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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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martedì 5 febbraio 2013

Ospedale nell’ex area Falck. L’ultimo regalo del Celeste

Sostanzialmente accettato anche dalla sinistra tradizionale di governo, lo sviluppo metropolitano a colpi di mattoni anziché di nuova qualità urbana. Il Fatto quotidiano, 5 febbraio 2013, postilla (f.b.)

Milano. Costruttori vicini a Comunione e liberazione e cooperative rosse. Ma soprattutto le banche, con Intesa in prima fila. Sono i beneficiari di uno degli ultimi provvedimenti di Roberto Formigoni. Un colpo di coda che per la banca che per anni è stata nelle mani di Corrado Passera vale almeno 300 milioni. Il regalo si nasconde dietro alla Città della Salute, il mega ospedale che verrà costruito sull’ex area Falck di Sesto San Giovanni. La struttura riunirà due istituti pubblici di ricerca e cura, il neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori, in un progetto che mette la sanità lombarda al servizio di banche e mattone.

Nel 2011 sull'area di Sesto, la stessa al centro dell’inchiesta sull’ex campione del Pd, Filippo Penati, è stato approvato un piano di intervento faraonico, che prevede un milione di metri quadrati di nuovi edifici, tra residenze, alberghi, uffici, servizi e un grande centro commerciale. Una nuova città da 20 mila abitanti dentro a quello che è già uno dei comuni più densamente abitati d’Italia. Valore di mercato stimato: 4 miliardi. Ma il rischio è grosso: nei tempi di magra del settore immobiliare gran parte di quel cemento potrebbe rimanere invenduto. Il nuovo ospedale è l’elemento che mancava, il volano per tutta l’operazione. E fa niente se tra gli addetti alla sanità qualcuno considera insensata la costruzione di un ospedale che costa 450 milioni. O se la nuova struttura si mangerà 205 metri quadri del parco da 450 che il piano originario aveva già promesso ai cittadini per il riequilibrio delle zone verdi

Non sono certo un po’ di alberi in meno a preoccupare la Sesto Immobiliare di Davide Bizzi, la società che nel 2010 ha rilevato l’area dall’indebitatissima Risanamento che fu di Luigi Zunino. Fanno parte della cordata guidata da Bizzi anche le cooperative rosse del Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna finito nelle carte di un’indagine della Procura di Monza parallela a quella su Penati. Loro non si fanno toccare da questioni di verde o di efficienza sanitaria. E nemmeno le banche che avranno ottime probabilità di recuperare parte di vecchi crediti rimasti bloccati per anni. Intesa, Unicredit e Popolare di Milano, infatti, negli anni d’oro avevano finanziato Zunino a piene mani, salvo poi diventare azioniste di Risanamento per evitarne il fallimento.

È stato sotto la loro regia che si è conclusa la vendita a Bizzi dell’area, operazione che vide le banche stesse investire complessivamente più di mezzo miliardo nel progetto contro i 16,6 milioni di Bizzi e prendersi in pegno tutte le azioni della Sesto Immobiliare a fronte di crediti che a fine 2011 superavano i 400 milioni (oltre 300 quelli in capo a Intesa) senza contare i prestiti diretti ai soci di Sesto. Ben venga, quindi, “l’ospedale modello”, come lo definisce l’archistar che firma il progetto, Renzo Piano, mentre nei piani alti di Palazzo Lombardia lo slogan recita: “Prende forma la sanità del futuro”. Un futuro che fa felice anche la giunta di centrosinistra alla guida di Sesto che si è aggiudicata il progetto dopo un derby con il Comune di Milano. Il sì definitivo è arrivato in autunno, prima della fine anticipata della legislatura, mentre il progetto è stato presentato sotto Natale. Una decisione che come effetto collaterale potrebbe evitare indagini della Corte dei Conti sui 3,2 milioni già spesi per la Città della Salute, quando ancora si pensava di farla a nord di Milano.

La scelta della giunta formigoniana, poi, piace anche ai consiglieri regionali del Pd, mentre il Ccc è già in prima fila per aggiudicarsi i lavori di bonifica, il cui progetto è stato firmato dallo studio di Claudio Tedesi, ingegnere vicino al ras della sanità pavese Giancarlo Abelli. Tedesi ha già lavorato con il defunto Giuseppe Grossi a progetti controversi, come quello del quartiere Santa Giulia anch’esso della galassia che fu di Zunino e finito al centro di un’inchiesta della Procura di Milano per lavori di bonifica mai eseguiti. Nella partita giocherà da protagonista anche la Compagnia delle opere, il braccio economico di Cl che, oltre a Formigoni, in Lombardia ha tra i suoi maggiori esponenti politici Maurizio Lupi, vicino a Bizzi. Il super ospedale, però, non piace a tutti. Il progetto è troppo costoso e monco, visto che manca un polo generalista (inizialmente doveva essere il Sacco). Paolo Crosignani, primario dell’unità Registro tumori ed Epidemiologia ambientale all’Istituto dei tumori, si chiede: “Che hanno in comune oncologia e neurologia? Forse solo la caldaia e la farmacia”. Ma il progetto si farà: la Regione ci mette 330 milioni, lo Stato 40, gli altri 80 dovrebbero arrivare dai privati. Il finanziamento regionale, però, nei prossimi anni peserà sui due istituti pubblici come un debito. Celeste eredità.

Postilla
Ecco, forse sono le ultimissime battute dell'articolo, ben oltre i classici - giustificati - toni un po' complottardi tipici del Fatto quotidiano, a dare il senso agli esiti di tutta l'operazione: investimenti immobiliari anziché in qualità dei servizi sanitari, come si sarebbe potuto fare anche senza alcuna cittadella ospedaliera. Si spera se non altro che coi nuovi equilibri politici auspicabili dopo le elezioni si cominci a riflettere in questo senso. Per i retroscena degli interessi economici in gioco, ovviamente, gli appassionati possono stare tranquilli: cambio di nomi a parte, lo spettacolo è destinato a proseguire. Solo, si spera, più lontano dalle aule dei tribunali (f.b.)
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