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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 6 aprile 2013

La democrazia diretta non basta

La difficile alternativa che si pone a M5S e la pesante incidenza che la scelta avrà sul futuro dell'Italia. Il manifesto, 6 aprile 2013

Il Movimento 5 Stelle si trova prima del previsto a confrontarsi con il problema del governo nazionale e con le inevitabili divergenze di opinioni e di atteggiamenti fra i suoi 163 eletti alla prima esperienza parlamentare. Divergenze raccolte, amplificate e spesso manipolate da giornalisti e di mezzi di comunicazione. Il M5S affronta, a un livello molto più impegnativo, gli stessi problemi incontrati a Parma un anno fa.

-Una forte accelerazione del passaggio da movimento di cittadini attivi sul territorio a responsabilità per amministrare un importante capoluogo di provincia. A livello nazionale, il passaggio è più difficile: l'approdo in parlamento crea problemi a altre forze politiche ma anche allo stesso movimento. L'esperienza del M5S ricorda per molti aspetti lo tsunami al Bundestag tedesco provocato dai Verdi trenta anni fa. I Grünen non erano solo portatori di contenuti ecologisti e pacifisti. Il rifiuto della tradizionale forma partito e il tentativo di sperimentare nuove pratiche politiche e organizzative aveva creato notevoli difficoltà al nuovo soggetto politico, lacerato a lungo dal conflitto fra le posizioni pragmatiche e quelle più radicali (i realo e i fundi ). Solo gradualmente è stata superata la diffidenza ad allearsi con le altre forze politiche, arrivando nel 1998 alla partecipazione al governo con i socialdemocratici. Anche la Lega Nord, che era stata costruita come movimento alternativo, aveva impiegato cinque anni prima di allearsi, con Berlusconi nel 1994. Il M5S deve affrontare gli stessi problemi in tempi molto più ridotti: per il peso assunto nella rappresentanza nazionale non può più limitarsi ad essere un semplice "strumento" di protesta e partecipazione.

La democrazia diretta può essere sufficiente in aree territoriali limitate o nella comunità on-line. Ma è difficile da praticare nella fase in cui l'impegno si sposta a livello nazionale e diventano necessarie definire strutture e responsabilità organizzative del movimento, al di là delle rete dei collegamenti fra i Meetup. I problemi del M5S sono diventati più complessi per i rapporti di forza fra le principali coalizioni politiche dopo le elezioni. Appare definitivamente in crisi lo schema bipolare fra centrodestra e centrosinistra. Berlusconi ha avuto per la prima volta un forte ridimensionamento dei consensi elettorali e parlamentari. Bersani non è riuscito a cogliere una vittoria che appariva scontata perché si è preoccupato più di rassicurare i mercati e le istituzione europee che di raccogliere e di interpretare la domanda di cambiamento. Il Partito democratico si trova diviso fra l'alleanza con l'avversario di sempre e il tentativo di creare un "governo del cambiamento" che potrebbe ottenere l'approvazione di importanti riforme con il sostegno a 5 stelle. Una possibile riedizione dell'esperienza realizzata in Sicilia che terrorizza però, non a caso il presidente di Mediaset. 

Le divergenze di strategia interne al Pd riflettono due possibili evoluzioni dell'intera politica italiana che fanno emergere differenze anche fra gli eletti, gli attivisti e gli elettori del M5S. I sondaggi hanno segnalato l'esistenza di un segmento non trascurabile (20%) di elettori del movimento di Grillo che sarebbero favorevoli ad appoggiare un governo guidato dal Pd. Una prospettiva che, in questa fase metterebbe in discussione la necessità di costruire percorsi e strumenti alternativi ai partiti per garantire una effettiva influenza dei cittadini sulle istituzioni politiche. Le discussioni fra i parlamentari del M5S evidenziano l'esigenza di ripensare e cambiare pratiche e strutture organizzative. Se questo non avviene, le decisioni politiche sono di fatto assunte solo da Grillo e dallo staff centrale. Il comico genovese, d'altra parte, rappresenta la risorsa fondamentale per mantenere l'unità degli attivisti e garantire una influenza significativa nell'arena politica.
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