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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
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mercoledì 13 febbraio 2013

In tavola si cambia: il boom degli orti fai-da-te

Le reazioni diffuse alla crisi economica se non altro dimostrano alcune potenzialità per il territorio, la città, le aree periurbane, da non sottovalutare. Corriere della Sera Lombardia, 13 febbraio 2013, postilla 

MILANO — Meno carne, pesce, ortaggi e frutta in tavola. Più uova, farina, pane, riso e pasta. Sulle tasche dei lombardi la crisi pesa e li costringe anche a cambiare il menu. E nel carrello della spesa non solo si impoverisce la qualità, ma diminuisce anche la quantità, tanto che i consumi alimentari nel 2012 sono scesi del -5,7%. «Sono tagli e rinunce degni di un'economia di guerra», dice Giuseppe Elias, assessore regionale all'agricoltura, esaminando il rapporto di Unioncamere sullo stato di salute del settore. Un comparto «green» che, come spiega il presidente Francesco Bettoni, anche negli ultimi tre mesi dello scorso anno «conferma una situazione difficile»: trimestre negativo per il lattiero-caseario e per le carni bovine, positivo solo per il mercato di suini, cereali e vini, grazie all'export (+6,5% a novembre), che rimane il salvagente per tante aziende agricole, considerato il continuo calo della domanda interna.

Non solo però i lombardi cambiano stile e abitudini a tavola. Infatti, in tempi di portafogli più magri, c'è anche un ritorno del «fai-da-te» casalingo: l'impennata di vendite di farina, uova e burro sta a indicare che le famiglie hanno la tendenza a preparare pane, biscotti, torte e pasta in casa, rinunciando ad acquistarli al supermercato. Così come è boom dell'orto «fai-da-te»: in giardino, o sul balcone, dilagano le coltivazioni domestiche di insalata, pomodori, piante aromatiche, zucchine, melanzane, piselli, fagioli, basilico. E non è tutto: perché, con i consumatori sempre a caccia di sconti e risparmi, da Sondrio a Pavia sono precipitati (-3,3%) gli affari per i piccoli negozi di alimentari, come per fruttivendoli e macellerie; mentre sono volati quelli per i discount (+3%) e per i mercati contadini dove c'è un miglior rapporto qualità/prezzo.

Ma, se le famiglie tirano la cinghia, anche le 50.258 aziende agricole della Lombardia non sorridono. Anche perché, negli ultimi tre mesi del 2012, hanno chiuso 248 fattorie, mentre il 78% degli imprenditori della terra ha già annunciato che non farà investimenti nel 2013. Numeri allarmanti, tanto che l'assessore Elias parla di «scenario preoccupante», mentre il ricercatore Luca Marcora, che ha messo a punto per Unioncamere l'analisi congiunturale del quarto trimestre 2012, spiega che «l'aumento dei costi di produzione e la debolezza dei consumi interni continuano a penalizzare gli agricoltori». E il futuro è tutt'altro che roseo: perché all'orizzonte si affaccia la minaccia di nuove multe europee per il probabile sforamento delle quote latte, perché la siccità che ha falciato (-25%) l'ultimo raccolto di mais, perché chi produce latte, Grana Padano, carne bovina, ortaggi e frutta continua a lavorare in perdita.

Postilla
La spinta verso l'agricoltura fai da te è certamente il sintomo di una crisi, che non è congiunturale ma di sistema. Ma pensare che indichi una soluzione proponibile per l'intera umanità sarebbe come se, ai tempi di Marx, si fosse pensato di uscire dal capitalismo della borghesia proponendo di tornare all'autoconsumo del feudalesimo. E' certamente più difficile pensare (e costruire) un domani che superi il presente anziché riproporre il passato. Purtroppo è l'unica via che consenta di uscire dalla barbarie presente senza ricadere (se pure fosse possibile) in quella dei bel tempi andati
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