alcune parti della Nazione, le campagne sono campagne, i paesi sono paesi. Vedrà che non si dissemina la propria terra di costruzioni in anarchia. Vedrà che si restaura e conserva con amore e orgoglio. E vedrà che le costruzioni, nei luoghi civili, cercano l’armonia con i luoghi.

Tertenia e il suo territorio sono diventati irriconoscibili e intollerabilmente brutti. Eppure qualcuno si meraviglia oggi a Tertenia (ma anche in tanti luoghi violentati dell’isola) della diminuzione del turismo, di meno gente, di poche “presenze”. Qualcuno invoca la crisi come causa maligna e non ammette che la ragione dell’impoverimento economico – e non solo economico – è nell’atroce bruttezza di quello che anche lei, signor Sindaco, ha favorito.

E per rimediare qualcuno propone ancora più mattoni. Come se un intossicato pretendesse di guarire assumendo altro veleno. Qualcuno è perfino un fiero antiambientalista. La parola ambientalista, apparsa da pochi decenni nel vocabolario, è stata talmente mutata e svuotata di senso che è oggi difficile attribuirle un significato univoco. Così si sente parlare di ambientalismo isterico, di ambientalismo che fa stragi, di lobby ambientaliste (cito una sua dichiarazione, gentile Sindaco, che sarebbe umoristica se non fosse preoccupante), di ambientalisti affamatori, di ambientalismo terrorista e di ogni forma di depravazione ambientalista. Sempre con una nuova accezione negativa.

Mai, di ambientalismo come elementare dovere di chi sta al mondo. Mai, di ambientalismo come normale esercizio di civiltà e coscienza. Addirittura, capovolgendo la realtà, l’ambientalismo sarebbe responsabile della perdita del lavoro e dell’indigenza delle famiglie. L’ambientalismo e non l’uso folle della bellezza dei luoghi, delle risorse dissipate in nome di un feticcio della modernità.

Così, a sentire le sue dichiarazioni, tra i “colpevoli” ci sarebbero, oltre le “lobby ambientaliste”, anche i giudici che ordinano la demolizione di qualche casa. Dimenticando che abusive sono le costruzioni e non i magistrati che ne ordinano l’abbattimento.

Intere regioni sono in mano agli ayatollah del cemento che consumano ferocemente i suoli con la bugia del lavoro che esiste solo nelle promesse. Intere regioni sono state distrutte prima culturalmente, poi materialmente e moralmente. La cultura locale isolana è stata stravolta e confinata nel mirto e nel capretto arrosto mentre si vendeva il suolo dove si era nati. E lei ci racconta di lobby ambientaliste. Sono estremisti o lobbisti in Germania dove puntano a zero consumo di suolo? Estremisti in Francia dove il permesso di costruire è una faccenda seria – più semplice che in Italia, forse, ma incrollabilmente seria – mentre da noi è spesso un patto a due, tra chi amministra e chi imprende? Estremista il Piano paesaggistico sardo che resiste al vano tentativo dei pasdaran del mattone di indebolirlo?

Sarebbero, invece, “saggi mediatori” quelli che decidono di annientare un territorio perfetto cospargendolo di case orribili, di villaggi fantasma, di mattoni e cemento? Quella che si vede a Tertenia sarebbe “urbanistica a misura d’uomo”? Sarebbe “moderato“ chi ha permesso, in cambio di un po’ di lavoro mai ottenuto o durato quanto un sospiro, che venisse dissipata l’unica grande ricchezza del suo paese, ossia le sue campagne e le sue coste, favorendo, oltretutto, l’interesse di pochissimi? “Moderati” sarebbero i masanielli locali che attribuiscono sorprendentemente colpe ai giudici i quali applicano la legge e tutelano la comunità ordinando la demolizione di costruzioni abusive (e non prime case di giovani coppie), una piaga che vede la Sardegna ai primi posti in Italia? I magistrati sarebbero dei prevaricatori?

Sono pagine malinconiche e vergognose quelle della storia recente di Tertenia. E quando il rispetto del Creato viene considerato un nemico da chi governa una comunità, le pagine oscure sono di certo destinate a moltiplicarsi. Mi auguro sinceramente che una riflessione profonda muti radicalmente l’orientamento suicida della comunità terteniese. A Tertenia c’è ancora molto da distruggere. Ma si può capovolgere il senso di questa affermazione e sostenere che a Tertenia c’è ancora molto da salvare.
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