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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 14 marzo 2013

Dal basso e dall’alto: se i sovversivismi coincidono

«Il nodo che il movimento M5s deve sciogliere è se preferisce arroccarsi nella purezza dell’estraneità al sistema, oppure se intende cogliere le opportunità parziali che si presentano in un contesto scivoloso come l’attuale per afferrare dei risultati visibili, l'Unità on line, blog "Laboratorio di politica", 14 marzo 2013

La destra ha scatenato una aggressione contro la magistratura. La sua allarmante simbologia che non esita a civettare con i riti della sovversione, conferma una vocazione politica distruttiva che non immagina alcuna riforma coerente della giustizia e minaccia la tenuta delle istituzioni. La provocatoria convocazione dei parlamentari dinanzi al tribunale di Milano in una prova agitatoria contro l’attività di un legittimo organo dello Stato, la minaccia di far saltare il decollo della legislatura, la lettura strumentale dell’intervento del presidente della Repubblica, arruolato in una guerra santa contro i magistrati, si inseriscono in una cieca trasformazione delle convenienze processuali personali di Berlusconi in un conflitto aperto e senza più argini tra i diversi poteri.

Le esigenze ineludibili di ridefinire i confini formali tra le funzioni e le attribuzioni degli organi dell’ordinamento ben poco hanno a che vedere con le scomposte esibizioni muscolari della destra. Non è possibile ridurre questioni istituzionali serie e complesse – peraltro comuni a tutte le democrazie occidentali – in delle oscure trattative per garantire a Berlusconi la fedina penale immacolata. Le elezioni, in uno Stato costituzionale di diritto, non possono tramutarsi in un supremo grado di giudizio che assolve e condanna i capi politici. In questa lunga crisi della democrazia italiana, che rischia di generare una regressione storica del Paese, la destra si conferma come un problema, non certo come un interlocutore credibile per individuare degli sbocchi di innovazione.

Il voto di febbraio consegna un ruolo di straordinaria grandezza ad un movimento nuovo come quello di Grillo, che si trova dinanzi a un bivio: o accetta di far confluire un forte sovversivismo dal basso nella marea melmosa del sovversivismo dall’alto alimentato da Berlusconi oppure assume la responsabilità di condividere con il Pd un percorso concordato, che non comporta necessariamente un governo comune, che almeno eviti il baratro. Se il M5S accarezza la sua anima antisistema non esiterà neppure un attimo ad entrare in sintonia con la destra berlusconiana per accrescere il caos e accelerare l’agonia della democrazia. Se però si insinua tra i parlamentari e i militanti il dubbio vitale che i costi dell’abbattimento del corredo istituzionale sono troppo elevati per essere inseguiti a cuor leggero, qualche credito alla politica forse verrà concesso.
l nodo che il movimento deve sciogliere è se preferisce arroccarsi nella purezza dell’estraneità al sistema, oppure se intende cogliere le opportunità parziali che si presentano in un contesto scivoloso come l’attuale per afferrare dei risultati visibili. La carica costruttiva sempre insita nella politica suggerisce l’adozione di questo secondo stile di comportamento anche ad un movimento che intercetta il disagio e la protesta.Una scelta sta dinanzi al M5S: sovversivismi convergenti verso la catastrofe o consentire il varo di un governo di responsabilità. Tertium non datur.
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