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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 1 gennaio 2013

La torre Cardin. Vendere il presente per tagliare il futuro


Una riflessione che tenta di andare al di là dei due aspetti (lo scempio del paesaggio e quello della legalità) su cui si è concentrata la protesta contro la sciagurata iniziativa dello stilista trevigiano, raccolta con entusiasmo dalle istituzioni della Repubblica. E una domanda: dov’è il progetto alternativo? In calce, qualche link 
L’opinione pubblica nazionale e internazionale è stata investita dalla vicenda del Palais Lumière: il nuovo complesso urbano, circa un milione di metricubi, che lo stilista Pierre Cardin sta ottenendo il permesso di costruire, in margine della Laguna. Il progetto per la realizzazione del quale è previsto un investimento di circa 2,1 miliardi di euro, ha la sua emergenza in una torre alta 256 metri: una struttura, alta 66 piani formata dalla sovrapposizione di più cerchi che uniscono 3 torri, nelle quali sono previsti alberghi, ristoranti, appartamenti di lusso La torre sorgerà come lo sgraziato pennacchio di un complesso urbano che comprende circa 35.000 mq di residenze, 25.000 mq di alberghi e ristoranti, 115.000 mq di servizi, direzionale e commerciale, 60 ettari di area verde e circa 100.000 mq di parcheggi, nonché un vasto groviglio di infrastrutture per la mobilità. Il formaggio nella trappola: una manciata di milioni al Comune per l’acquisto dell’area e la promessa di dare lavoro, secondo i promotori, a circa 10.000 persone per la costruzione e a 4.500 persone una volta costruito il complesso, cui si aggiungerebbero circa 2500 lavoratori dell’indotto. I capitali investiti saranno interamente privati (sebbene non si sappia chi li erogherà) Naturalmente anche il guadagno sarà interamente privato: a Parigi sono già in vendita gli appartamenti e i loft che si prevede di costruire.

La mano pubblica dovrebbe “limitarsi” a vendere l’area di sua proprietà (circa 20 ettari) e, soprattutto, ad agevolare le “pratiche burocratiche” che rendano possibile l’intervento, oggi ostacolato da vincoli e destinazioni alternative. Queste "pratiche burocratiche” comprendono la violazione di leggi statali quali quelle per la sicurezza del traffico aereo e quelle per la tutela del paesaggio (anche quelle “aventi il carattere di norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica” (come la legge Galasso del 1985) , e quella delle prescrizioni della pianificazione paesaggistica e urbanistica vigente il cui rispetto impedirebbe la realizzazione del complesso

Lo scempio del paesaggio e quello della legalità

I numerosi articoli e appelli che si sono levati contro l’iniziativa si sono quasi esclusivamente concentrati su due aspetti dello scempio: quello paesaggistico e ambientale: (l’inusitata altezza della torre, il vulnus visivo operato sulla skyline dei margini lagunari, l’incidenza del complesso sul delicato assetto geomorfologico e idraulico del bacino lagunare), e quello della legalità. Quest’ultima è stata violata in primo luogo dal Presidente della Repubblica il quale come la stampa locale ha più volte riferito senza essere smentita, è intervenuto, per far sì che venissero rimossi i vincoli che impedirebbero la costruzione della torre nell'area prescelta. L'abbandono, da parte del massimo garante della legittimità costituzionale, delle regole che governano i rapporti tra le istituzioni e i loro strumenti nel campo del governo del territorio è sembrato - non solo a noi - uno degli elementi più gravi della vicenda dell'intervento immobiliare dello stilista franco-veneto. Esso ha suscitato, fortunatamente, anche le critiche di associazioni come Italia Nostra e di personalità come Carlo Ripa di Meana, che proprio su questo punto si sono appellati ad altri giudizi, più neutrali rispetto all’evento – e forse meno conquistati dall’ideologia della crescita.

