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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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domenica 17 marzo 2013

Smacchiati i grillini

«Se i partiti lo vogliono possono essere promotori della società civile e della buona politica. Possono tornare alla funzione costituzionale di corpi intermedi, capaci di filtrare, interpretare, rappresentare bisogni e speranze del paese». Il manifesto, 17 marzo 2013

L'elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera e di Pietro Grasso a quella del Senato, sono la prima, importante, inaspettata risposta alla domanda di cambiamento uscita dalle urne. Sono la dimostrazione dello spazio grande aperto dal voto di febbraio per un rinnovamento della classe dirigente.I nuovi presidenti del Parlamento nascono da una scelta dei gruppi di centrosinistra (Boldrini candidata nelle liste di Sel, Grasso in quelle del Pd) e le loro biografie dicono che se i partiti lo vogliono possono essere promotori della società civile e della buona politica. Possono tornare alla funzione costituzionale di corpi intermedi, capaci di filtrare, interpretare, rappresentare bisogni e speranze del paese. E possono restituire, come la giornata di ieri anche simbolicamente dimostra, credibilità e prestigio alle istituzioni repubblicane svilite e asservite, purtroppo per tanti anni, alla legge del più ricco e del più forte. Ce lo racconta l'emozione che ha accompagnato, tra lacrime e applausi, il breve discorso della presidente Boldrini, una riflessione che dà corpo allo spirito costituzionale riassunto con poche parole: «In parlamento sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, ma sono stati costruiti fuori di qui, liberando l'Italia e gli italiani dal fascismo».

Non saremmo arrivati a questa rottura di contenuti, di linguaggio, di volti se non si fossero prodotte le due premesse che l'hanno determinata. Naturalmente e prima di tutto il clamoroso gesto di protesta degli elettori con il voto grillino e, a catena, lo spostamento a sinistra del Pd con la segreteria di Bersani e l'alleanza con Vendola. L'onda d'urto a 5 Stelle ha ridotto a vecchio arnese tutto l'armamentario "tecnico" della realpolitik, attivo fino alla notte di ieri, nel tentativo di tenere in vita candidature di partito preludio al gioco della grande coalizione di governo. Bersani ha tenuto ferma la barra, tra ironie e sguardi di sufficienza, sull'asse privilegiato con i parlamentari grillini. Fino a smacchiarli con l'elezione in senato di Pietro Grasso contro il conterraneo berlusconiano Renato Schifani. Smentendo il vangelo populista del «sono tutti uguali», costringendoli a dividersi e, per alcuni di loro, a scegliere il voto per Grasso. Le voci del Palazzo dicono che Boldrini e Grasso sono due belle bandiere, niente di più. Dicono che saranno presto ammainate perché questa diciassettesima legislatura sarà di breve durata, buona solo a portarci verso nuove elezioni.

Può darsi, ma combattere una battaglia elettorale sotto queste insegne, e le altre che, speriamo con un effetto a catena, si innalzeranno, sarà finalmente una sfida che varrà la pena di agire. Con la passione per i diritti, il lavoro, la difesa degli ultimi, il rispetto delle donne, l'Europa, declinati dalla presidente della Camera, e con la fermezza contro la piovra del malaffare, contro la mafia e la corruzione iscritti nella storia del presidente del Senato.


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