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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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lunedì 4 febbraio 2013

L' Avenida de la Ilusion è in Costa Smeralda

Vendersi va bene. Ma almeno una volta il paesaggio lo vendevano come in una boutique, adesso siamo al mercato delle pulci. La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2013

Quatar Quatar , la Costa Smeralda, il nuovo mini master plan. Sarebbe utile un riassunto delle puntate precedenti come per i lunghi sceneggiati televisivi. Ma  qui, per comodità di sintesi,  basta ricordare i vecchi famigerati master plan di taglia larghissima, spazzati via con ignominia (nonostante le regole permissive e scombinate, a loro volta cassate dai giudici).Non sono neppure rimasti negli archivi ma hanno monopolizzato a lungo il dibattito, eccitato dai tentativi di produrre consenso per le mirabolanti prospettive del ciclo edilizio. Del quale oggi, nonostante la crisi senza tregua, è difficile nascondere i guasti. Bastano le immagini di Avenida de la Ilusion –  le migliaia di case vuote schierate attorno al golf di Benalmádena  nella Costa del Sol –, per spiegare il dissesto economico in Spagna e i rischi della bolla globale.
Per questo fa impressione la fiducia verso il mini master plan confezionato per i sindaci di Arzachena e Olbia. Ancora incoerente con le disposizioni del piano paesaggistico corroborato da una lunga serie di sentenze che hanno dato torto ad agguerriti ricorrenti.

Non si può fare quasi nulla di quello che nei disegni colorati simula il futuro radioso di quei lidi. Neppure aggiungendo “un tocco d'Oriente in quel tratto della costa orientale sarda” – com'è  nelle espressioni più temerarie suggerite dagli addetti stampa della Costa Smeralda2, sempre rassicuranti su impatto dolcissimo e rispetto della tradizione non si sa quale.

Evidente l'obiettivo di alimentare il solito groviglio di speranze con il noto programma nebuloso: il  miliardo che sarà investito (chi e come certificherà i flussi di spesa ?), gli alberghi, le villone e le villette “spalmate”, “nascoste nel verde”,  senza spiegare la suddivisone dei 500/600mila mc. (e infatti i conti non tornano). E poi i soliti investimenti aggiuntivi a soccorso (università, trasporti, ospedali), le ricadute dappertutto, fino ai ritocchi da luna park (kartodromo e acquafan) che fanno rimpiangere le terrazze di Marta Marzotto.

Ma finalmente, tra le notizie sulle fantastiche intenzioni della holding con il cuore d'oro, si  ammette che, insomma,  senza un dietrofront delle disposizioni in vigore il progetto della banca d'affari araba sarebbe respinto perché lesivo del paesaggio. 

Ma com'è che un imprenditore avanza proposte in contrasto con le leggi della Regione?  La risposta è nel vento cagliaritano: nei palazzi della Regione dove si cerca affannosamente il modo per domare il piano paesaggistico in funzione delle attese del Qatar.  E' assurdo che le rigorose certificazioni sulla bellezza di un luogo possano essere contraddette per compiacere interessi soggettivi. Ma siamo talmente abituati all'idea di leggi fatte su misura che nessuno chiede al sindaco di Arzachena di spiegare cos'è  “la sinergia  per superare i vincoli del Ppr” evocata nella intervista a «La Nuova Sardegna»  del 31 gennaio scorso. “Una possibilità di cui parlammo già a novembre con il presidente Monti” –  aggiunge,  lasciando intendere incautamente che lo Stato sarebbe pronto a  ricredersi  su  Monti Zoppu o Razza di Juncu  che sarebbero  indegni di tutela perché  lo chiedono a Doha.

Colpisce questa propensione all'inchino: una postura che diventerà definitiva “naturalmente” (“s'arvure torta non s'adderectat prusu” “l'albero storto non si raddrizza più” ) se la Sardegna continuerà a subire i disegni altrui. Occorre  invece allacciarsi alle più  moderne e evolute strategie di governo del territorio. Anche per innovare la ricettività alberghiera in Costa Smeralda.  Ma non con visioni e strumenti novecenteschi. Com'è paradossalmente il decaduto programma di fabbricazione (?) di Arzachena –  degli anni Settanta! –  renitente ad adeguarsi alle leggi della Regione Autonoma ma pronto ad accogliere, tempestivamente e docilmente, i programmi di un emirato. 
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