Ma l'argomento meriterebbe un'analisi più attenta di quella che i media gli hanno dedicato anche per altri aspetti, rimasti in ombra, mentre sono decisivi per il futuro dell'area veneziana. Mi riferisco all’enorme spreco di risorse – e in primo luogo di territorio - che la scelta sciagurata degli amministratori di Venezia - ivi compresi i pavidi rappresentanti della sinistra radicale e ambientalista hanno compiuto.
Un gigantesco spreco di territorio 

Sembra che nessuno si renda conto che abbandonare qualche decina di ettari alle iniziative immobiliari del magnate franco-veneto significherebbe non solo compiere uno spreco gigantesco di risorse pubbliche ma con ciò stesso impedire interventi essenziali per riorganizzare in modo corretto e lungimirante una vasta porzione dell’area Veneziana : una porzione strategica per la sua posizione (tra le città di Mestre, Marghera e Venezia, la Laguna veneziana) e per la gigantesca dotazione di spazi, in gran parte di proprietà pubblica, abbandonati o in via di abbandono, riccamente infrastrutturati (e pesantemente inquinati). 

Benché la riutilizzazione del vasto territorio sottratto alla Laguna nei primi decenni del secolo non sia stato ancora definita da nessun atto di pianificazione comunale esso ha conquistato nello spazio e nel tempo un ovvio destino: quello di essere il luogo da bonificare, rigenerare e ricostruire (nel rispetto dalle testimonianze del lavoro dell’uomo nella fase più crudele del capitalismo industriale) come localizzazione dei nuovi spazi ed edifici necessari per soddisfare i fabbisogni sociali (spazi e sedi per una produzione diversa, edilizia per la residenza a prezzi controllati, per i servizi pubblici e le altre attività pubbliche e per quelle economiche), che per le loro caratteristiche non possono essere ospitate nell’edilizia storica o nelle residue aree di territorio lagunare ancora sopravvissuto alla rapacità degli investitori immobiliari e dei loro affabulanti facilitatori.

L’alleanza egemone e la sua strategia 

C’è in realtà un’alleanza, almeno implicita, tra chi favorisce o accetta un intervento, quale quello di Cardin, che impedisce ogni diversa utilizzazione dell’area di Porto Marghera, e chi si propone di rendere edificabili le aree rurali ancora intatte tra la Laguna e i fiumi. Quest’alleanza è parte di un più vasto intreccio di interessi (sociali, economici, politici), la cui forza non è solo nella somma degli interessi coinvolti, ma nel fatto di proporre una strategia, un disegno di futuro per l’area veneziana facilmente comprensibile dalla maggioranza dei cittadini: una strategia e un disegno che offrono “crescita e “sviluppo”, e di conseguenza maggiore ricchezza per tutti, facendo leva sulla valorizzazione mercantile di Venezia ottenuta dissipando nell’immediato il patrimonio accumulato nei secoli.

Una “valorizzazione” in cui tutto si lega: dalle operazioni immobiliari dei Benetton e dei Prada nella città storica alle nuove speculazioni al Lido di Venezia, dal mirabolante Palais Lumière di Cardin dalle torme di turisti “mordi e fuggi” gettate nelle calli e nei campi da Grandi navi sempre più capaci e frequenti, fino alle offerte di facili occasioni d’investimento immobiliare nelle new cities sul bordo della Laguna o sulle rive del Brenta (per l’economia di carta non serve edificare, basta la promessa di futura edificabilità). Tutto si tiene. E si scopre quanto sia fragile (sebbene benemerito e, allo stato degli atti indispensabile) l’argine eretto con l’appello alla difesa della bellezza e della legalità. 

 Si scopre insomma, una volta ancora, quanto all’attuale galassia delle voci che tentano di contrastare nei suoi mille episodi la marcia trionfale della “città della rendita” e della società del “finanzcapitalismo” manchi un progetto di società e di città capace di aggregare un’alleanza più solida di quella attualmente egemone.


Link

 su eddyburg (vecchia e nuova edizione) trovate numerosi articoli sull'argomento. Nella vecchia edizione vi segnaliamo i seguenti: Italia nostra – Venezia, Il PalaisLumière, un altro  tentativo di sfregio, Paola Somma, Effetti collaterali= Danni premeditati, Sergio Pascolo,  Un quartiere Cardin a Porto Marghera,Vittorio Gregotti, dalla Torre di Cardin al Fontego dei tedeschi,  Salvatore Settis, La distruzione di Venezia, tra meganavi e grattacieli, Edoardo Salzano, Le radici della Torre. Gli articoli più recenti li trovate nella cartella Venezia e la Laguna. Vi segnaliamo infine l'eddytoriale 155.

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