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Norma Rangeri
Dagli scherani del Cavaliere un nuovo insulto alla democrazia
12 Marzo 2013
Articoli del 2013
Ezio Mauro, su
Ezio Mauro, su la Repubblica e Norma Rangeri, sul manifesto del 12 marzo 2013 commentano l'efferatezza del giornoI CAIMANI di Ezio Mauro

UN PRESUNTO uomo di Stato, che ha avuto l’onore di guidare per tre volte il governo di un Paese democratico, ieri ha organizzato una gazzarra davanti al Tribunale di Milano schierando i deputati e i senatori Pdl contro la magistratura che lo indaga per reati comuni e portandoli addirittura a rumoreggiare di fronte all’aula del processo Ruby. La scena finale resterà nelle memorie peggiori del Paese, con i parlamentari in fila contro lo Stato come dei caimani in versione Lacoste, che purtroppo trasformano in piazza l’Inno di Mameli in una marcia antirepubblicana ed eversiva.
L’ordalia finale di un leader soffocato dalla sventura costruita con le sue stesse mani – nella dismisura degli abusi e della corruzione, all’ombra dell’impunità – ha travolto infine i sedicenti moderati della destra, cancellandoli in un’omologazione estremista che annulla ogni autonomia di destino per il Pdl, costretto all’identificazione fanatica col destino padronale, nella vita come nella morte politica.

La verità è che non c’è più politica, in questo salto nel cerchio di fuoco che tutto consuma, compresi (per fortuna) i piani di qualche statista per arrivare ad un governo Pd-Pdl. Ma prima ancora, l’avventurismo berlusconiano brucia ogni ruolo istituzionale della destra, qualsiasi condivisione riformista, persino l’agibilità del Parlamento, che infatti Alfano minaccia di abbandonare come protesta per “l’emergenza democratica”.
Ci aspettavamo che Napolitano non ricevesse al Colle chi dopo aver chiesto udienza al Quirinale trascina il Parlamento in piazza. Ma dal Capo dello Stato Alfano e Berlusconi impareranno che il Quirinale non è un quarto grado di giudizio. Così come dovranno capire che in democrazia non si porta il potere legislativo in strada contro il potere giudiziario. E soprattutto che la legge è uguale per tutti, anche per chi alza la voce perché non può dire la verità sugli scandali che lo avvolgono: e maschera la sua disperazione politica da prova di forza, trasformando un partito in un bullo collettivo, come se la democrazia fosse una taverna.


GUARDIA SCELTA
di Norma Rangeri

Una scena con molti caimani, tutta la guardia scelta del padre-padrone. Marciano compatti verso il tribunale di Milano con l'intenzione di intimidire la magistratura nell'estremo tentativo di bloccare i processi contro Berlusconi, per evitargli, con le prossime sentenze, la probabile interdizione dai pubblici uffici (processo Mediaset e Ruby). I parlamentari del Pdl, in prima fila le facce note più richieste dai conduttori dei nostri talk-show, hanno occupato la scalinata del palazzo di giustizia, sono entrati dirigendosi in massa verso l'aula del pubblico ministero Boccassini, impegnata nelle battute finali del processo per prostituzione minorile (le cene eleganti con Ruby e le altre).
L'adunata milanese avviene in un momento di delicati passaggi istituzionali e di massima confusione politica. E' l'istantanea di un'Italia malata, umiliata per salvare le sorti giudiziarie di un politico. Si assedia un giudice e si tira in ballo il capo dello stato chiedendogli di salvare il paese «dall'emergenza democratica». Che di emergenza si tratti è davanti agli occhi della maggioranza degli italiani, come ha appena dimostrato l'esito delle elezioni. Ma per ragioni che nulla hanno a che vedere con i guai giudiziari di Berlusconi e molto con la crisi che coinvolge i due terzi delle famiglie italiane. E' di ieri il bollettino dell'Istat con la cifra di sette milioni di persone in difficoltà economiche. Una deriva sociale aggravata da una classe dirigente incapace di governo, complice di poteri corrotti. Il centrodestra, i vent'anni di berlusconismo lo confermano, ne porta la massima responsabilità.

Miracolato nelle urne dalla campagna elettorale di Berlusconi, il Pdl sa che il vecchio leader è l'unico, e perciò insostituibile, argine all'emorragia di più di sei milioni di elettori decretata dal voto. Per tenerlo politicamente in vita, i suoi avvocati lo hanno ricoverato tra le pareti dell'ospedale amico, mentre i suoi senatori e deputati tentano l'ultima difesa inscenando la gazzarra sulle scale del tribunale milanese, cantando l'inno nazionale, reclamando un incontro con Napolitano, come se il capo dello stato fosse la Cassazione.

Il Presidente della Repubblica li riceverà oggi, alla vigilia delle votazioni per l'elezione del presidente del senato. Il ricatto è palese: chi tocca il grande inquisito deve sapere che il Pdl trascinerà il paese verso nuove elezioni, e, come antipasto, boicotterà le prime sedute del parlamento giocando la carta "aventiniana".Rinviato negli anni il giudizio penale con leggi ad personam, prescrizioni, legittimi impedimenti arriviamo ai giorni decisivi delle sentenze con l'inedito picco eversivo della marcia contro i tribunali della Repubblica. La crisi democratica non dovrebbe essere l'assillo della sinistra, o di quel che ne resta. E dovrebbero cominciare a capirlo anche i "cittadini" a cinque stelle. Con la destra italiana non si scherza.

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