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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

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domenica 7 aprile 2013

Cemento, truffe e abbandono nel quartiere Parco Adriano

La miserabile eredità dell'urbanistica privatizzata del centrodestra e dei suoi programmi speciali: voragini vuote ovunque, o riempite di roba inutile. Corriere della Sera Milano, 7 aprile 2013 (f.b.) 

Milano Quartiere Adriano - foto F. Bottini
Cemento e fango, grattacieli e abbandono. Il quartiere Parco Adriano, sulla carta quartiere modello a cominciare dal nome, lotta per non rimanere un pezzo di città fantasma. La storia di questa incompiuta s'arricchisce ogni giorno di un dettaglio. Ed ecco il manifesto davanti a uno sterrato reso acquitrino dalla pioggia: «Questa è la nostra piscina». Non è semplice conservare la speranza quando «per prendere un mezzo pubblico devi camminare per un chilometro, quando Atm e la Zona 2 storcono il naso alla supplica dei residenti di far entrare l'autobus 58 nel quartiere», perché «s'allungherebbe il tempo di percorrenza», o quando «non avendo né nidi né scuole materne ed elementari, ogni mattina ti fai in quattro per portare un figlio al nido a Precotto e il più grandicello alle elementari dall'altra parte della città».

Con i loro bimbi le famiglie di Parco Adriano raccontano di aver fatto «saltare gli equilibri dei quartieri vicini. Nidi, materne, elementari, medie sono tutte sature». In quel deserto urbano, dove solo un anno fa le strade hanno avuto un nome, i quattromila abitanti già insediati sono rimasti al buio per tre settimane. Furti di rame a ripetizione e in grande stile hanno spento i lampioni che «ci facevano sentire parte della città». Solo quelli. Per fermare, una volta per sempre, l'assalto ai tombini, gli uomini di A2A hanno dovuto coprire ogni accesso di terra.

Quartiere Adriano - foto F. Bottini
Sono i destini di due PII (piani integrati di intervento) che s'incrociano in questo spazio immenso - mezzo milione di metri quadrati - situata a Nord est della metropoli, al confine con Sesto San Giovanni, dove un tempo sorgevano i grandi impianti della Magneti Marelli. L'idea di trasformare l'area industriale in una città da vivere è del 2001. La convenzione firmata con il Comune di cinque anni più tardi. Due PII, “Adriano-Marelli” e "Adriano-Cascina San Giuseppe”, e diversi operatori. La metà dell'area doveva diventare parco. La crisi ha azzoppato un progetto che a vederlo sulle mappe disegnava la «città ideale».

I residenti sono sul piede di guerra. Voci della richiesta di variante di un operatore, che vorrebbe spalmare le tre torri non ancora costruite in orizzontale (per ridurre i costi) hanno fatto alzare gli scudi: «Case orizzontali, fine del parco» è l'equazione. Ma l'assessore all'Urbanistica, Ada De Cesaris, che ha ereditato questa incompiuta insieme ad altre questioni che scottano in città, spiega che il quartiere un vigilato speciale: «Un operatore ha cominciato i lavori per realizzare il polmone verde. All'altro abbiamo dato un ultimatum». L'altro è il Gruppo Pasini di Sesto. La trattativa prosegue. Il Comune ha «avviato il processo di escussione delle fideiussioni bancarie», ma la partita è delicata. Interesse di tutti non è togliere ossigeno all'operatore. Un fallimento avrebbe ricadute pesanti per il futuro del quartiere, consegnandolo all'immobilità a tempo indefinito.

In via Gassman abitano famiglie di giovani con bimbi piccoli. Nessuno vuole un futuro incerto. Tra le ipotesi allo studio c'è la ricerca di un investitore che possa rilevare la Rsa del Villaggio San Giuseppe, una volta chiuse le urbanizzazioni (impegno che Pasini s'è assunto). Ma l'assessore De Cesaris sta studiando anche l'ipotesi di «intervenire noi direttamente nella realizzazione di questa
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