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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 7 marzo 2013

Il Rogo di Bagnoli

I nudi fatti di cronaca e le possibili interpretazioni e prospettive del disastro napoletano, in due articoli di Maurizio De Giovanni e Raffaele Nespoli. L'Unità, 7 marzo 2013

Una speculazione edilizia
di Raffaele Nespoli 

Alle 21.40 un allarme scuote la centrale operativa dei vigili del fuoco. Sei minuti dopo le autobotti sono sul posto, ma è troppo tardi. Non c’è vento, non quanto ne servirebbe per creare un fronte di fuoco tanto vasto in soli sei minuti. Eppure l’incendio a Città della Scienza è già fuori controllo. Ecco perché, in attesa che dalla scientifica arrivino risposte certe, l’ipotesi più accreditata sul disastro che ha colpito il polo culturale di via Coroglio resta quella di un incendio doloso.

A ribadirlo è stato anche il procuratore della Repubblica Giovanni Colangelo, ieri con il ministro Paola Severino nei locali distrutti dalle fiamme. Il procuratore non ha escluso che con il passare delle ore si possano acquisire elementi più concreti. Prove «che consentano di indirizzare le indagini verso una direzione precisa». Al vaglio degli inquirenti anche alcune immagini che potrebbero rivelare dettagli importanti. Intanto, ieri, prima che la pioggia spazzasse via ogni possibile traccia, gli investigatori hanno acquisito una serie di campioni prelevati dall’area distrutta. E non si esclude affatto la possibilità di un coinvolgimento della camorra, anche perché è difficile credere che qualcuno possa aver agito senza ottenere prima il consenso dei clan che controllano la zona.

Quello che serve è un movente. A chi fa gioco la devastazione di Città della Scienza? Impossibile stabilirlo, ma diverse piste porterebbero ad un giro di affari di milioni di euro che ruota attorno alla bonifica di Bagnoli e alla vendita dei suoli. E come sempre, quando non ci sono indizi certi, la cosa migliore da fare è guardare alle «note stonate». Dettagli apparentemente irrilevanti che possono creare vere e proprie piste. Un primo elemento che non quadra è nella genesi dell’incendio. Dalle immagini che da subito hanno invaso internet e i social network sembrerebbe chiaro che le fiamme siano divampate contemporaneamente in diversi punti della struttura. La sensazione è quella di un vero e proprio blitz. Come se una squadra fosse entrata in azione dal mare, con le idee ben chiare sui punti da colpire.

Un’altra stranezza emerge poi dai racconti dei vigili del fuoco. Gli uomini impegnati sul posto hanno dovuto combattere per tredici ore prima di riuscire a domare la fiamme. Quasi che a contatto con l’acqua degli idranti il fuoco riprendesse vigore. Questo suggerirebbe la presenza di una sostanza accelerante. Non convince gli inquirenti, nella ricerca di un movente, l’idea di un legame con il premio assicurativo. Così come si esclude un collegamento tra le fiamme e la crisi che attanagliava la struttura, per la quale i dipendenti non ricevevano lo stipendio da undici mesi. Torna allora la pista degli appalti, degli interessi che ruotano attorno alla bonifica dell’area che un tempo ospitò l’Ilva di Bagnoli. Torna alla mente anche un indagine coordinata dal pm Michele Del Prete; tre anni fa si arrivò al sequestro di un appunto con i nomi di tutte le imprese interessate ai lavori di Bagnolifutura. La nota fu ritrovata nell’auto di un esponente di un clan locale.

Sospetti, ombre che si allungano su ciò che resta di un sogno, di una piccola città andata in fumo in una notte. Intanto, l’enorme risonanza dell’incendio ha dato origine a decine e decine di iniziative di solidarietà. Ma anche in questo caso le polemiche non mancano. Sulla rete si moltiplicano infatti gli avvertimenti alla cautela per «alcuni Iban “farlocchi”».

Accanto ad una raccolta ufficiale, organizzata grazie al sito di Città della Scienza, ce ne sono altre che in realtà nascondono delle truffe. Vere e proprie forme di sciacallaggio elettronico. Del tutto reale è invece il falsh mob in programma per il 10 marzo, alle 11, in via Coroglio. Una manifestazione che non avrà bandiere, nata dal passaparola virale creatosi sul web. In attesa che si faccia luce sulle cause dell’incendio è probabilmente il modo migliore per reagire alla distruzione di un simbolo. Sul posto ci saranno anche i dipendenti della struttura.
Per loro un piccolo segno di speranza già c’è, l’assessorato al Lavoro della Regione ha infatti autorizzato la cassa integrazione in deroga fino alla fine del 2013.

