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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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giovedì 21 febbraio 2013

Il governo del territorio fiorentino al tempo di Renzi

La protagonista delle iniziative di "perUnaltracittà – lista di cittadinanza" ci invia il suo intervento all'assemblea di ReTe (Rete dei Comitati per la difesa del territorio del 3 febbraio a Firenze. Una utile ed essenziale analisi di una città mal governata

Molte sono le vertenze nate negli ultimi tempi a Firenze in difesa del territorio, inteso come bene collettivo e non come proprietà su cui ha voce in capitolo solo il governo di turno e i grandi portatori di interessi che a lui fanno riferimento. Si tratta di realtà di base che contrastano per lo più progetti di trasformazione calati dall'alto e non rispondenti ai bisogni della popolazione, e che quasi sempre propongono alternative nate dalle esigenze - e perché no dai desideri - di chi quel territorio lo abita. Tutte queste vertenze nascono all'interno di un quadro generale che corrisponde a una modalità di governo del territorio. E ci sono precisi passaggi anche procedurali che rivelano più di altri questa impostazione.

Uno è Il Piano strutturale, approvato in grande fretta nel giugno del 2011, poi sbandierato in tutta Italia nella campagna elettorale per le primarie come l'unico “a volumi zero”. Su questo il gruppo urbanistica di perUnaltracittà ha animato un dibattito cittadino e prodotto anche un opuscolo (qualche copia ancora la abbiamo) e qui non mi addentro nei rilievi specifici. Basti dire che il caposaldo della narrazione ufficiale del PS fiorentino si svuota di significato quando vediamo che i famosi volumi zero si devono intendere rispetto al residuo del vecchio P.R.G. e anche alle aree già convenzionate e non ancora costruite, come Castello e Novoli, per un totale di circa 2 milioni di metri cubi. Che non è zero.

Ma, si aggiunga, se anche fosse rispettato questo lodevole principio, coi volumi zero non si fa pianificazione urbanistica. Ci vuole un'idea di città le cui trasformazioni devono partire dai bisogni e fors'anche dalla vocazione di un territorio. Il che è esattamente quello che manca.

Il Piano eredita le carentissime indagini conoscitive dal vecchio Piano di Domenici mai approvato e le cui insufficienze erano state sottolineate dalla stessa RT; su questa base deficitaria si fonda, per poi non assolvere al suo principale compito: non esprime un'idea di città, non indica una direzione in cui la Firenze di domani debba muoversi. Rinuncia a dare indicazioni per la localizzazione delle funzioni da insediare, non tratta nodi essenziali come il centro storico o le colline, glissa su definizioni che sarebbero essenziali come quelle di invarianti e statuto del territorio, rimandando le decisioni al Regolamento Urbanistico. E invece di nuovo c'è molto bisogno, in una città in cui si è costruito tanto e male e che ha sacrificato altre funzioni al solo turismo e alla moda.

Il Regolamento Urbanistico, a cui quasi tutto è demandato, lo attendiamo ancora dalla fine del 2010. Proprio in questi giorni l'argomento è balzato all'attenzione delle cronache cittadine con anticipazioni fatte alla stampa dall'assessore all'urbanistica. Quel che abbiamo letto ci lascia esterrefatti. L'assessorato ha intenzione di chiedere ai privati che possiedono superfici di 2000 o più mq di fare proposte per una nuova destinazione. Da notare che esistono altre modalità - messe a punto dalla Regione – per "rigenerare" il tessuto urbano degradato, che garantiscono trasparenza, qualità ed efficacia (a LR 40/2011)

Invece si arriva al paradosso che per i volumi privati si chiedono suggerimenti ai proprietari, mentre per i volumi pubblici non c'è neanche uno staccio di proposta. Nessun progetto per il recupero di quel milione di mq dei famosi contenitori dismessi o in dismissione, cioè edifici da recuperare come il vecchio Tribunale, il Panificio militare, l'area ex Gover alle Piagge, le varie caserme dismesse per i quali sarebbe stato invece essenziale capire l'uso e la destinazione, perché il riuso ci piace molto, ma si dovrebbe partire dall'analisi dei bisogni di una città, e non dalle proposte di riutilizzo di contenitori prestigiosi per collocare funzioni remunerative, ma di cui la città non ha alcuna necessità, come le due torri di 14 piani adibite a appartamenti previste alla ex manifattura Tabacchi.

