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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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venerdì 18 gennaio 2013

"Teorema Venezia" città stremata dal turismo

Un documentario tedesco per documentare il degrado cui il turismo selvaggio ha ridotto la città più bella del mondo. La Nuova Venezia, 18 gennaio 2012 (m.p.g.)

Folla, Grandi navi, caro-case nel lavoro del regista altoatesino Andreas Pichler. Gran successo di pubblico in Germania: «Residenti ribelli, ma rassegnati». Un film-documentario che racconta Venezia e i veneziani, ma che, per ora, hanno potuto vedere solo i tedeschi e altoatesini. È "Teorema Venezia" del regista Andreas Pichler, in prima nazionale ieri a Bolzano, in replica fino a fine mese, ma già proiettato con molto successo in una ventina di sale della Germania, con il titolo "Das Venedig Prinzip". Quello di Pichler è una via di mezzo tra il film e l'inchiesta, su una Venezia che ben conosciamo: la città dai 56 mila abitanti in costante calo e i 21 milioni di turisti in continua crescita. «Venezia è il simbolo di quel che accade se di uno spazio urbano si fa puro business», spiega il regista in un'intervista, «turismo di massa e speculazione immobiliare emarginano le persone, anche se Venezia resta ancora un incredibile viaggio nel tempo». Alle scene accelerate della folla impazzita fanno da contrappunto immagini poetiche di silenzi e tramonti viola e rosa: Venezia senza turisti, pochi giorni, poche ore all'anno. E poi ci sono le scene-choc, come quelle che riprendono le immense navi da crociera.
Due anni di preparazione, uno di riprese: Andreas Pichler ha intervistato, seguito a casa, nei loro spostamenti quotidiani al mercato o in ufficio, una manciata di "veri" veneziani. Tuddy è una vivace e ribelle nobildonna 80enne che si batte per salvare quello che ancora si può salvare della sua città. Pietro è un agente immobiliare che una volta restaurava i palazzi e ora assiste al loro degrado. Flavio trasporta cose e persone per i canali di Venezia. Federica fa la guida. Il film parteciperà al concorso tedesco Dok Leipzig, uno dei più importanti Festival internazionali del documentario. Nato a Bolzano nel 1967, Andreas Pichler ha frequentato la Scuola di documentario Zelig, quindi ha studiato Filosofia e Cinema all'Università di Bologna e Berlino. Nel 2004 ha vinto con "Call me Babylon" il prestigioso premio tedesco Adolf Grimme . Oggi lavora come autore e regista in Germania, Italia, Austria e Svizzera e vive tra Terlano, con la moglie e tre bambini, e Berlino. «Venezia è l'esempio più eclatante del degrado, la città più bella e che soffre dei mali peggiori», racconta il regista, «la conosco bene, ho molti amici e la frequento da anni. Mi piace lo spirito ribelle dei veneziani che fa parte del film, ma in generale manca la volontà di cambiare le cose, anche se la gente è esasperata. I veneziano sono delusi perché i tanti interventi internazionali non hanno portato a niente, sono combattuti tra i loro interessi economici e la salvaguardia della loro città. Sanno che il turismo porta benessere, ma anche degrado: ma i veneziani sono anche combattivi e ribelli, come la Tuddy...».
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