Quelle fiamme che non si spengono
di Maurizio De Giovanni 

C’è ferita e ferita. I due colpi che hanno deturpato Napoli, nel terribile lunedì nero, corrono il rischio di lasciare un segno profondo, oltre che nel territorio, nella coscienza dei cittadini: e nella loro fiducia nella sopravvivenza della città.
Da qualche giorno era in corso un dibattito, sul principale giornale locale, avviato dalla lettera di un adolescente che a seguito di una rapina subita aveva dichiarato la propria intenzione di andare via per cercare migliori condizioni di vita. Asseriva, il ragazzo, di non voler nemmeno provare a rimanere a Napoli: che in questo luogo disperato non c’è modo di procurarsi un futuro accettabile. Molti personaggi appartenenti alla cultura, allo spettacolo, all’informazione sono intervenuti asserendo che le cose possono essere cambiate dall’interno, che le forze positive devono restare, per guarire col lavoro e l’onestà le malattie gravi di questa terra.

Il crollo del palazzo della Riviera di Chiaia, e l’incendio, a questo punto evidentemente doloso, della Città della Scienza a Bagnoli costituiscono il più violento e raccapricciante degli interventi nel dibattito. Sia chiaro: si tratta di avvenimenti radicalmente diversi nella genesi e negli effetti, che non hanno in comune che la tragica coincidenza temporale. Ma testimoniano dell’abbandono, dell’incuria e del mancato governo del territorio da parte degli stessi napoletani.

Il palazzo semicrollato appartiene al prospetto nobile che la città propone dal mare, ed era là dagli inizi dell’ottocento. Una delle immagini, per intenderci, che rimanevano negli occhi pieni di lacrime degli emigranti che partivano alla ricerca della speranza, come l’adolescente rapinato si propone di fare oggi. Una costruzione di valore, abitata da professionisti del massimo livello, che ospitava uffici di rappresentanza, a pochi metri dal Consolato statunitense e dal mare. Niente ignoranza, nessun degrado: niente povertà, nessuna mancanza di cultura a giustificare una ritardata segnalazione. A brevissima distanza, il perenne cantiere della linea sei della metropolitana, e la sua profonda camera stagna che impedisce la millenaria discesa a mare delle acque reflue delle colline sovrastanti. Ovvio, dite? Ovvio. Ma nessuno che si sia posto il problema. Ora si discute con preoccupazione dello stato dei palazzi confinanti, che da tempo emettono scricchiolii di avvertimento: come se annunciare una disgrazia fosse sufficiente a prevenirla. La risposta televisiva del vicesindaco Sodano, a un geologo che definiva i termini del problema, è stata: ma lei la vuole o no, la metropolitana? Come se fosse un’alternativa.

Il rogo della Città della Scienza, a quanto appurato sinora, è un’altra cosa. I responsabili sarebbero arrivati dal mare, come un commando della seconda guerra mondiale, e avrebbero completato con cura e precisione il proprio disegno attraverso ben sei inneschi, collocati con la massima attenzione. Colpendo al cuore la Cultura della città, distruggendo un simbolo della riacquisizione da parte della cittadinanza di un’area, quella della ex Italsider, che è un simbolo dello stupro subito dal territorio fin dagli inizi del secolo scorso. Un’area, Bagnoli, di una bellezza commovente nonostante la nuova, profonda ferita.

La Cultura colpita è la risorsa principale di un luogo che di risorse ne ha poche. Napoli è ricchissima di scrittura, teatro, musica, arte: in ogni settore dello spettacolo, del mondo accademico, della letteratura tra i personaggi più autorevoli numerosi sono quelli nati qui. E nella loro espressione, nei linguaggi, nelle luci e nelle ombre, molto deriva dalle peculiarità di una città che nel bene come nel male è profondamente diversa da qualsiasi altra. Sarebbe ora che, dopo aver tanto preso, si pensasse a restituire al territorio diventando finalmente, senza aspettare interventi dall’alto, parte integrante e nutritiva di questa terra.

Le fiamme che hanno divorato in poche ore una delle pochissime strutture culturali moderne corrono il rischio di continuare a bruciare, distruggendo i sogni e le speranze di migliaia di bambini che si sono accostati proprio là a una modalità divulgativa della scienza che altrove è la normalità. Sono fiamme che bruceranno finché non ci si renderà conto che Napoli è una città italiana, la terza per popolazione: che la distruzione della speranza di una generazione è un problema per tutto il Paese, non circoscritto a un territorio limitato. Fiamme che bisogna spegnere immediatamente, perché non distruggano il poco che rimane.
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