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UN'ALTRA MANCATA RICOSTRUZIONE

UN'ALTRA MANCATA RICOSTRUZIONE
Il 6 aprile scorso con l'articolo di A. Perrotti avevamo commemorato il terremoto dell'Aquila del 2009, denunciando gli errori, imbrogli e inadempienze della ricostruzione. Il 24 agosto scorso ricorrevano i tre anni dal sisma del centro Italia, con epicentro ad Amatrice e Accumuli, ma i resoconti negativi di ricercatori e attivisti si ripetono. Segnaliamo a questo proposito l'ultimo numero di Left (23 -29 agosto 2019) che raccoglie una serie di contributi sulla mancata ricostruzione in corso da una parte e l'operato di comitati e associazioni dall’altra. (i.b)

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sabato 13 aprile 2013

La città che teme la spiaggia

Andrea Fabozzi intervista, per il manifesto del 13 aprile 2013, l'autore del piano per l'area di Bagnoli, assessore alla vivibilità nella prima giunta Bassolino: «Bagnolifutura va sciolta, è feudo dei partiti, dice l'urbanista che ha redatto il piano. E Città della Scienza va ricostruita dall'altro lato della linea di costa» 

Un'amministrazione memorabile e il suo prodotto più rivoluzionario. Il ricordo della prima giunta Bassolino è legato alla variante per Bagnoli e l'urbanista che quel piano ha preparato, Vezio De Lucia, ne è il custode. Piuttosto arrabbiato. «Le responsabilità penali - dice commentando il sequestro di ieri - andranno accertate. L'inchiesta della magistratura sembra molto fondata, ma non bisogna distrarsi dalle responsabilità politiche».

Quali sono? 
Bagnolifutura  la società di trasformazione urbana incaricata di attuare il piano per l'area ex Italsider di Bsgnoli] ha finito con l'essere un feudo a disposizione dei partiti. È vissuta in se stessa e ha consentito alle varie amministrazioni - tutte: Bassolino, Iervolino e De Magistris, ciascuna per la sua parte - di disinteressarsi di Bagnoli. Che invece doveva essere uno dei pensieri centrali della politica napoletana. Non voglio prendermela con lo strumento in sé della società di trasformazione urbana, in qualche altro posto sul modello francese ha funzionato. Ma a Napoli ha finito col non dare conto a nessuno e nessuno le ha chiesto conto. Adesso Bagnolifutura va sciolta.

La giunta chiede altri fondi, ma la magistratura ritiene che quelli spesi fin qui siano serviti addirittura ad aumentare l'inquinamento. 
È evidente che il problema non può essere ridotto a una questione di finanziamenti. Il ritardo è immane e insopportabile. Cominciai a occuparmi di Bagnoli esattamente venti anni fa. Non è possibile che sia stato fatto così poco e così male. I paragoni sono sempre difficili, ma il Guggenheim di Bilbao si è fatto, bonifica e museo, in sette anni. No, non è un problema di fondi, ma di cultura della città.

In che senso? 
La città, e per essa la politica e l'amministrazione, hanno sempre visto Bagnoli con l'horror vacui. L'idea di base del grande parco pubblico e della spiaggia non è mai stata condivisa fino in fondo. Dalla classe imprenditoriale e dai costruttori, e si capisce, ma non solo. Napoli non riesce a liberarsi dalla cultura del cemento. Il parco di 120 ettari sarebbe più o meno come Villa Borghese, che fu regalata a Roma quando la città aveva poche centinaia di migliaia di abitanti. Ferrara gestisce un parco di 1.200 ettari. E invece il fior fiore dei sapienti e degli amministratori di Napoli ripete che a Bagnoli non ce lo possiamo permettere.

Eppure la gran parte dei bagnolesi, e dei napoletani, quelli che come dice uno slogan efficace hanno un costume ma non una barca, frequentano quel mare con avidità. Nonostante il fondale e le sabbie restino inquinate, e la colmata sia ancora lì. 
Secondo me questo desiderio non è rappresentato e nemmeno raccolto dall'amministrazione comunale. La spiaggia pubblica non l'accettano. Secondo me, mi auguro di sbagliare ma non lo credo, si sta aspettando l'occasione per rimettere tutto in discussione. L'abbiamo visto ai tempi della Coppa America. Allora sembrava di sentire il sospiro di sollievo, «finalmente ci liberiamo dell'incubo del parco». Il punto è che la politica dovrebbe orientare la città, non può essere a rimorchio di una malintesa opinione pubblica. Se no prevale il peggio. Il primo Bassolino praticamente impose il progetto, ricordo un'assemblea sulla spiaggia nel '94 con i caschi gialli in cui annunciò che avremmo fatto lì il più grande parco pubblico della città. Non prese i fischi, temuti, ma un'ovazione. Lui, operaista, era riuscito a spiegare la nostra idea di risarcimento ai cittadini.

Realisticamente, si può ancora fare la bonifica? 
Assolutamente sì. Niente è perduto, vorrei essere chiaro. L'area è ancora pubblica, il piano è ancora quello, si deve solo decidere di metterlo in atto. Una delle cose fondamentali da fare sarebbe aprire subito i fornici del ponte che collega Nisida. Adesso lì l'acqua ristagna, si dovrebbe riaprire alla libera espansione delle maree. È chiaro che così salta il porto, ma vogliamo difendere l'interesse dei napoletani e il loro diritto alla spiaggia o gli interessi di chi gestisce un porto abusivo?

Ultima domanda, Città della Scienza. Va ricostruita lì dov'è, sulla spiaggia? 
Assolutamente no, per tutti i motivi che ho spiegato. Coroglio deve tornare ad esser la spiaggia dei napoletani, è questo il primo punto del nostro piano, quello in vigore. Città della Scienza crebbe grazie a un cospicuo finanziamento pubblico contemporaneamente all'approvazione della variante per Bagnoli, che non la prevede. Non poteva star lì, ma ci furono appelli di premi Nobel contro l'amministrazione di Napoli. Alla fine si firmò un accordo di programma che prevede che una volta ammortizzati i capitali investiti, Città della Scienza andava demolita e ricostruita al di là della strada. Dove già c'è una parte delle strutture. A questo punto, dopo l'incendio, non vedo il problema. Si ricostruisca più bella e più grande di prima, ma dall'altro lato della spiaggia. C'è tutto lo spazio che serve.
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