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Il contratto di governo Lega-M5S in materia di migrazioni: ricacciamoli nel loro inferno! Si punta tutto sui “centri di permanenza per i rimpatri” da cui poi espellere i migranti usando le risorse dedicate all’accoglienza. (i.b.)

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DAI MEDIA

lunedì 7 gennaio 2013

Due vittorie per il territorio veneto

Festeggiamo due buone notizie. Ma ancora una volta contro lo scempio del territorio deciso dalle pubbliche amministrazioni si sono dovuti muovere cittadini e associazioni. Scritto per eddyburg, 7 gennaio 2013 (m.p.g.)
L’anno 2012 si è concluso con due importanti risultati a favore del paesaggio agrario trevigiano e dell’agricoltura: il primo relativo al progetto per un insediamento “agroindustriale” nel territorio di Barcon di Vedelago in cui era previsto l’insediamento di un grande macello e di un edificio per la lavorazione finale della carta (igienica e/o per consumo domestico) su una superficie di 970.000 mq con escavo di oltre 2 milioni di mc di ghiaia (denunciati) su un area coltivata dell’alta pianura. Il progetto prevedeva, tra l’altro, la edificazione di un fabbricato emergente per oltre 60 metri dal livello di campagna, ben emergente sullo sfondo della vicina Villa Emo, progettata da Antonio Palladio e sito UNESCO; l’area vasta è definita dal vigente Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento “a vocazione agricola” ed è già, purtroppo, in parte compromessa da profonde escavazioni di ghiaia. Sollevazione popolare, manifestazioni, raccolta di oltre 3.000 firme contrarie, impegno delle Associazioni, Italia Nostra capofila, hanno portato alla bocciatura del progetto in Consiglio Comunale con conseguente rottura delle alleanze partitiche, dimissione della maggioranza dei consiglieri e quindi del Sindaco che si era ferocemente battuto per la realizzazione del progetto. Vedelago andrà a nuove elezioni in primavera e sicuramente avrà una diversa direzione ed un diverso atteggiamento verso la tutela del suo territorio.


Il secondo, ma non per importanza perché riguarda un’area posta all’interno del Parco Regionale del fiume Sile, è una storia esemplare di mancanza di tutela ambientale da parte degli Enti (Comune ed Ente Parco) che dovrebbero esserne i primi tutori. L’Amministrazione Comunale di Morgano, (il Comune gode del bellissimo insediamento della piazza settecentesca di Badoere) decide che la frazione che ne dà il nome ha bisogno di un nuovo insediamento residenziale; la frazione è posta tra due rami del fiume Sile, quasi una isola, è interamente all’interno del Parco Regionale del Sile ed ha, e continua ad avere, una lottizzazione in cui sono già state realizzate le opere di urbanizzazione primaria ma non gli edifici poiché di questi non c’è richiesta. Questo non interessa all’Amministrazione: si dispone una Variante al Piano Regolatore vigente e si convince l’Ente Parco a predisporre una Variante specifica al Piano Ambientale, che viene regolarmente adottata, pubblicata, osservata e, alla fine, inviata alla Regione per la definitiva approvazione. L’ampliamento residenziale è previsto su un’area agricola in parte occupata da un piccolo bosco di piante indigene, ben curato e aperto al pubblico a cura dei proprietari, attiguo a un vivaio specializzato di specie autoctone lasciate a crescita spontanea; il resto ospita una coltura orticola di pregio (radicchio rosso di Treviso). L’area ha tre proprietari, in parti praticamente eguali, di questi uno non è stato informato, forse per sua disattenzione, della Variante proposta ed un secondo (bosco e vivaio) in quel periodo aveva altre gravi preoccupazioni: una malattia incurabile che ha colpito la moglie causandone la morte.

Nel frattempo l’iter della Variante prosegue: l’istruttoria regionale l’approva con prescrizioni e viene sottoposta al parere della Commissione Consigliare competente. Informata del problema Italia Nostra chiede di essere ammessa alla discussione, informa che l’area è riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e ottiene la sospensione della seduta e l’impegno ad eseguire un sopralluogo da parte dei Consiglieri Regionali, ben consapevole della difficoltà di bloccare la pratica ormai giunta alla conclusione. Interventi sulla stampa anche a diffusione nazionale, sulle televisioni (RAI1 e RAI3 oltre alle locali), ordini del Giorno del Consiglio Provinciale, deliberazioni delle associazioni dei coltivatori, altri tre sopralluoghi, hanno infine permesso di giungere al voto finale del Consiglio Regionale: 25 contrari, 4 astenuti ,1 favorevole.
Quel pezzo di terra è salvo e resterà destinato all’agricoltura.
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