responsive_m

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

INVERTIRE LA ROTTA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

giovedì 14 marzo 2013

Città della Scienza nell'acciaieria il piano del Comune per la rinascita

La posizione dell’assessore all’urbanistica De Falco: come ricostituire la città della scienza, restituire all’uso degli abitanti l’area dell’ex Ilva e ripristinare la legalità. Il Mattino, 12 marzo 2013
 Si può fare, a patto che ci sia un dibattito, che non si divida, che si faccia presto nella ricostruzione di Città della Scienza. Però l’ipotesi di delocalizzaione all’interno del grande parco di Bagnoli della struttura distrutta dalle fiamme a Palazzo San Giacomo nessuno la nega. Nel senso che è nel novero delle possibilità.

A scriverlo è l’assessore all’Urbanistica della giunta de Magistris Luigi De Falco (la lettera integrale dell’assessore è di fianco). «Il recupero dell’identità di Bagnoli - scrive De Falco - non può prescindere dalla rinascita di Città della scienza, e allora le due cose si mettano assieme, così come il piano regolatore indirizza per perseguire quell’obbiettivo. Con Città della scienza sono andati in fumo anche gli ulteriori quasi cinquant’anni per attendere l’ammortamento dei fondi utilizzati per la sua costruzione, prima di avviare il trasferimento del complesso appena al di là della strada. Ma a questo punto l’occasione va colta».
Cosa significa? De Falco semplicemente si rifà al Prg che prevede la linea di costa libera da Coroglio fino a Piazza Bagnoli quindi senza Città della scienza (e senza colmata) perché diventi la spiaggia e il mare dei napoletani. Non un atto rivoluzionario ma semplicemente l’applicazione della legge. Una riflessione che in questi giorni attraversa la città ed è trasversale: c’è chi è d’accordo, chi teme che lo spostamento possa allungare i tempi della ricostruzione.

Altri ancora, come i dipendenti di Città della scienza possa essere simbolicamente una resa a chi quel rogo lo ha voluto. «Città della scienza va ricostruita subito - scrive ancora l’assessore - non in altri quartieri della città, messa in rete con i gioielli della zona occidentale che motivarono la prima iniziativa della pianificazione urbanistica negli anni del rinascimento napoletano: la Mostra d’Oltremare, le terme di Agnano, con i poli della ricerca e delle comunicazioni (il Cnr, le Università, la Rai), il complesso Ciano, lo stadio San Paolo, l’ippodromo di Agnano».

Un omaggio, se si vuole, al grande sforzo fatto all’epoca di Bassolino sindaco per mano di Vezio De Lucia titolare dell’urbanistica. Il padre della Variante occidentale che così si è espresso sulla materia: «C’è stata la tragedia e tutta ci siamo commossi però questo potrebbe consentire di tornare all’idea originale: la spiaggia e solo spiaggia tutto il resto va via. Ora si possono determinare le condizioni. Sfruttiamo la tragedia in modo positivo per fare la Città della scienza più bella di prima, del resto un pezzo della struttura sta già a monte di Coroglio».

Il riferimento è ai manufatti di archeologia industriale. In particolare l’ex acciaieria il cui rilancio è interamente finanziato dalla Ue. Sulla questione si sono espressi favorevolmente anche Raimondo Pasquino presidente del Consiglio comunale nelle vesti tecnico. E anche le asssisi di Bagnoli che addirittura si stanno battendo per promuovere un referendum comunale.

Al di là del dibattito vale la pena aprire una discussione di tipo tecnico, come suggerisce lo stesso De Falco. «In fumo sono andati anche i 50 anni che restano per ammortizzare i costi di Città della scienza». Ora che i capannoni non esistono più - il ragionamento dell’assessore - ci sono buoni motivi per immaginare anche altro alla luce di una serie di fatti. Se si volesse ricostruire in loco ci vorrebbe una nuova legge dell’ente di Santa Lucia con la quale consentire costruzioni sulla spiaggia. In secondo luogo serve fare la bonifica che da sola costerebbe i 20 milioni messi a disposizione dal governo. In terzo luogo l’escamotage tecnico per tenerla li dove si trovava e spostare in avanti nel tempo la sua delocalizzazione è stato inserire nella mission l’obbligo di recuperare i costi di investimento entro più o meno un secolo dalla sua andata in funzione. Ora quest’obbligo non c’è più.

Show Comments: OR