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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Gli incendi nella foresta amazzonica, baluardo vitale della biodiversità, contro i cambiamenti climatici e per la sopravvivenza di 30 milioni di persone, quest'anno sono aumentati dell'83% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Bolsonaro ha ripetutamente affermato che il suo paese dovrebbe aprire l'Amazzonia agli interessi commerciali, per consentire alle aziende minerarie, agricole di sfruttare le sue risorse naturali. La distruzione della parte brasiliana della foresta è notevolmente incrementata sotto il nuovo presidente. Nei primi 11 mesi, la deforestazione aveva già raggiunto i 4.565 km quadrati, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (i.b.)

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sabato 27 aprile 2013

Governare col Pdl significa tradire la volontà popolare

Intervistato da Beatrice Borromeo l'autorevole esponente del mondo della cultura, sempre in prima fila nelle battaglie civili, si esprime sulla situazione politica e sugli errore del Partito democratico e del M5S, senza peli sulla lingua: «Un pezzo del Pd dovrebbe trovare la forza di staccarsi dalle ‘larghe intese’» Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2013

Stiamo scivolando verso un governo senza popolo, dove a scegliere non sono i cittadini ma le segreterie di partito. Vedo grossi rischi per la nostra democrazia”. Il professore Salvatore Settis, già direttore della Scuola Normale di Pisa, dopo gli appelli al Partito democratico perché trovasse la forza di dialogare con Grillo e la lungimiranza di convergere sulla candidatura di Stefano Rodotà, riflette sulla scomparsa del protagonista più importante: l’elettorato. “Che non conta più nulla, e quando le decisioni vengono prese ignorando chi vota, il futuro diventa preoccupante. Le conseguenze, potenzialmente, sono molto gravi”.

Professor Settis, mai come oggi l’elettore pare ininfluente, e a gestire i giochi è il capo dello Stato. Ci stiamo trasformando in una Repubblica presidenziale?
Sono convinto che Napolitano non volesse essere rieletto. Ha accettato con riluttanza, pensando che la crisi del Paese andasse affrontata subito. Detto questo, il risultato netto del governo Letta-Letta sarà quello di riconsegnare il Paese a Berlusconi, cioè il contrario della volontà popolare.

Ieri mattina Napolitano ha incontrato il neo premier per due ore. Trova normale che il capo dello Stato, nella scelta dei ministri e nella definizione del panorama politico, abbia tutto questo potere?
La Costituzione, entro certi limiti, lo prevede. Spetta a lui indicare i ministri. Ci sono precedenti famosi in cui le prerogative del presidente permisero di scampare a scelte inaccettabili: penso a Oscar Luigi Scalfaro che impedì a Cesare Previti di diventare ministro della Giustizia. Gli siamo tutti grati per questo. Però concordo con quello che ha scritto Carlo Azeglio Ciampi, cioè che lo spirito della Costituzione, implicitamente, dice che è meglio se il capo dello Stato resta in carica per un solo mandato. Napolitano, ne sono certo, non aveva pianificato tutto questo per accumulare potere, però è successo.

E la responsabilità di questa anomalia è del Pd.
C’è stata una tragica incapacità del Pd e del M5S di dialogare. Era fondamentale, per evitare il ritorno del Cavaliere. Anche Beppe Grillo però ha commesso errori: come quello di non sostenere Romano Prodi, nonostante fosse stato indicato dalle Quirinarie online. Che poi, visti i numeri – hanno votato solo 24 mila persone – non mi pare sia stata un’idea straordinaria.

Pensa che l’intransigenza dei Cinque Stelle sia eccessiva?
Quando non offre alternative, l’intransigenza si chiama movimentismo. Quello di cento anni fa, alla Bernstein: ‘il movimento è tutto, il traguardo nulla’. Non si può procedere così. Bisogna darsi una meta, da individuare nei diritti garantiti dalla Costituzione. E credo che gli elettori di Grillo capirebbero questo ragionamento.

Un’apertura però c’è stata: se il Pd avesse sostenuto Stefano Rodotà, il M5S sarebbe stato disposto a governare insieme.
Vero, in quell’occasione hanno avuto ragione. Infatti mi fa più impressione il modo di procedere del Pd, a zig zag: come si fa a proporre prima Franco Marini e poi Prodi, come se fossero sinonimi ed equivalenti? Per due mesi, poi, hanno ripetuto che non sarebbero mai andati al governo con il Cavaliere. L’elenco di dichiarazioni di Enrico Letta contro Berlusconi che avete pubblicato ieri sembra apocrifo. Il patto di legislatura tra Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola escludeva un accordo con il Pdl: e tradendo quelle promesse hanno perso ogni diritto morale anche al premio di maggioranza, si sono delegittimati di fronte ai cittadini. Alla fine, il bilancio di questa incapacità del Partito democratico e del M5S di venirsi incontro è drammatico.

Cosa succederà ora? 
Per evitare proteste troppo forti dovranno contenere i danni del governo tecnico, affrontare il problema della disoccupazione, arginare il fenomeno dei suicidi, la recessione massiccia, il disastro della scuola e il crollo della cultura. Il problema di fondo è che questa legge elettorale è pessima e non la cambieranno mai, perché conviene a tutti. Il primo esperimento di un listino bloccato e senza preferenze l’ha fatto proprio il centrosinistra in Toscana: i partiti non vogliono più sorprese, solo candidati sicuri che poi obbediscono.

Chi ci guadagna, però, è Berlusconi, non la sinistra.
È lui il vero dominus, basta osservare i suoi larghissimi sorrisi in questi giorni. Come ha scritto Barbara Spinelli, sarà lui a condurre i giochi durante questa legislatura: farà cadere il governo quando gli converrà, aspettando qualche altro passo falso del M5S, e poi si farà eleggere al Quirinale. È un quadro agghiacciante, ma non fantasioso.

Soluzioni? 
Un pezzo del Pd dovrebbe trovare la forza di staccarsi dalle ‘larghe intese’ e adottare una linea più dura, facendosi interprete della scontentezza degli elettori. E poi non dovremmo più accettare che la nostra politica interna sia dominata da un’idea astratta di Europa, dall’euro e dai mercati. Ci sono altri modi per affrontare la crisi: siamo il terzo Paese al mondo per evasione fiscale. Se la combattessimo davvero avremmo più margini di respiro, e potremmo evitare l’abbraccio mortale con B.
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