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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 25 dicembre 2012

Per la bellezza

Appunti per chi si candida a governare - si spera con qualche radicale diversità dagli ultimi e dai penultimi. L'Unità, 24 dicembre

Ad ogni pioggia appena più forte mezza Italia viene giù facendo vittime e sottraendo ai nostri paesaggi parti bellissime. Ma la legge sulle Autorità di Distretto, voluta dalla UE, giace nei cassetti. Né fa passi avanti un piano (anche del lavoro, segretario Bersani, anche del lavoro!) per la “ricostruzione” di colline e montagne che franano, smottano, colano a valle. Poi c’è il flagello degli incendi a “cuocere” insieme boschi e terreni con incendiari prezzolati dagli inesausti speculatori. Ma i Vigili del Fuoco, amati dagli italiani per solerzia e cortesia, hanno mezzi e remunerazioni indecenti. Nei centri storici – finora per lo più conservati – si stanno insinuando politiche di demolizione/sostituzione, laddove gli edifici non sono vincolati dalle deboli Soprintendenze (a Roma dentro la medioevale, centralissima Tor Sanguigna hanno lasciato infilare una pizzeria). Il consumo di suolo divora zone agricole. Si invoca tanta edilizia, i Comuni tamponano le falle dei bilanci ordinari con gli oneri di urbanizzazione, e la gente muore, a Palermo o a Ischia, sotto il cemento abusivo.

Il dolente catalogo potrebbe continuare. Tanto sono stati inetti, volti a privatizzare il patrimonio pubblico, ministri come Urbani, Bondi, Galan e, de profundis, Ornaghi, che il prossimo governo dovrà “ricostruire” – attorno all’articolo 9 della Costituzione, sempre sottolineato da Napolitano – il Ministero creato nel 1974-75, con giustificate ambizioni, da Giovanni Spadolini “per i Beni Culturali e Ambientali”, dovrà ridurre un corpo centrale rigonfio, ridare ruolo e personale tecnico alle Soprintendenze territoriali di settore. Per quelle ai Beni architettonici, le pratiche edilizie sono diventate talmente tante che ogni funzionario dovrebbe essere sbrigarne almeno 5 al giorno (andando però sul cantiere rigorosamente in bus o in tram), col picco di 79 pratiche giornaliere per ogni tecnico a Milano. Una impotenza grottesca. Così trionfano affaristi, speculatori, abusivi di tutta Italia.

Ecco perché alla Camera e al Senato la rappresentanza di parlamentari dotati di cultura paesaggistica, ambientale, urbanistica, storico-artistica non può, non deve ridursi, ma anzi essere potenziata. Soprattutto nel Partito Democratico. I Verdi vengono dalla crisi infinita consumatasi con Pecoraro Scanio e tendono a sciogliersi, come l’IdV, negli Arancioni. Ben venga da loro un forte impegno per la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, ricchezza d’Italia tanto declamata a parole quanto intaccata o minacciata di essere trattata come “il nostro petrolio” (frase storica del ministro Mario Pedini, Loggia P2). Ma il cuore della ripresa, della ricostruzione morale, culturale, ambientale sarà il Pd. “Rifare l’Italia”, incitava Filippo Turati subito dopo la guerra mondiale esortando con illuminata passione al rimboschimento della montagna, contro il disastro delle alluvioni. Ci sono uomini e donne giovani, o giovani mature, nell’area del Pd, che gli anziani come me hanno visto crescere al fuoco delle lotte per la tutela del Belpaese, dotate degli strumenti necessari. Sarebbe grave se il partito dei progressisti ne sottovalutasse ruolo e importanza.
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