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EDDYBURG - LAVORI IN CORSO

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lunedì 3 dicembre 2012

Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale


Mi era sfuggita questa piccola riflessione dall'"Amaca, la Repubblica, 28 novembre, essenziale e lucida nello spazio di poche righe. Per fortuna l'ha ripresa il sito di gruppocinqueterre.it.

Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale. Che questa crisi non finirà mai: nel senso che questo sistema produttivo, questa organizzazione del lavoro, questi modelli di consumo hanno concluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questo è vero – se, cioè, la crisi è davvero “strutturale” o “di sistema” come dicono in parecchi – chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o si sente in dovere di dare conforto.

L’agonia di un sistema – o di una civiltà – fa comunque parte della fisiologia della storia umana. La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, è dove sono, nel mondo e Italia, i semi della società futura e di una nuova economia; dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più); quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo. Se fossi un leader politico cercherei in tutti i modi di scovare queste energie, organizzarle, metterle in rete. La grande utopia, per la politica di oggi, è provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare, come è quasi sempre accaduto, il passaggio d’epoca.
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