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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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venerdì 1 febbraio 2013

Sconfitti dalla “sindrome della pantegana”

Nuovo intervento che coglie lacune culturali di una antiquata idea del rapporto città/natura: indispensabile andare oltre l'idea ottocentesca di verde urbano La Repubblica Milano, 1 febbraio 2013, postilla (f.b.)

(foto Corriere della Sera)
È PROBABILE che di fronte a una presentazione “alla pari” delle varie ipotesi, quella di tenere viva una parte dell’oasi nella Darsena come isola avrebbe potuto anche prevalere nell’opinione pubblica. Ma non ce n’è stata l’occasione, e in ogni caso sarebbe stata contrastata. È comunque notevole che la controversia abbia appassionato non poche persone, tra gli architetti, gli ambientalisti, nel mondo politico comunale, sui giornali e soprattutto in rete. Anche chi accetta che “dal letame nascono i fiori” e ha continuato a parlare di “erbacce e rospi”, potrà convenire che se le ruspe portano via il verde spontaneo della Darsena, però l’idea della opportunità e possibilità di oasi urbane di biodiversità si è fatta strada a Milano attaverso questa discussione.
Anche perché — particolare da non trascurare — costano molto meno in termini di manutenzione rispetto al tradizionale verde artificiale urbano.

I rappresentanti dell’amministrazione hanno detto che intendono realizzare nella stessa Darsena, nel suo lembo più occidentale, un’analoga vegetazione per 2.500 metri quadrati capace di attirare l’avifauna. Non sarà visibile e centrale come quella che viene soppressa ora, ma a questo punto è importante che ci provino davvero a farla, e da subito: anche per una questione di coerenza. E poco più a Sud, a poche centinaia di metri, tra i due Navigli c’è una fantastica Cascina semidiroccata in mezzo ad aree verdi non curate da anni, con alberi e cespugli, i rovi dell’abbandono, e una roggia che ha sempre acqua. Si chiama Sieroterapico. Si rifugeranno lì anche le gallinelle e gli aironi? Dipende anche dagli umani, da chi vuole avere nella città spicchi di calma e di biodiversità.

Postilla
L'invito è anche a chi non è particolarmente interessato alle cose milanesi, a riflettere davvero su quanto intuito un po' confusamente dai cittadini a proposito di questo specifico progetto: la natura in città, stavolta davvero ragionando in termini “globali” (l'urbanizzazione del pianeta ecc.), deve essere oggetto di profonda riflessione e trasformazione di prospettive. Quindi anche di modus operandi delle pubbliche amministrazioni, magari sostenuto da apposite leggi, norme, politiche di informazione e animazione, sinergia fra i vari settori (f.b.)
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