3. Caratteristica del governo di questo territorio è l'assenza di Piani piani di settore e particolareggiati entro cui inserire scelte specifiche. Manca un Piano del Centro storico, un Piano generale del traffico urbano, un Piano della sosta, un Piano turistico aggiornato della città dove ancora vige quello del 1999, tanto per fare qualche esempio.

Così è possibile in piena zona storica concedere all'Hotel Baglioni una deroga e far aggiungere una parte che supera di 6 metri il limite dell' altezza massima prescritta (20 metri). E anche una sistemazione delle piazze che non tiene presente l'assetto storico culturale e ripete tristi moduli ripetuti da S.M. Novella a piazza Annigoni.

E' possibile procede a pedonalizzare zone specifiche senza studiare gli effetti che queste scelte avranno sulla mobilità pubblica e privata. E' possibile progettare parcheggi magari interrati e non destinati ai residenti a macchia di leopardo senza un'analisi complessiva della funzionalità della mobilità complessiva. E' possibile permettere, come è avvenuto nel giugno 2012, l'allargamento degli alberghi anche a locali ad uso residenziale, cacciando sempre di più la residenza originaria dal centro storico di una città pervicacemente votata al solo turismo. Una città frammentata.

5. Nel frattempo, l'Amministrazione ha continuato, come la precedente, a procedere a colpi di varianti urbanistiche al vecchio Piano Regolatore Generale.

E sono addirittura 13 le varianti che la Giunta ha proposto al Consiglio di approvare con un unico atto deliberativo nel maggio del 2012, molte delle quali di grande rilievo urbanistico e sociale.

Con tanti saluti al concetto stesso di pianificazione. Inserire immobili di proprietà comunale in bilancio, con contestuale cambio di destinazione d'uso grazie a varianti urbanistiche che sono una pronta applicazione del decreto "Salva Italia", sottrae a qualsiasi valutazione complessiva una parte importante di pianificazione del territorio. Ogni operazione viene considerata a sé, senza che si tenga conto di equilibri urbani e distribuzione complessiva di funzioni, attivando scorciatoie che rappresentano la negazione del concetto stesso di urbanistica.

Invece di affannarsi a svendere immobili per far cassa, si dovrebbe completare l'analisi di quello che c'è e di quello di cui c'è bisogno, approfittare per correggere e mettere meglio a fuoco molte scelte, come legittimamente richiesto da molteplici componenti della città. E soprattutto non si dovrebbe depauperare il patrimonio della collettività per un presunto guadagno effimero, riducendo gli spazi a uso pubblico e impoverendo il tessuto cittadino di valori ambientali e sociali.

A nulla sono valse le proteste di cittadini, comitati e realtà sociali perché si stralciasse dalla delibera collegata al bilancio la villa di Rusciano, l'ex scuola via Villamagna, il Meccanotessile, la Mercafir, Villa Demidoff e Sant'Agnese.

6. Sulla mobilità brilla l'affaire tramvia: dopo le promesse di cambiamento dei tracciati tramviari rilasciate in campagna elettorale dal candidato Renzi e dopo due anni e mezzo trascorsi inutilmente, vengono oggi riesumati gli stessi tracciati tramviari con gli stessi errori del progetto iniziale degli anni '90.

Eppure i cittadini si sono fatti molto sentire anche su questo e i punti critici delle linee 2 e 3 della tramvia sono ammessi anche dall'amministrazione comunale. Le alternative per una mobilità pubblica sempre su ferro sono state indicate: la tramvia 2 è sostituibile con la linea di metrotreno da Porta a Prato/Leopolda-Puccini-Cascine fino alle Piagge. La linea 3 è evitabile, con grande risparmio di risorse e di consumo di suolo, progettando il metrotreno con le fermate Rifredi-Dalmazia-Macelli-Santa Maria Novella sull'attuale sede ferroviaria. Ma nessun ascolto è stato dato.

7. Del resto, va sottolineato l'uso che viene fatto del concetto di partecipazione. A partire dal presunto percorso partecipativo sul Piano strutturale, ai focus group su interventi specifici (si veda piazza del Carmine e piazza Brunelleschi) che non hanno prodotto modifiche al progetto originario dell'Amministrazione.

