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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 19 marzo 2013

Newsletter da Kigali

Purtroppo l'aggiornamento di eddyburg procede a rilento. Non siamo ancora riusciti a riattivare tutti molti dei bottoni sensibili della homepage né, tra questi, la newsletter. Supplisco per ora pubblicando qui  una lettera da Kigali (Rwanda), mia attuale residenza e sperando così di raggiungere buona parte dei quasi tremila autoiscritti alla vecchia newsletter

Lettera da Kigali

Carissimi e carissime. Per qualche settimana eddyburg it avrà una homepage meno aggiornata e meno attenta agli eventi quotidiani. Mi sono preso una pausa di riposo e di riflessione. Di riposo, dopo un anno abbastanza difficile per la salute fisica. Di riflessione, dopo un decennio nel quale molte cose sono cambiate. Nella mia vita, ma soprattutto nell’Italia e nel mondo. E’ vero che le novità intervenute nel primo decennio del XXI secolo erano state intraviste da tempo da chi aveva lo sguardo attento, ma oggi si sono dichiarate (almeno in me) in tutta la loro profondità e ampiezza. Le nostre azioni (almeno le mie), invece, sono state il sostanziale proseguimento dei paradigmi che hanno costituito il nostro retroterra: a partire dalle speranze degli anni Sessanta del secolo scorso

Questo si riflette anche in eddyburg. Il sito è nato in sostanza alla fine degli anni 90, e da allora ha costituito il lavoro al quale ho dedicato tutte le mie energie. Alcune circostanze mi hanno spinto ad aprire una riflessione a 360° sul sito: la sollecitazione a ripercorrerne la sua storia, intervenuta in occasione dell’attribuzione al sito del premio Silvia dall’Orso. E la riorganizzazione di eddyburg a causa del cambiamento della piattaforma informatica.

Eddyburg proseguirà la sua storia anche durante questa mia pausa di riflessione. In modo certamente diverso che nel passato, per almeno due ragioni: 1. perché mi è sembrato necessario, in questa fase, riprendere la pienezza della responsabilità delle scelte che ogni giorno si devono prendere “sul campo”; 2. perché il mio “campo”, il luogo fisico nel quale mi trovo (Kigali, nel Rwanda), non è tra i meglio collegati alla rete.

Anche adesso, come al solito, mi affido molto a chi mi aiuta in questo passaggio: in particolare a Fabrizio Bottini e a Ivan Blecic, che mi aiutarono a costruire, nelle pagine dell’IUAV, la prima versione del mio sito e nel 1973 a dar forma a eddyburg. E a quanti mi hanno aiutato e mi aiuteranno ancora in questa difficile impresa.

P.S.

Potete utilizzare la finestra in calce a questo articolo (come a tutti gli altri pubblicati su eddyburg, per i vostri commenti. Non vi giuro che vi risponderò, ma certo vi leggerò. e. 
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