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giovedì 14 marzo 2013

Via Gluck, Celentano sostiene il vincolo contro il cemento

Indipendentemente dal merito di questa singolare proposta di tutela: ha senso tutelare le periferie in quanto tali? Corriere della Sera Milano, 14 marzo 2013, postilla (f.b.)

La richiesta di un vincolo di tutela sulla via Gluck è già depositato alla Soprintendenza per i Beni culturali e paesaggistici. Ma domenica attraverso il sito www.amicidellamartesana.it viene promossa una petizione popolare che sarà indirizzata al ministro dei Beni culturali. Nei giorni scorsi, intanto, le commissioni Cultura e Urbanistica di Zona 2, decise a far propria la battaglia dell'associazione di quartiere, hanno programmato un sopralluogo in via Gluck, primo passo per uno studio di riqualificazione complessiva dell'area, assediata dal cemento. La proposta al Comune è che l'intero tratto di via, dai civici 11 al 23 e dall'8 al 16, sia inserito nel Pgt tra gli immobili con vincolo di tutela.

Una battaglia che il molleggiato ha dimostrato di gradire. Al 14 della via Gluck egli è nato e cresciuto. Adriano Celentano l'ha scritto in una breve mail indirizzata al presidente del comitato, Pippo Amato, autorizzandolo a «riportare il testo della mia canzone "il ragazzo della via Gluck" nella vostra relazione, a sostegno della richiesta di dimostrare la storicità degli edifici del tratto che coinvolge anche la Via Gluck quali beni culturale e paesaggistici e a testimonianza di un mondo operaio/ industriale/sociale, ormai scomparso». Per la petizione si potrà firmare presso i negozianti che aderiranno alle iniziative tutte le domeniche di svolgimento del Mercatel su la Martesana. La raccolta di firme potrà essere fatta anche online con un modulo che sarà presto pubblicato.

E c'è chi, già, in Zona 2 pensa ad una via Gluck piena di verde, alberi... ma prima di tutto pedonalizzata. Sono novanta metri di strada in tutto. Gli edifici in questo tratto della via Gluck furono costruiti tra la fine dell'800 e i primi del Novecento. Era un borgo di periferia, un agglomerato di case popolari di ringhiera ma cui gli architetti del tempo non fecero mancare ornamenti del primo Liberty, le ringhiere in ferro battuto lavorato, le finestre con i vetri a «cattedrale». «Non hanno caratteristiche monumentali architettoniche di particolare pregio — spiega Pippo Amato — ma sono una testimonianza importante storico-culturale degli insediamenti sorti nelle periferie milanesi in concomitanza con lo sviluppo industriale». La Pirelli cominciò ai primi del Novecento la produzione dei pneumatici per automobili. A Greco, piccolo comune della cinta orientale della metropoli, dalla quale sarebbe stato assorbito nel 1923, la vita costava meno e la via Gluck fu il centro del nucleo abitato dagli operai della Pirelli.

Era un piccolissimo borgo autosufficiente: oggi non ci sono più il panettiere, il macellaio, hanno chiuso l'idraulico e la gelateria. Sono però ancora le stesse «case fuori città...» e «la gente tranquilla che lavorava» cantate da Celentano. E il retrobottega al piano terra, dove Adriano Celentano visse con la famiglia (mamma Giuditta era sartina e aveva il negozio affacciato sulla strada), poi deposito di pesce congelato e dopo ancora panetteria, è tornato all'antica funzione abitativa. L'iniziativa milanese ha dei precedenti: in Inghilterra, la casa dove abitava Paul McCartney a Liverpool in Forthlin Road 20, è stata inserita da tempo tra gli edifici storici da tutelare, a cura del National Trust.

Postilla

“Castelfranco Veneto, 14 marzo 2030 - Il comitato promotore del Parco Distretto Diffuso inoltra all'Unesco la richiesta per il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità di tutto il territorio compreso tra la fascia settentrionale urbana e le colline di Asolo inclusa l'area ex industriale di Caselle, dove rischiano la demolizione alcuni capannoni realizzati con una particolare tecnica di prefabbricati. L'obiettivo è di promuovere e tutelare lo stile di vita di un tempo, quando questa ampia zona era uno dei tanti territori dello scomparso Modello Veneto”. Quello che mi sono inventato qui è un possibile articolo di giornale futuro se, indipendentemente dal merito specifico della tutela di qualche edificio (a quanto pare in sé di scarso valore) passerà il metodo di estendere a tutto ciò che è considerato in qualche modo “tradizionale” il criterio affermatosi a metà '900 coi tessuti storici. In definitiva: se ci sono problemi urbanistici, andrebbero affrontati a viso aperto con quegli strumenti, magari cambiando le regole, e non scimmiottando obiettivi di conservazione degni di migliora causa, che così rischiano solo di essere banalizzati da un uso improprio (f.b.)
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