Da processi partecipativi, veri o presunti, sono comunque stati esclusi tutti temi più caldi e le decisioni di fondo per il futuro ambientale della città. Si è forse potuto avere un confronto sull'apertura di un inceneritore a San Donnino? O sul famigerato tunnel Tav sotto Firenze? Sulla ripubblicizzazione del servizio idrico? Sulla vendita di Ataf ? Sul futuro di San Salvi? Sull'emergenza abitativa che riguarda fasce deboli di cittadini che non potranno certo comprarsi gli appartamenti di pregio che si ipotizzano alla Manifattura Tabacchi? E il futuro di Castello e della Piana chi lo decide e come?

Insomma i nodi cruciali della città o sono già stati decisi e non messi in discussione anche se c'è un forte dissenso, o sono rimasti nel vago.

8. E invece cosa succede realmente in questa città? Oltre i tecnicismi e al di là delle retoriche renziane, quale impronta si sta lasciando nella storia di Firenze? Succede che le logiche liberiste ne disegnano giorno per giorno contorni e prospettive.

Da una parte c'è la negazione della città pubblica, luogo delle dinamiche sociali della cittadinanza, delle relazioni, dei sogni e dei bisogni di fiorentini, visitatori, migranti, di nuove/i e vecchi/e cittadine/i Dall'altra l'enfasi (e l'investimento) sulla città vetrina, cartolina patinata di un prodotto da offrire sul mercato del turismo ricco. Ecco allora la selvaggia privatizzazione del servizio di trasporto pubblico con 200 "esuberi", la conferma acritica della gestione dell'acqua con ACEA ecc.e del progetto di tunnel dell'AV. Ecco la svendita del patrimonio pubblico, in nome della ricerca di liquidità, ma anche dell'assunto ormai clamorosamente smentito che privato è bello, e così parallelamente si sgomberano le esperienze dal basso più interessanti e innovative come i Conciatori. O si ignorano le problematiche delle periferie, le emergenze della casa o dei richiedenti asilo, mentre si aumenta l'indebitamento per un'urbanistica di lusso (come per via Tornabuoni). E si riduce la scena culturale a un affare per fondazioni e consigli di amministrazione.

Mentre le esperienze più vive delle città contemporanee europee, pur non senza difficoltà e contraddizioni, vanno nella direzione della valorizzazione delle diversità e delle esperienze, della vivacità culturale e del protagonismo sociale, la città del sindaco giovane e brillante si sta incamminando nella sterile direzione della città-prodotto, omologata a standard che stanno alla modernità come McDonald sta al cibo, una città che si troverà domani impoverita delle sue risorse più vitali.

L'hanno capito bene le realtà sociali che si stanno impegnando per una città diversa e che hanno cominciato a connettersi in battaglie comuni a dispetto della diversa origine e natura. Ben 17 di queste realtà attive in città e nella Piana Firenze-Prato-Pistoia si sono collegate in un laboratorio territoriale che abbiamo chiamato “Spazi liberati”. La proposta di Spazi liberati si fonda sulla pratica diretta sul territorio, ovvero sulle lotte e sulle campagne che negli ultimi anni hanno visto “fare politica” dal basso milioni di persone stanche di un sistema politico forte con i deboli e debole con i forti: dalle campagne referendarie per l’acqua pubblica e contro il nucleare a quelle sui rifiuti zero; dalla finanza al servizio della persona, al contrasto alla privatizzazione di sanità, trasporto pubblico locale e servizi pubblici; dal rispetto dei diritti dei lavoratori, dei detenuti, dei migranti; dalla manutenzione del territorio contro la cementificazione e il contrasto alle grandi opere; le occupazioni di case e palazzi abbandonati in mano alla speculazione; la denuncia degli sprechi, del clientelismo e della corruzione. Tutte campagne che hanno come orizzonte comune, in una pratica militante, la costruzione di un' alternativa alla città liberista, e i cui protagonisti ci paice qui riportare: Abitanti a piede libero (PT), Associazione Pantagruel (FI), Comitato No Tunnel Tav (FI), Comitato contro la terza corsia Firenze-Mare, Comitato contro la privatizzazione di Ataf (FI), Comitato San Salvi chi può (FI), Comunità delle Piagge (FI), Coordinamento comitati Ato Toscana centro, Fondo etico e sociale delle Piagge (FI), Forum toscano dei movimenti dell’acqua, Fuori binario (FI), l’Altracittà – giornale della periferia (FI), Lo Sbertoliano (PT), Mag Firenze, Medicina democratica (FI), Movimento lotta per la casa (FI), perUnaltracittà – lista di cittadinanza (FI).


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